Via Lewandowsky – Korrekturen-Correzioni

Roma - 11/06/2014 : 14/09/2014

I lavori di Via Lewandowsky ruotano costantemente attorno ai temi della non visibilità e della scomparsa, della costruzione tramite decostruzione, della simulazione attraverso l’inganno, dell’aura e del disincanto.

Informazioni

  • Luogo: CASA DI GOETHE
  • Indirizzo: Via Del Corso 18 - Roma - Lazio
  • Quando: dal 11/06/2014 - al 14/09/2014
  • Vernissage: 11/06/2014 ore 19,30
  • Autori: Via Lewandowsky
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: 10.00 - 18.00. Chiuso il lunedì
  • Biglietti: Ingresso € 5,00, ridotto € 3,00

Comunicato stampa

Via Lewandowsky lavora sullo spazio della Casa di Goethe e gli oggetti qui raccolti, che rimandano alla presenza del poeta

Cosa rende così affascinanti queste stanze più volte ristrutturate e restaurate, e che ormai non hanno molto in comune con il luogo in cui un tempo Goethe soggiornò? Quali elementi dell’architettura e dell’arredo ci danno oggi la certezza di essere nel posto giusto? Quali sono le cose che infondono vita a questo spazio così essenziale, sobrio, e che permettono al visitatore di farsi un’idea di una situazione oggi non più visibile? Oppure la scabra essenzialità e i rari rimandi costituiscono proprio il presupposto per percepire un’autenticità a cui poter credere? Perché se ormai sono solo le mura e le finestre a contrassegnare questo luogo come dimora di Goethe, la percezione e la comprensione di un tale luogo non dipende dalla sua realtà attuale.
I lavori di Via Lewandowsky ruotano costantemente attorno ai temi della non visibilità e della scomparsa, della costruzione tramite decostruzione, della simulazione attraverso l’inganno, dell’aura e del disincanto. Nella sua opera la produzione di autenticità diviene il presupposto di una realtà che di fatto non c’è. Rimandi e modelli diventano in tal modo elementi probanti e i reperti autentici si fanno commenti, note, osservazioni. Al centro del gioco con la veridicità si trova un’artificiosità che interroga il significato dell’essere autentico. In una città in cui l’eccesso di autenticità a volte fa sorgere dubbi sulla veracità stessa, si comincia a guardare alla realtà come a una finzione. Tutto ha a che fare con tutto.


Non essendo Casa di Goethe un museo di arte contemporanea, ogni esposizione di questo genere nelle sue stanze diventa un commento al tema del museo goethiano. Se ogni opera d’arte esposta viene letta come parte di un discorso su questo luogo, allora ciascuna opera è in grado di ampliare, per mezzo di strategie artistiche, il contesto filologico dell’esposizione, nel momento in cui propone un ulteriore sguardo, fittizio e artificioso, su Goethe e sul suo periodo romano.
Le ‘correzioni’ del titolo sono interventi che agli enunciati filologici e obbiettivi giustappongono, negli spazi esistenti, variazioni artistiche e sovrapposizioni di modelli. È lo stesso spazio espositivo ad essere studiato ed esposto. L’aspetto attuale dell’antico luogo di soggiorno goethiano è sottoposto a una verifica: la finzione della presenza di Goethe viene indagata nel momento in cui si lascia chiaramente collocare nel contesto dei pezzi esposti e del luogo espositivo, ma al contempo rimanda a un’origine artistica. Gli artefatti così composti vengono commentati e analizzati. A differenza delle vere e proprie contraffazioni, gli artefatti sono riconoscibili in modo evidente come falsi. Non tornano necessariamente al tempo storico, bensì trasportano nel presente la rappresentazione della storia. Questa autenticità, così corretta, diventa quindi un gioco narrativo tra le leggende fittizie e le nuove interpretazioni che si creano.
Via Lewandowsky (*1963 a Dresda) vive a Berlino. Ha ottenuto fama internazionale grazie alla sua partecipazione alla documenta IX a Kassel nel 199, ma anche per l’allestimento di un “Bombenteppich” (tappeto di bombe) nel 2003 al Ministero federale della Difesa. Lavora con mezzi diversi, tra cui disegno, performance, pittura, istallazioni, oggetti e fotografia. In molti dei suoi progetti Lewandowsky si riferisce a ciò che è andato perduto, ma che si può ancora ricuperare e rappresentare. Approfondisce l’approccio collettivo alla storia contemporanea. I suoi lavori sono stati esposti in Europa, Asia e America. Numerosi premi, tra cui Art Space, Sydney (2003), Kritikerpreis (2005), borsa di studio Bejing Case, Peking (2005), Villa Aurora, Los Angeles (2008). Nel 2011 è stato borsista di Villa Massimo a Roma.