Vera Portatadino – Topografia Sentimentale

Informazioni Evento

Luogo
CHIOSTRO DI VOLTORRE - MUSEO D'ARTE MODERNA
Piazza Chiostro 23, Gavirate, Italia
(Clicca qui per la mappa)
Date
Dal al

Venerdì 15.30–18.30
Sabato e domenica 10.30–12.30 / 15.30–18.30

Vernissage
03/10/2026

ore 11.30

Artisti
Vera Portatadino
Generi
arte contemporanea, personale

Il Chiostro di Voltorre, splendido complesso medievale risalente al XII secolo a Gavirate, Varese, ospita Topografia Sentimentale, mostra personale di Vera Portatadino.

Comunicato stampa

Il Chiostro di Voltorre, splendido complesso medievale risalente al XII secolo a Gavirate, Varese, ospita Topografia Sentimentale, mostra personale di Vera Portatadino. L’artista per l’occasione si concentra sul suo rapporto con il luogo d’origine, dando vita a una serie di opere la cui materialità scaturisce dall’estrazione di pigmenti, terre ed essenze ottenute attraverso la lavorazione di piante e terricci locali, raccolti in giardino o lungo le coste lacustri. Il suo immaginario evoca la relazione intima e corporale con il giardino, i laghi e i prati del Varesotto. Un luogo non è mai soltanto un luogo: è una presenza con cui confrontarsi, una materia che nel tempo si trasforma e ci trasforma. Tornare significa misurare la distanza tra ciò che eravamo e ciò che siamo diventati. È un viaggio che dura una vita, una sorta di percorso psicanalitico in cui il ritorno non coincide mai con il ritrovamento dell’origine, ma con la sua continua riscrittura.

“Impegnandosi un po’ si può, forse, tracciare una pur flebile e volubile linea che lega Vittorio Sereni e Lana Del Rey: è una linea che si muove nel vento e che, di tanto in tanto, si deposita con una traccia leggera sulle opere di Vera Portatadino. Questa linea parte dal “E noi ci si sente lombardi / e noi si pensa / a migrazioni per campi / nell’ombra dei sottopassaggi” del poeta di Luino, arriva al “Turns out everywhere you go you take yourself, it’s not a lie” della cantautrice newyorkese e passa dal biblico Cantico dei cantici con quel suo “Alzati, vento del settentrione, vieni, / vieni vento del meridione, / soffia nel mio giardino, / si effondano i suoi aromi”. Nei suoi lavori Vera Portatadino raccoglie il radicamento lombardo di Sereni e la deterritorializzazione di Lana Del Rey, unendo le loro due modalità d’esistere in uno spazio al contempo intimo e universale. E così, intimo e insieme universale, è pure il giardino del Cantico dei cantici, archetipo simbolico e formale dell’hortus conclusus medievale che nel chiostro di Voltorre trova una sua effettiva messa in pratica e in cui i lavori di Portatadino incontrano, dunque, una naturale collocazione. Nel giardino del Cantico dei cantici soffiano venti da Nord e da Sud, da Varese e da New York, e Portatadino li accoglie tutti su di sé – con le loro incoerenze e forze contrastanti – per effonderne gli aromi, facendoli arrivare a qualcun altro”. Estratto dal testo critico di Vittoria Caprotti