Ventinovegiorni – Fabio Lo Re

Roma - 14/05/2014 : 10/06/2014

Le opere di Fabio Lo Re sono generate nel buio. Attraverso un’operazione degna di un sonar, un fascio di luce ci restituisce delle immagini di oggetti provenienti dalla quotidianità.

Informazioni

  • Luogo: MENEXA
  • Indirizzo: Via di Montoro 3 - Roma - Lazio
  • Quando: dal 14/05/2014 - al 10/06/2014
  • Vernissage: 14/05/2014 ore 19
  • Autori: Fabio Lo Re
  • Generi: arte contemporanea, personale

Comunicato stampa

Fabio Lo Re

Le opere di Fabio Lo Re sono generate nel buio. Attraverso un’operazione degna di un sonar, un fascio di luce ci restituisce delle immagini di oggetti provenienti dalla quotidianità. Particolari anatomici, piccole teste e altri poveri oggetti sono portati alla ribalta dal raggio inquisitore di una torcia, che rappresenta lo sguardo dell’autore e la sua soggettività in cerca di punti di orientamento.

Dietro queste immagini c’è la volontà di affermare un conoscere soggettivo, che al momento si esprime con gesti relativi ad oggetti minimi

In ogni caso la scelta di operare al buio è indice di un’operatività che si vuole confrontare con l’inospitale, e in questo modo rappresentare anche il disagio del vivere.

Fabio Lo Re nasce a Messina il 10 Maggio del 1973 e attualmente vive e lavora tra Roma e Messina.

Ventinovegiorni

Ventinovegiorni è un progetto per l’arte contemporanea organizzato da Kou, nello spazio Menexa di Palazzo Montoro a Roma. Questo progetto è legato alla temporalità del ciclo lunare, infatti da sempre la luna piena si è rivelata un segno attrattivo, facendo confluire lo sguardo dell’osservatore verso un riferimento certo.

La nostra rassegna vuole essere uno strumento per mettere in evidenza un artista in concomitanza del plenilunio.

In questo modo, ogni ventinove giorni, viene presentato un nuovo artista, facendolo illuminare da una luna feconda, nell'ospitalità di uno spazio non convenzionale, un luogo di lavoro creativo.

Menexa non è una galleria, ma lo è stata nel passato e ne conserva l’aspetto, e vuole creare dei trait d’union che contribuiscano a costruire un futuro all’arte contemporanea.

Come una fionda vuole lanciare nuove idee, usando la luna a guisa di acceleratore, come accade per le sonde spaziali, che la usano per proiettarsi nelle profondità dell’inesplorato.

Sorgono così, dopo il ciclo iniziato nel duemiladodici, una serie di nuove lune piene, che si illuminano senza necessità di cura, nella consapevolezza che l’arte non sia malattia, quindi non abbia bisogno di curatori. Questi cicli si reiterano attraverso gli artisti, che, mettendosi in gioco, accettano l’obbligo di esser loro stessi ad indicare l’artista successivo, creando così un percorso originale e privo di protagonismi.