Valerio Dondini / Karin Hagen

Montecatini Val di Cecina - 08/04/2012 : 10/05/2012

L’arte visiva nazionale ed internazionale s’incontrano all’ombra secolare dell’eterno Castello.

Informazioni

Comunicato stampa

Sarà ancora la domenica di Pasqua a dare il là alla Rassegna internazionale di Accademia Libera Natura e Cultura, il centro culturale della Marco Polo diretto da Ursula Vetter, che trova spazio all’antico Castello Ginori di Querceto (Montecatini VC – PI), immerso nella natura, con musica, spettacoli e arti visive nel raccordo vivo tra territorio e scena nazionale ed internazionale



Esordio di stile per la stagione 2012, con il vernissage di domenica 8 aprile, ore 18.00, della doppia personale di pittura e scultura rispettivamente della pittrice tedesca Karin Hagen, e dell’artista bolognese Valerio Dondini, seguito dalla oramai tradizionale cena di Pasqua per soci (iscrizione possibile sul luogo), ma anche dall’inattesa novità, alle ore 21.30, sala “Il Granaione”, rappresentata dal concerto dei due straordinari talenti francesi, il violinista Pierre Fouchenneret ed il pianista mondiale Romain Descharmes, normalmente presenti a Querceto a conclusione della stagione concertistica.

Si apre lo scrigno universale dell’archeologia, e l’intreccio tra quotidiano e mito ed i suoi simboli intriganti, ironico-inquietanti, ma anche ludici e liberatori, prestano il volto alle oscillazioni esistenziali dell’uomo contemporaneo. È l’opera scultorea Valerio Dondini, artista bolognese, classe 1948, pittore e scultore, attratto fin da bambino dalle forme e di movimenti dei piccoli animali, colti nella campagna che circonda Bologna, e modellati con la terra raccolta lungo il fiume.
La figura umana e dis-umana è gestita sul continuum tra fisico e psichico, e convive in armonia con quella animale, in pari status intenzionale ed ontologico.
Bronzo ed ottone manipolati come creta, dalle forme più solide, talvolta al limite di un vibrante stile geometrico, e nella continuità stessa di significato tra forma e superficie ed in interazione con la luce che ne rivela il precipitato mistico, fino agli allungamenti esistenzialisti memori di Giacometti, ma che, oltre la sfera dell’isolamento solipsistico, comunicano e interagiscono – sia nella statica, che nella dinamica - con l’altro da sé e con lo scenario evocato e ri-attivato della stessa Natura.
Sedotto dalla “Beat Culture” già a sedici anni, Valerio Dondini fonda insieme ad altri giovani artisti il Clan la “palma” e sotto l’influsso di ricerca della Factory di Andy Warhol, persegue la sperimentazione dell’arte totale.
Negli anni successivi, entra in contatto con l’ambiente del teatro di figurazione per ragazzi, e inizia la lavorazione della cartapesta, realizzando burattini, maschere e marionette, fino alle piccole sculture modellate in cera in vista della realizzazione successiva di pezzi unici in bronzo.

Luminoso, cibernetico contaminato di naturalismo. Geometrico astratto, ma anche tentato dall’informale. Attraversato da un volo che lacera e strappa le dimensioni stesse dello spazio-tempo, in cadute verticali il cui equilibrio precario sembra sostento solo dai rapporti suprematisti interni tra gli elementi (materici, sfumati e tridimensionali), si apre lo spazio pittorico di Karin Hagen: sintesi e semplificazione del fotogramma di un luogo, di presenze e ombre metafisiche, che provocano stimoli sensoriali multipli in citazione della purezza disorientante e dominante della natura fisica.
Punte aggressive ed ali morbide, convivono in uno stesso ritaglio temporale, trasfigurato dall’azione deformante della memoria. Più ottimista nei colori l’ultima produzione. Elegante, accesa dal verde deciso e dal giallo-rosso che scalda, ma anche riequilibrata dal freddo acquoreo delle varianti di blu.

Dalle figurazioni e ambientazioni in apparizione incerta, sospinte verso astrazioni formali e tonali sempre più vertiginose, alla ricorrenza di un volo visibile e invisibile, ma che scardina e riorganizza, il profilo stesso di un sistema. Un foglio bianco su cui iniziare un nuovo racconto, incognito come le traiettorie riscoperte come instabili e concertabili, da un movimento libero nell’ambiente stesso del destino.