Valeria Cherchi – I used to

Banari - 04/08/2013 : 30/09/2013

Considerando la moda come un fenomeno sociale effimero, proprio perché legata a un mercato di consumo in rapidissima evoluzione, Valeria non si limita ad utilizzare la ricerca fotografica come strumento per promuovere nuove formule di abiti e accessori, ma la lega intimamente alla conoscenza di sé e al rapporto con la memoria.

Informazioni

Comunicato stampa

Nato come editoriale di moda, i used to. coinvolge a partire da maggio 2012 alcuni tra i maggiori esponenti della moda e dell’alto artigianato sardo: Antonello Tedde, Antonio Marras, Dè Modè, Il Fiorino, Gianni Serra, Giovanna Casiddu, Sartoria Modolo.
L’impegno di Valeria Cherchi parte da una professione e da una passione che si nutre principalmente di suggestioni legate ai propri ricordi

Considerando la moda come un fenomeno sociale effimero, proprio perché legata a un mercato di consumo in rapidissima evoluzione, Valeria non si limita ad utilizzare la ricerca fotografica come strumento per promuovere nuove formule di abiti e accessori, ma la lega intimamente alla conoscenza di sé e al rapporto con la memoria.
In maniera graduale, quasi inconscia, l’autrice si ritrova a recuperare vecchi scatti di famiglia e ad associarli a immagini inedite dell’editoriale e a fotografie legate a importanti ricordi. In questo modo i used to. diventa un riflesso dell’io più intimo dell’artista, dove momenti lontani si legano a tutti quei pensieri che, nonostante la distanza con la Sardegna, continuano ad emergere prepotentemente nella vita dell’autrice.
I ricordi non sono mai del tutto veri: in essi confluiscono elementi fantastici, frammenti di racconti di persone care, che si fondono tra loro dando origine ad un’emozione viva ma non realmente vera. In questo modo, la percezione di qualcun altro va a sovrapporsi con la nostra in maniera tanto intima da impedirci di scindere le proprie memorie da quelle di un genitore o un amico. Nonostante questo, difficilmente abbiamo un’esatta coscienza di tali processi, per cui i nostri ricordi rimangono nostri in maniera del tutto personale.
In i used to. le immagini non parlano ma intenzionalmente evocano un’importante avventura esistenziale. Nell’assoluto silenzio il conscio si fonde con l’inconscio, l’atmosfera rarefatta suggerisce un processo di trasformazione in cui le regole sono sovvertite a favore dell’istinto.