Un vescovo il suo tesoro la sua cattedrale

Trento - 14/12/2012 : 07/04/2013

Un vescovo, il suo tesoro, la sua cattedrale. La committenza artistica di Federico Vanga (1207-1218). L’esposizione, organizzata in occasione dell’ottavo centenario dalla fondazione della cattedrale di San Vigilio, focalizza l’attenzione su Federico Vanga, principe vescovo di Trento tra il 1207 e il 1218, nonché ispiratore del nuovo edificio di culto.

Informazioni

  • Luogo: MUSEO DIOCESANO TRIDENTINO
  • Indirizzo: Piazza Duomo 18 38122 Trento - Trento - Trentino-Alto Adige
  • Quando: dal 14/12/2012 - al 07/04/2013
  • Vernissage: 14/12/2012 ore 18
  • Curatori: Marco Collareta
  • Generi: documentaria, disegno e grafica
  • Orari: dalle ore 9.30 alle 12.30 e dalle 14.00 alle 17.30 chiuso tutti i martedì
  • Biglietti: Intero € 4;00 Ridotto € 2,50

Comunicato stampa

Venerdì 14 dicembre alle ore 18.00 sarà inaugurata al Museo Diocesano Tridentino la mostra Un vescovo, il suo tesoro, la sua cattedrale. La committenza artistica di Federico Vanga (1207-1218). L’esposizione, organizzata in occasione dell’ottavo centenario dalla fondazione della cattedrale di San Vigilio, focalizza l’attenzione su Federico Vanga, principe vescovo di Trento tra il 1207 e il 1218, nonché ispiratore del nuovo edificio di culto

Discendente da una nobile famiglia della Val Venosta, imparentata con le più potenti dinastie dell’area alpina, il Vanga – che l’imperatore Federico II definì “nostro consanguineo” – negli anni del suo episcopato giocò un ruolo decisivo sul piano pastorale, politico, economico, legislativo. Non meno importanti furono le iniziative promosse in ambito artistico: edifici, codici miniati, oggetti d’oreficeria ci tramandano il ricordo indelebile di uno dei più interessanti mecenati del Medioevo alpino e attestano le relazioni ad ampio raggio con centri di produzione artistica tra i più famosi e di più alto livello che il presule seppe coltivare.
La mostra ruota attorno al piccolo ma preziosissimo nucleo di oggetti mobili, oggi custoditi dal Museo ma in passato conservati nell’ambito del tesoro della cattedrale, per la quale furono commissionati dal presule. In particolare il Lezionario e il Messale di Federico Vanga, ornati da preziose miniature e racchiusi entro piatti in argento dorato che lo mostrano, a figura intera, vestito in abiti pontificali, con libro e pastorale, in un ritratto ‘tipologico’ finalizzato ad evidenziarne ruolo e autorità piuttosto che a riprodurne le fattezze fisiche. Attorno a queste testimonianze la mostra propone una oculata scelta di opere provenienti da altre istituzioni, così da ottenere la rievocazione storicamente rigorosa di un momento che fu tra i più gloriosi in oltre un millennio e mezzo di vita della sede vescovile tridentina.
L’altarolo portatile in argento parzialmente dorato è testimone d’eccezione dei continui viaggi imposti al presule dai molti impegni internazionali; insieme ad altri cinque ancora conservati in Italia – due dei quali presenti in mostra – costituisce un raro esempio di suppellettile liturgica utilizzata nel corso di tutto il Medioevo per garantire la celebrazione eucaristica a papi e uomini di chiesa in continua mobilità. Da questi viaggi, secondo una tradizione – priva tuttavia di riscontri documentali certi – Federico portò a Trento tre cofanetti in avorio dipinto, di manifattura arabo-sicula, esposti in mostra accanto all’Historia scolastica di Petrus Comestus, un raffinato prodotto librario risalente al primo decennio del XIII secolo, realizzato presso un atelier attivo a Parigi, sicuramente appartenuto al principe vescovo.
Infine vengono proposti preziosi oggetti atti ad evocare concretamente e al massimo livello di qualità le insegne vescovili che accompagnano i ‘ritratti’ di Federico miniati sul Codex Vangianus, anch’esso presente in mostra: vale a dire un riccio di pastorale del Museo del Bargello a Firenze, una mitra ed un anello vescovile della chiesa di San Zeno e del Museo Capitolare di Verona, una spada del Museo Storico della caccia e del territorio di Cerreto Guidi e un faldistorio del Museo Capitolare di Perugia.
L’esposizione intende inoltre approfondire il ruolo assunto dal Vanga in ambito architettonico e la sua relazione con Adamo d’Arogno, capomastro del cantiere del duomo, citato quale magister dell’edificio nell’iscrizione commemorativa un tempo murata all’esterno della cattedrale, in prossimità dell’attacco dell’abside maggiore. Essa indica nel 29 febbraio del 1212 la data di avvio dei lavori, allorché “presidente e disponente” era appunto “il venerabile vescovo di Trento, Federico Vanga”; l’epigrafe ricorda inoltre il luogo di sepoltura di Adamo d’Arogno, dei suoi figli e nipoti che, per un secolo circa, furono impegnati nel cantiere della cattedrale. In questa sezione, accanto all’epigrafe, trova posto anche l’altorilievo in pietra con l’immagine di un vescovo non meglio identificato, a conferma dell’idea medievale che il ruolo trascende l’individuo. La scultura, forse pertinente ad una recinzione presbiterale o al parapetto di un pontile duecentesco, di cui il rilievo sarebbe il solo brano superstite, funge da concreto collegamento con la realtà monumentale del Duomo, vero protagonista, di fatto, della celebrazione in oggetto.