Umberto Faini – Il segno il colore

Milano - 05/05/2022 : 31/05/2022

La mostra di Umberto Faini (Milano, 1933) si concentra sul ciclo astratto dell’artista, che non è mai astratto in quanto rievoca un possibile paesaggio naturale.

Informazioni

  • Luogo: GALLERIA ANTONIO BATTAGLIA
  • Indirizzo: Via Ciovasso 5 - Milano - Lombardia
  • Quando: dal 05/05/2022 - al 31/05/2022
  • Vernissage: 05/05/2022 ore 17
  • Autori: Umberto Faini
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: martedì / venerdì 17 – 20, sabato 11 - 13.30 / 16 - 19.30

Comunicato stampa

La mostra di Umberto Faini (Milano, 1933) si concentra sul ciclo astratto dell’artista, che non è mai astratto in quanto rievoca un possibile paesaggio naturale. La sua ricerca pittorica e la sua formazione partono dagli insegnamenti della pittura figurativa che si contrapponeva all’astrazione sviluppando comunque un dibattito culturale aperto ai nuovi percorsi delle avanguardie milanesi degli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento. Elena Pontiggia definisce Faini un interprete appartato e controcorrente della scommessa moderna.
La premessa della mostra è una frase aforisma dell’artista - era pazzo per il colore


Le opere in mostra approfondiscono le diverse variazioni dei colori primari, come chiariscono alcuni titoli, Giallo variabile, Rosso variabile, Blu variabile.
Convivono in questi quadri vibrazioni di luce, colore e segno libero ma controllato su fondi quasi monocromi, creando vibrazioni ottiche di partecipazione dello spettatore nell’opera.

Così scrive in catalogo Elena Pontiggia nel testo Umberto Faini La rivelazione del colore:
(…) E chi ama la magia del colore non potrà non amare queste sue opere, in cui l’azzurro brulica di segni e formicola di strani mormorii, agitazioni, presentimenti, per poi intridersi di uno scintillio di rosa soffocati e sotterranei che covavano sotto la brace colorata. Non potrà non amare, ancora, quell’orizzonte luminoso in cui l’azzurro si accende fino a trasfigurarsi nelle gamme dei rossi, dei gialli e ancora dei rosa, per poi tornare infine al punto di partenza. Oppure quelle superfici dai colori dell’aurora in cui il segno non altera la solitudine dello spazio, ma lo impregna e lo scandisce silenziosamente. Faini, insomma, è approdato a una essenzialità misteriosa che sembra nascere da una rivelazione, più che da un percorso logico. Il colore gli è apparso come se lo vedesse per la prima volta, con una sorta di infanzia del cuore (…)