Ugo Tapparini – Una mente disordinata

Lecce - 30/10/2016 : 18/11/2016

Una retrospettiva dedicata a Ugo Tapparini a nove mesi dalla sua scomparsa, curata dal figlio Vittorio Tapparini.

Informazioni

Comunicato stampa

Si inaugura domenica 30 ottobre alle 19 al Castello di Carlo V di Lecce la mostra dedicata a UGO TAPPARINI dal titolo
“Una mente disordinata”
L’esposizione avrà il carattere di ‘mostra diffusa’ e le opere dell’artista leccese si potranno apprezzare anche presso la Galleria Scaramuzza in via Libertini 70 e le filiali Fineco in via Zanardelli 34 e Piazza Mazzini 56 di Lecce

Verrà inaugurata domenica 30 ottobre prossimo “Una mente disordinata” la retrospettiva dedicata a Ugo Tapparini a nove mesi dalla sua scomparsa, curata dal figlio Vittorio Tapparini

Sarà ospitata nelle sale del Castello di Carlo V dal 30 ottobre al 18 novembre 2016: vernissage il 30 alle 19.
L’esposizione è stata concepita come “mostra diffusa” e nella città di Lecce si potranno apprezzare anche altre opere dell’artista presso il Centro culturale di arte contemporanea “Scaramuzza” in via Libertini 70 e presso le nuove filiali Fineco in via Zanardelli 34 e in piazza Mazzini 56.
Enzo Scaramuzza, il titolare del Centro culturale, ha messo a disposizione le opere della sua collezione che sono state utilizzate per l’intero allestimento diffuso: oltre venti quadri olio su tela per il Castello, sei presso le filiali Fineco Center e quattordici acquerelli su carta degli anni Novanta per la galleria Scaramuzza.

“Una mente disordinata” mette in scena l’universo immaginifico di Ugo Tapparini, con una selezione di tele di diverso formato, precedenti agli anni Duemila, di altissima fattura, alcune di grandi dimensioni che superano i quattro metri, e che raccontano l’artista leccese con tutta la sua ironia. Si ritroveranno i suoi contadini del Salento, quel mondo popolato da donne opulente e nude, i ghiottoni e i classici beoni di Tapparini, la venditrice di fiori: il linguaggio pittorico dell’artista trasfigura scene di quotidianità grottesca traducendole con i suoi colori brillanti.

Il titolo prende spunto da una pagina di diario in cui Ugo Tapparini si racconta e scrive: “Ho una mente disordinata però ho un callo sul dito medio, proprio dove si poggia una penna o una matita…”. E racconta, come spiegato nel catalogo, la sua smania per il disegno e il colore.
Il suo spregiudicato modo di concepire la vita, la sua autoironia e un sconfinata voglia di comunicare sono le costanti che hanno caratterizzato prima l’uomo e poi l’artista noto in Puglia, ma anche in città italiane ed europee dove non è raro incontrare i suoi colorati dipinti. Questo allestimento, fortemente voluto dal figlio Vittorio Tapparini che ha avuto come partner organizzatore il Comune di Lecce e la collaborazione di Fineco Bank, intende tenere accesi i riflettori sull’opera di Ugo Tapparini e ricordarlo con le sue “parole” che sono soprattutto le sue opere (come scrive il figlio nel catalogo che sarà presente in mostra).


Cenni Biografici

Ugo Tapparini nasce a Lecce il 23 luglio 1933 e muore a Lecce il 9 gennaio 2016.
Nipote da parte di madre del Poeta Vittorio Pagano che contribuisce alla sua formazione, cresce nella grande biblioteca di famiglia, si diploma al liceo scientifico De Giorgi e si forma sin dall’adolescenza con Carmelo Bene, Tonino Caputo, Antonio Massari e Edoardo De Candia, quattro tra i più rappresentativi artisti salentini dell’ultimo secolo. Insieme formano a Lecce un noto gruppo di amici artisti sin dai primissimi anni Cinquanta.
Scrittore di romanzi e saggi, giornalista oltre che pittore: ricordiamo di lui la direzione della prima tv privata salentina e italiana degli anni ‘70 Telelecce Barbano con la quale vince numerosi premi. Approda a questa avventura da giornalista della carta stampata con all’attivo importanti esperienze su diversi organi di stampa nazionale, tra cui va almeno citato Il Borghese di Longanesi.
Tapparini è esponente di spicco riconosciuto in Italia dell’Espressionismo tedesco e tra i suoi “maestri amici” vanno citati almeno Leo Longanesi, decano del giornalismo e dell’editoria italiana del ‘900; poi Mino Maccari, e Renato Guttuso che conosce a Roma negli anni Cinquanta, mentre stringe una forte e sentita amicizia con Piero Manzoni a Milano. Si relaziona con l’ambiente culturale romano e milanese e frequenta anche Enrico Bay e Lucio Fontana.
Le sue opere hanno una grande diffusione a Lecce e nel Salento, ma anche nel resto della Puglia, in molte altre città italiane ed europee.