Ugo Mulas – The Sensitive Surface

Milano - 27/11/2014 : 14/02/2015

La Galleria Lia Rumma è lieta di annunciare l’inizio della collaborazione con l’Archivio Ugo Mulas con una doppia personale di Ugo Mulas che si articolerà contemporaneamente nelle due sedi espositive della galleria.

Informazioni

  • Luogo: GALLERIA LIA RUMMA
  • Indirizzo: Via Stilicone 19 - 20154 - Milano - Lombardia
  • Quando: dal 27/11/2014 - al 14/02/2015
  • Vernissage: 27/11/2014 ore 18,30
  • Autori: Ugo Mulas
  • Curatori: Tina Kukielski
  • Generi: fotografia, personale
  • Orari: martedì-sabato 11.00-14.00 / 15.00-19.00. la Galleria resterà chiusa dal 23 Dicembre al 6 Gennaio

Comunicato stampa

La Galleria Lia Rumma è lieta di annunciare l’inizio della collaborazione con l’Archivio Ugo Mulas con una doppia personale di Ugo Mulas che si articolerà contemporaneamente nelle due sedi espositive della galleria, a Napoli in Via Vannella Gaetani 12 e a Milano in Via Stilicone 19.
Curata dalla newyorkese Tina Kukielski, la mostra intende presentare al pubblico la variegata ricerca artistica di Mulas, una delle figure più importanti della fotografia internazionale del secondo dopoguerra


Al momento della sua prematura scomparsa nel 1973, Mulas è stato riconosciuto come uno dei maestri del ritratto, del reportage, della fotografia di moda e pubblicitaria, fotografando, durante uno dei periodi più dinamici della storia dell'arte, gli Anni ’60, artisti del calibro di Jasper Johns, Alexander Calder, Andy Warhol, Marcel Duchamp e innumerevoli esponenti dell’avanguardia italiana come Lucio Fontana.
Le mostre presso la Galleria Lia Rumma vogliono invece porre l’attenzione sull’intenso periodo di sperimentazione compreso tra il 1969 e il 1973 e sulla personalissima ricerca dell’artista volta ad esplorare le potenzialità “concettuali” della fotografia sul finire degli Anni ’60.
In riferimento a questo periodo sono stati selezionati per le due mostre alcuni lavori inediti dell’artista, tra cui anche alcune fotografie a colori oltre ai famosi provini a contatto.
In galleria a Napoli saranno esposti alcuni provini a contatto, come le rare sequenze di Jasper Johns, Roy Lichtenstein, Pino Pascali e Andy Warhol, insieme a una selezione di fotografie tratte dalla serie Campo Urbano.
Il provino è stato senza dubbio il ready-made costante di tutta la sua carriera, un soggetto ricorrente nel lavoro di Mulas, soprattutto dopo il fondamentale viaggio a New York City del 1964.
Nel 1969, collaborando con Bruno Munari e Luciano Caramel, Ugo Mulas organizza Campo Urbano, una serie di interventi estetici, performances ed eventi che hanno avuto luogo per le strade di Como. Riconoscendo la fotografia come intrinsecamente “performativa”, Mulas realizza una sequenza di immagini dal taglio particolare giocando con l'imprevedibilità, la qualità effimera degli interventi. Le foto stampate dall’artista e gli ingrandimenti dei provini a contatto danno vita ad un diverso Campo Urbano che finisce per sovvertire la narrazione, l’inquadramento cronologico dell'evento, per diventare qualcosa di completamente diverso, un altro tipo di opere d'arte o di esperienza.
A Milano invece saranno presentati i lavori fotografici precedenti alla serie più nota dell’artista, le Verifiche, esposta anche questa in mostra. Conosciute come le Prove delle Verifica, queste nere fotografie, stampate direttamente dai negativi vuoti, sfidano il linguaggio e la temporalità della sequenza fotografica, aprendo la fotografia a qualcosa di più della mera registrazione di un momento, di un tempo o di un luogo.
Concentrandosi sulla struttura del fare fotografia, Mulas ci presenta un nuovo interessante lato dell'arte, ancora oggi attuale come lo era al momento della prima “esposizione”.
Nelle due sedi espositive saranno inoltre proiettati due rari filmati: a Napoli un video relativo al progetto Campo Urbano e a Milano un documentario girato da Nini Mulas presso gli studi di alcuni artisti newyorkesi con interviste di Rossana Rossanda.

Ugo Mulas (Pozzolengo, 1928 - Milano, 1973) La sua formazione di autodidatta si compie a contatto con l’ambiente artistico e culturale milanese dei primi anni cinquanta. Dopo il debutto nel fotogiornalismo (1954) Mulas si impone rapidamente nei più diversi campi del professionismo italiano pubblicando in riviste come Settimo Giorno, Rivista Pirelli, Domus, Vogue e Du. In quegli anni il fotografo realizza una serie di reportage in Europa con Giorgio Zampa per L’Illustrazione Italiana e lavora con il Piccolo Teatro di Milano, sviluppando una collaborazione artistica con Giorgio Strehler che proseguirà negli anni. Ugo Mulas fotografa le edizioni della Biennale di Venezia dal 1954 al 1972 e intraprende un’intensa collaborazione con gli artisti. In quegli anni la rappresentazione del mondo dell’arte diventa il principale progetto personale del fotografo. Ricordiamo tra l’altro le celebri serie su Alberto Burri (1963) e Lucio Fontana (1965) e il reportage a Spoleto per la mostra “Sculture nella città” (1962), dove si lega agli artisti David Smith e Alexander Calder. Dopo la rivelazione della Pop Art alla Biennale del 1964 Mulas decide di partire per gli Stati Uniti (1964-1967) dove realizza il suo più importante reportage con il libro New York arte e persone (1967). Gli incontri con Robert Rauschenberg, Andy Warhol e la scoperta della fotografia di Robert Frank e Lee Friedlander portano alle nuove ricerche della fine degli anni sessanta e al superamento del reportage tradizionale. I grandi formati, le proiezioni, le solarizzazioni, l’uso dell’iconografia del provino, sono elementi che Mulas recupera dalle sperimentazioni pop e new dada e dalla pratica quotidiana del fotografare. Alla fine degli anni sessanta partecipa al rinnovamento estetico e concettuale delle neoavanguardie collaborando a cataloghi e libri-documento. Di questo periodo il reportage sul decimo anniversario del Nouveau Réalisme (Milano, 1970), il progetto inedito su “Vitalità del negativo” (Roma, 1970) e almeno altri cinque libri: Alik Cavaliere (1967), Campo Urbano (1969), Calder (1971), Fausto Melotti: lo spazio inquieto (1971) e Fotografare l’arte (1973). La crisi del reportage, ormai superato dal mezzo televisivo, porta Mulas a uno straordinario lavoro di ripensamento della funzione storica della fotografia: una riflessione estetica e fenomenologica che conduce al portfolio Marcel Duchamp (1972) e al progetto Archivio per Milano (1969-72). Sono gli anni che vedono anche la nascita delle Verifiche (1968-1972), una serie fotografica che sintetizza in dodici opere l’esperienza di Mulas e il suo dialogo continuo con il mondo dell’arte. Opera cardine della ricerca fotografica del periodo, le Verifiche, sono l’ultimo lavoro del fotografo prima della scomparsa, avvenuta il 2 marzo 1973.

Galleria Lia Rumma is pleased to announce the representation of Ugo Mulas, one of the most important twentieth century photographers.
Curated by the New York-based curator Tina Kukielski, in collaboration with the Archivio Mulas, a distinct bodies of works demonstrating the wide breadth of Mulas’s life and career will be on view simultaneously at both the Naples and Milan galleries.
By the time of his untimely death in 1973, Ugo Mulas was recognized as a master of portraiture, reportage, fashion and advertising photography. He photographed artists and artworks during one of the most dynamic periods in the history of art, the 1960s, when he portrayed the likes of Jasper Johns, Alexander Calder, Andy Warhol, Marcel Duchamp and countless members of the Italian avant-garde like Lucio Fontana. Lesser known is the work Mulas made at the end of the 1960s, work that explores the conceptualist potential of photography at that time. This exhibition features this robust period of experimentation centered in the artist’s studio dating from 1969-1973. Complimenting this late period in Mulas’s career are selections of the artist’s lesser-known color work and a few standout examples of the artist’s enlarged contact sheets, a motif that found recurrence in Mulas’s work following a seminal trip to New York City in 1964.
Collaborating with Bruno Munari and Luciano Caramel, Mulas co-organized Campo Urbano, an exhibition of performances and events that took place on the streets of Como in 1969. Recognizing the photograph as inherently performative in its own right, Mulas shot sequences of images askew and oblique at times that played with the unpredictable, ephemeral quality of the happenings. Often printed and enlarged directly from the contact sheets, Mulas’s Campo Urbano works subvert the narrative, chronological framing of the event to become something else entirely, another kind of art work or experience.
The contact sheet would be the readymade that Mulas would most frequently return to throughout his career. At the gallery in Naples, contact sheets including the rarely seen sequences of Jasper Johns and Roy Lichtenstein, Pino Pascali and Andy Warhol will also be included alongside selections from Campo Urbano. Featured in Milan, will be the artist’s prelude to his best-known Verifications series, also on view upstairs. Known as the Verification proofs, these mostly black photographs printed directly from blank negatives and left uncropped challenge the language and temporality of the picture frame, opening up the photograph to something more than a simple record of a moment, time or place. In focusing on the machinery of picture-making, Mulas presents us with a compelling new face for art, as vivid today as it was at the time of first exposure.
In both galleries two rare documentary films will be screened: the Naples show will include a video regarding the project Campo Urbano, whereas a documentary shot by Nini Mulas with interviews by Rossana Rossanda to main New York based artists, will be visible in Milan.

Ugo Mulas (Pozzolengo, 1928 - Milan, 1973). Self-taught, his career developed in contact with the artistic and cultural scene in Milan in the early Fifties. After his debut in photojournalism (1954) Mulas rose rapidly to renown in Italy in various different fields of professional photography, publishing his work in magazines such as Settimo Giorno, Rivista Pirelli, Novità, Domus, Vogue and Du. In that period he worked on a series of reportages in Europe with Giorgio Zampa for L'illustrazione italiana and in an artistic partnership with Giorgio Strehler for Milan's Piccolo Teatro, a partnership that continued over the years. Mulas photographed the Venice Biennale exhibitions from 1954 to 1972 and worked in close contact with the artists. In that period the representation of the art world became the photographer's main focus. Projects of note include the famous series on Alberto Burri (1963) and Lucio Fontana (1965) and his reportage in Spoleto for the "Sculture nella città" exhibition (1962), where he met the artists David Smith and Alexander Calder. The series dedicated to Eugenio Montale's poetry collection Ossi di Seppia aIso dates to this period. After discovering Pop Art at the 1964 Biennale, Mulas decided to go to the United States (1964- 67), where he created his most important reportage, the book New York: The New Art Scene (1967). His encounters with Robert Rauschenberg and Andy Warhol, and his discovery of the photography of Robert Frank and Lee Friedlander, influenced his new work of the late 1960s,in which he moved away from traditional reportage.
Large formats, projections, solarisations and the use of the proof as an aesthetic device are elements that Mulas borrowed from the experimentation of Pop art and New Dada, and the practical business of photography. In the late Slxties he participated in the aesthetic and conceptual renewal of the neo-avantgarde movements, working on the catalogues (Amore Mio, 1970) and various document-books. This was the period of his reportage on the tenth anniversary of Nouveau Réalisme (Milan, 1970), his unpublished work Vitalità del negativo (Rome, 1970) and at least five other books: Alik Cavaliere (1967), Campo urbano (1969), Calder (1971), Fausto Melotti: lo spazio inquieto (1971) and Fotografare l'arte (1973). Mulas was also involved in experimental work on theatre, working with the director Virginio Puecher for the sets of Wozzeck by Alban Berg and Benjamin Britten's The Turn of the Screw, both in 1969. The decline of the reportage format, superseded by television, led Mulas to profound rethinking of the historic function of photography, and these aesthetic and phenomenological reflections led to his portfolio on Marcel Duchamp (1972) and the project Archivio per Milano (1969-72). His Verifiche (1968-72) were aIso produced in this period: the series of 13 works encapsulates Mulas' experience and his ongoing dialogue with the art world. A pivotal work in contemporary photography, the Verifiche series was to be his last work, as the photographer fell seriously ilI. Mulas died on 2 March 1973, a month before the opening of a retrospective dedicated to his work at the University of Parma, and the publication of his book and final testament, La Fotografia.