Photo Selection: Opere scelte dal 3° Festival Fotografico Italiano / Natale d’arte / Mostra personale di Rossella Battaglini dal titolo Tra il sacro e il profano.

Informazioni

  • Luogo: SPAZIO TADINI
  • Indirizzo: Via Niccolò Jommelli 24 - Milano - Lombardia
  • Quando: dal 04/12/2012 - al 23/01/2013
  • Vernissage: 04/12/2012 ore 18.30
  • Autori: Rossella Battaglini
  • Generi: fotografia, arte contemporanea, personale, collettiva
  • Orari: da martedì a domenica dalle 15.30 alle 19 per tutto dicembre. Da gennaio chiuso domenica

Comunicato stampa

Photo Selection
Opere scelte dal 3° Festival Fotografico Italiano
Mostra a cura di Claudio Argentiero e Roberto Mutti

4 dicembre 2012 – 23 gennaio 2013
Inaugurazione 4 dicembre ore 18.20

Finissage il 23 dicembre, ore 18.30 incontro “Incrocio di Stili”,
gli autori dialogano con Roberto Mutti critico e curatore della mostra
alle 21 concerto in anteprima nazionale di Arrigo Cappelletti

Spazio Tadini – Via Jommelli 24 – 20131 Milano – T. 02 26829749
(Apertura da martedì a domenica dalle 15.30 alle 19 per tutto dicembre

Da gennaio chiuso domenica)

Tra ottobre e novembre 2012 si è tenuto a Busto Arsizio e nei comuni della Valle Olona, in provincia di Varese, il 3° Festival Fotografico Italiano, con un programma di 38 mostre, incontri con gli autori, editoria, proiezioni, lettura dei porfolio, etc. Un progetto culturale di ampio respiro che ha visto la partecipazione di un numerosissimo pubblico proveniente da diverse regioni italiane, che ha potuto ammirare immagini di grandi fotografi, artisti e giovani autori, in un susseguirsi di incontri e insoliti itinerari negli gli spazi che hanno ospitato le mostre.
Dopo questa positiva esperienza, una selezione delle opere esposte nel programma del festival approdano allo Spazio Tadini, luogo di importanti eventi artistici e culturali nel panorama Milanese, attivando una collaborazione con l’AFI con la finalità di promuovere la fotografia d’arte e d’autore in un contesto dinamico e di prestigio.
Lo Spazio Tadini si colloca in uno dei primi edifici in cemento armato del Novecento, tra le mura di una ex tipografia storica della città e dello studio che fu di uno dei più amati pittori e scrittori milanesi: Emilio Tadini. Oggi è un luogo che da spazio all’arte, alla musica, alla narrativa, alla poesia, alla saggistica, al teatro, alla danza e ai dibattiti culturali. In via Jommelli 24, a pochi passi da Piazzale Loreto, già nei primi due anni di vita si sono susseguiti più di 200 eventi. A Spazio Tadini si sono incontrati decine di artisti, sono nate idee e progetti che hanno messo in relazione arti diverse. Questo in una dimensione umana e temporale che ricorda quella Milano della ricostruzione del dopoguerra e del boom economico in cui nascevano case editrici, riviste e grandi e piccoli luoghi d’arte che vennero del resto molto copiati anche all’estero.
Spazio Tadini nasce in omaggio all’amore di Emilio Tadini per la cultura e l’arte su iniziativa di Francesco Tadini, suo figlio, e Melina Scalise. In questo luogo, c’è molto di lui, ci sono i suoi quadri, la sua nicchia dello studio con il lavello e i pennelli ancora intatta, ma tutto ciò che sta intorno è cambiato. Non è un luogo della memoria, ma è vitale e propositivo aperto agli artisti e alla cultura così come lui era attento ai giovani e alle avanguardie. Oggi il suo atelier ospita opere di artisti giovani e meno giovani, noti e meno noti, italiani e stranieri. L’ecletticità che ha contraddistinto il suo lavoro è stata traslata in un luogo fisico: Spazio Tadini.

“Abbiamo deciso di ospitare una selezione di fotografi del Festival per dare più ampio respiro a questo evento particolarmente impegnato che ha visto 32 mostre sparse per la città di Busto Arsizio, seminari, workshop, proiezioni, multivisioni, cinema, letture dei portfolio, presentazione di libri, concorsi, intrattenimenti musicali – afferma Melina Scalise, presidente di Spazio Tadini -. In un momento particolarmente difficile per il comparto artistico e culturale riteniamo sia molto importante sostenere eventi di questo spessore e impegno, perché possano ridare slancio, vigore e prospettive di sviluppo. Progetti come questo dell’Afi e tanti altri mettono in rilievo che la crisi economica non spegne comunque l’entusiasmo di chi lavora per la cultura con convinzione e con un’etica di valori che vanno ben oltre l’immediato e cospicuo ritorno economico. L’arte soddisfa il bisogno di bellezza di cui ciascuno di noi ed è indispensabile per elevare gli occhi, lo spirito e vedere nuove prospettive”.

La selezione esercitata da Claudio Argentiero, Presidente dell’Archivio Fotografico Italiano e da Roberto Mutti, noto critico, docente e curatore, tiene conto delle specificità di ogni singolo autore, con l’intento di proporre una collettiva capace di stimolare riflessioni sotto il punto di vista estetico e dei contenuti, offrendo così un percorso visivo appassionante.


In esposizione le opere di:

- Franco Donaggio, dalla serie Prima del giorno, un progetto che s’insinua nell’intima visione dell’autore, in un percorso attraverso spazi sospesi, lungo il respiro della notte. Come in enormi teatri silenziosi, materia e nubi divengono metafora visiva di ricerca esistenziale e volatilità temporale.
- Franco Pagetti, dalla serie sull’Iraq, realizzata prevalentemente per Times Magazine per sei anno dal 2003 al 2008. Il materiale raccolto da Pagetti in Iraq è tra i più esaustivi sul tema, coprendo gli orrorri della guerra, i saccheggi, le battaglie di Falluja e Tell Afar, la transizione e la vita quotidiana degli iracheni.
- Elio Ciol, con il lavoro dal titolo La luce incisa, che propone le immagini più rappresentative della sua terra d’origine, dove i campi, le vigne e i suoi famosi gelsi sono i protagonisti di un paesaggio faticosamente lavorato, che da frutti. La sua è una fotografia che si rifà alla tradizione paesaggistica, ove l’elemento grafico tende a predominare, e che l’uso dosatissimo dell’infrarosso esalta con un tocco di suggestione onirica.
- Claudio Argentiero, presenta opere da due serie. La prima RitrArtisti, è estrapolata da una serie di ritratti in progress a pittori e scultori in cui emerge un’immagine intima, caratterizzata da neri profondi e pennellate di luce capace di evocare vissuti attraverso bagliori inaspettati.
Luoghi non Luoghi, è invece la seconda serie proposta, che documenta, a colori e in bianco e nero, luoghi sospesi in una attesa a tratti malinconica. Tra prospettive d’ombra, dettagli e frammenti emerge con forza un senso di appartenenza e di memoria.
- Davide Niglia esibisce i suoi Silenzi, fotografie essenziali, lente, che vanno oltre la riproduzione della bellezza naturale per addentrarsi nella visione personale, che nasce da uno sguardo contemplativo. Vedute minimaliste che offrono un concetto di tranquillità, siano esse risaie o rive di lago, riprese nelle fredde giornate invernali. Scenari rarefatti dalle nebbie, che appaiono irreali abbandonando qualunque connotazione temporale.
- Nicola Bortolussi propone un suo recente e fortunato lavoro Toyland premiato l’anno scorso al MIA. Il fotografo ha saputo evocare ne3lle sue suggestive immagini la bellezza un po’ misteriosa dei viaggi. Giocando con sapienza tecnica sulle prospettive, ha messo in primo piano aerei, treni, motociclette ripresi con dettagliata precisione come fossero indirizzati verso città e paesaggi anche se l’occhio più esercitato scopre che si tratta di giocattoli che evocano la fascinosa ambiguità della fotografia.
- Piergiorgio Branzi, con l’indimenticabile ricerca dal titolo Diario Moscovita, ci riconduce a distanza di decenni in Mosca quasi privata, attraverso uno spontaneo reportage in cui scene di vita rappresentato il tributo nostalgico per un popolo osservato con partecipe sincerità, in un affascinante bianco e nero che esalta i forti contrasti di vita e ambiente.
- Virgilio Carnisio, ci parla con le sue immagini di una Milano delle case a ringhiera, della vita sociale nei cortili a ringhiera, negli spazi che ora, senza rimpianto ma con la consapevolezza di come siano stati importanti per la nostra formazione individuale e collettiva, chiamiamo “i favolosi anni ‘60”. Una città che ha subito continue metamorfosi che il lavoro di Carnisio fa risaltare, con una capacità visiva che tramuta l’intento documentaristico in un linguaggio affascinate e poetico.
- Emanuele Carpenzano, lavora sul tema del nudo con sensibilità estetica ed emotiva. Le immagini proposte vanno oltre l’effetto del bello, per addentarsi in una ricerca più matura e intima di forte intensità. Le immagini, riprese in un ambiente asettico, divengono teatro di ossessioni e sofferenze.
- DESCO, è invece il titolo dell’installazione della giovane Gaia Cairoli, curata da Alessia Recupero e Francesco Cunocchiella. Un progetto che ci parla dell’uomo e il suo rapporto con la società attuale, costellata da falsi miti che fanno da cornice ad una esistenza travagliata ma falsamente edulcorata dai mass media che spingono verso il conformismo e l’uniformazione, in cui l’Essere rischia di perdere la sua vera essenza.

In programma, venerdi 18 gennaio 2013 alle ore 21, una serata di approfondimento, dal titolo “incrocio di stili”. Una chiacchierata con gli autori che dialogano con Roberto Mutti, critico e curatore della mostra.
Natale d’arte
In occasione del Natale, Spazio Tadini presenta nel salone la collezione Artonlife: un insieme di abiti, accessori moda e casa, gioielli, Soldi D’artista, opere de “I Muri Dopo Berlino” e altro ancora per un’arte
a “portata di mano”, che premia l’accessibilità, il riciclo e la responsabilità sociale



Nelle immagini da sinistra: le magliette con le opere di Gianfranco Testagrossa, le cravatte e le borse di Secci e Scalas, lo specchio e il gioiello di Miky Degni, Il piatto e il posacenere di Giovanna Casotto, Il soldo D’artista di Galesi e il mattone de “I muri dopo Berlino di Mario De Leo”.
APERTURA 4 DICEMBRE ORE 18.20
APERTI ANCHE DOMENICA PER TUTTO IL MESE DI DICEMBRE
Chiusura per le festività dal 22 dicembre all’8 gennaio

Spazio Tadini – Via Jommelli 24 – 20131 Milano – Telefono 02 26829749
(Apertura da martedì a domenica dalle 15.30 alle 19 per tutto dicembre. Da gennaio chiuso domenica)

Spazio Tadini, in occasione del Natale propone una serie di opere realizzati dagli artisti. Gli oggetti saranno esposti nelle sale dell’associazione dove saranno in corso anche le mostre di Rossella Battaglini, Tra Sacro e Profano e la selezione di fotografi che ha partecipato al Festival fotografico organizzato dall’AFI (Archivio fotografico italiano).

TRA IL SACRO E IL PROFANO
DAL 4 DICEMBRE AL 18 GENNAIO
Inaugurazione 4 dicembre ore 18.30
Spazio Tadini – Via Jommelli 24 – 20131 Milano – T. 02 26829749
(Apertura da martedì a domenica dalle 15.30 alle 19 per tutto dicembre. Da gennaio chiuso domenica)
Le opere di Rossella Battaglini ci riportano alle radici della storia artistica del nostro Paese. I suoi lavori permettono, anche oggi, di vedere su soggetti più attuali, gli effetti cromatici e tattili di antiche tecniche pittoriche, in particolare l’encausto. I greci e i romani usavano miscelare i colori con la cera e attraverso il fuoco riportarli sul supporto pittorico, ottenendo cromatismi oggi inimitabili attraverso le tecniche contemporanee. Per quest’artista è come se il tempo non fosse trascorso: nei suoi lavori dominano i rossi di Siena, la sua terra d’origine, e si sente anche la forza della materia tanto quanto l’odore della grafite nel tratto del suo disegno. Osservando le sue tavole si avverte tutto il calore del fuoco e della terra, tutta la forza degli elementi naturali. La mostra “Tra Sacro e profano” a Spazio Tadini raccoglierà un percorso dei sui lavori dagli anni 70 ad oggi con l’esposizione di encausti, carte e persino gioielli.
Formatasi presso l’accademia di Belle arti di Perugia, Rossella Battagli è stata allieva di maestri come Gherardo Dottori, Pio Baldelli, Filiberto Menna, Gillo Dorfles e Giulio Carlo Argan. Ha iniziato la sua carriera nel 1965 come pittrice e scultrice e dalla Toscana e dall’Umbria si è trasferita in Lombardia.
Oggi vive e lavora in due luoghi completamente diversi, direi contrastanti: uno legato alla città, ai suoi ritmi, al suo chiasso e ai suoi colori grigi e uno che sa di rifugio di campagna, dominato dai verdi e dal profumo della terra, luogo di silenzio. Grazie a queste due realtà, lo sguardo di Rossella Battaglini si nutre, di contemporaneità e forte tradizione storica. Spazia magistralmente da un luogo all’altro: da una parte la veduta di un grattacielo sestese da cui si domina, a perdita d’occhio, la città e dall’altra la visione del paesaggio collinare piacentino su cui è adagiata la sua solitaria e silenziosa casa studio di campagna. In questo luogo il passato è presente in ogni dettaglio. Oltrepassando la soglia dello studio di Lodola, ricavato da un vecchio casale, si entra in un’altra epoca storica. In questo luogo popolato più da animali cha da uomini, in particolare gatti, che Rossella adora, hanno trovato rifugio sia la sua anima d’artista legata alle tradizioni, sia i pizzi e i merletti della tradizione senese, tanto quanto una scala in ferro battuto del vecchio palazzo in cui Rossella è cresciuta da bambina in piazza Del Campo a Siena. Osservando il grande affresco che ha realizzato in questa casa al piano superiore, dove lavora, sembra di violare la sacralità di una chiesa. In questa stanza si è accolti da affreschi importanti che dominano tutte le pareti, ma al posto di ciò che sarebbe degno di un altare si trova invece un grande letto in ferro battuto: quello dove è nata. Sacro e profano, appunto. Angeli del Paradiso e sogno, amore sacro e amor profano. Passato e presente, storia e futuro. Le opere di Rossella Battaglini sanno di tutto questo. Nella casa di Lodola sembrano alimentarsi di influssi del passato, di terra e fuoco. Le stesse opere, invece, portate in città, a Sesto San Giovanni, sembrano aprire finestre temporali in cui i rossi della terra annullano completamente i grigiori di città e la luce delle candele appare più forte di qualunque alogena, perchè il calore dei suoi lavori artistici cattura lo sguardo facendo dimenticare lo scorrere del tempo. Affondano le loro radici iconografiche nelle nostre tradizioni, nella nostra storia artistica e culturale e ci fanno sentire orgogliosi del passato e tranquilli come a casa, anche là dove non c’è.
Melina Scalise