Traduzioni

Milano - 21/05/2014 : 12/06/2014

Ciò che interessa indagare in questa esposizione a tre voci, è il complesso atto di negoziazioni che vengono attivate da ciascun artista per esprimere l’opera, dispositivo potente e indipendente frutto di un’ossessione regolata ad alta densità clinica e poetica.

Informazioni

Comunicato stampa

“La traduzione è essenzialmente un atto di dislocazione: fa muovere il senso di un testo da una forma linguistica a un’altra e mostra questi tremiti. Trasportando l’oggetto di cui s’impossessa, si dispone all’incontro con l’Altro per presentargli lo straniero/estraneo in una forma familiare: ti porto ciò che fu detto in un’altra lingua rispetto la tua...”.

Ciò che interessa indagare in questa esposizione a tre voci, è il complesso atto di negoziazioni che vengono attivate da ciascun artista per esprimere l’opera, dispositivo potente e indipendente frutto di un’ossessione regolata ad alta densità clinica e poetica

In tale ottica errante di passaggio, di transitorietà, di mescolanza e scoperta, si instaura un dialogo tra le opere di autori che usano media e linguaggi simili, ma con declinazioni differenti. Silvia Mariotti è un’artista che lavora tramite la fotografia traducendo incessantemente le sottili discrepanze tra naturale e artificiale, verità e finzione, non senza un sottile velo di sarcasmo e disincantata quanto suggestiva visione. Le opere di Matteo Cremonesi sono sempre sulla soglia dell’inframince inteso come spazio e luogo sospeso, trascendente, minimo, sono immagini studiate e fotografate nel diafano e nell’impalpabile per una ricerca che va oltre il visibile e il pellicolare. Danilo Torre è un video artista che ricerca congiunture e contesti trasponendo con lo sguardo e il suono momenti e situazioni sempre nello spirito di una narrazione tra il chirurgico e il lirico, manovrata tra oscillazioni di temperatura e variabili impressioni.

Il comune denominatore risiede nel processo artistico che implica in tutti i casi il concetto di "traduzione", struttura che tiene aperto il complesso di linguaggi impiegati e allarga il dialogo, senza disperdersi in modalità generiche, bensì negoziando il pensiero di colui che personalmente definisco androgino: artista androgino, o critico androgino, o per espansione uomo androgino che possiede requisiti, erra, trasla e innesta attraverso necessarie negoziazioni le informazioni e i significati della contemporaneità.

Martina Cavallarin


1. Nicolas Bourriaud, Il Radicante. Per un’estetica della globalizzazione, Postmedia, 2014, Milano