The Raw Morphology (La morfologia grezza)

Brescia - 02/07/2019 : 28/09/2019

A+B contemporary art presenta The Raw Morphology (La morfologia grezza), collettiva con Davide Bertocchi, Manon Grunewald e Michael Jones McKean.

Informazioni

Comunicato stampa

A+B contemporary art presenta The Raw Morphology (La morfologia grezza), collettiva con Davide Bertocchi, Manon Grunewald e Michael Jones McKean. La mostra, a cura di Gabriele Tosi, chiuderà a settembre con una performance di Bertocchi.
Il progetto nasce dall’idea di un possibile dialogo tra Grunewald e McKean sulla possibilità che anche un oggetto all’apparenza statico sia certamente un processo, ma troppo lento per essere osservato durante un tempo apprezzabile. A partire da questo - e citando nel frattempo differenti tecniche di display - la costruzione della mostra ha suggerito l’opportunità di includere una dose di casualità

Perciò è stata commissionata una performance a Bertocchi.
L’artista italiano è presente in mostra anche con una famiglia di nuove e piccolissime sculture e con un intervento mimetico all’esterno della galleria. Mentre nello spazio, Grunewald espone un sistema di lavori che vanno dall’installazione alla stampa passando sempre per la pittura, sistema di cui fanno parte anche nuovi pezzi. McKean, infine, presenta una serie di sculture a parete e un nuovo oggetto che sarà mostrato a Brescia per la prima volta.
Da un punto di vista ampio, la mostra è in un certo senso connessa con una possibilità offerta dalla contemporaneità in questa era successiva ai processi di globalizzazione, cioè dalla necessità di ripensare a tutto il mondo e a tutti i tempi come a una cosa unica, come a un singolo oggetto. Esercizio, questo, che appare meno utopico se condotto con un approccio estetico rispetto alla chiara impossibilità di un unico taglio, contestuale e narrativo. La sperimentalità di un pensiero così concepito rappresenta una falla nell’ordine della conoscenza.
Questo probabilmente il motivo per cui, tanto nella mostra quanto nei lavori esposti, ogni oggetto è instabile. L’immagine rifiuta di trasformarsi soltanto in documento, l’oggetto rifiuta di recitare solo la parte reliquia. Tutto, invece, appare alla ricerca di amici concettuali e di connessione atemporale. Come pellegrini e viaggiatori del tempo, i lavori assistono alla propria fine e alla propria origine. Sono così i testimoni dichiaranti delle proprie e infinite possibilità. Una grezza morfologia del prima e del dopo.






DAVIDE BERTOCCHI (1969, Italy) studia all’Accademia di Belle Arti di Bologna con Alberto Garruti dove si laurea nel 1993. Nel 2000 partecipa allo Studio Program PS1 del MoMa di New York e tra il 2003 e il 2004 prende parte al programma di residenza d'artista “Le Pavillon” al Palais de Tokyo di Parigi. Il suo lavoro è stato incluso in diverse pubblicazioni e mostre internazionali. Ha esposto con mostre personali presso l'Istituto Italiano di Cultura di Montreal, il Museo Nazionale di Arte Contemporanea di Bucarest, l'Istituto Italiano di Cultura di Los Angeles e con mostre collettive alla Galerie Sobering di Parigi, Palais des Beaux-Arts di Bruxelles e The Living Room di Miami.
Nei suoi lavori Bertocchi condensa due registri sensoriali: la musica e la scienza, manipolando intenzionalmente i due universi visivi ad esse connessi. Il suo lavoro include video, sculture, installazioni, performance e progetti curatoriali come “Lo Zodiaco” ispirato all’omonima opera di Gino De Dominicis del 1970 e Top 100, progetto nato dalla collaborazione di 100 curatori e critici d'arte ai quali è stata rivolta una semplice domanda: il titolo della loro canzone preferita.
Le sue opere sono state recensite su Flash Art, Nuke Magazine, Artforum e Il Sole 24 ore.

MANOR GRUNEWALD (1985, Belgio) inizia la sua carriera come artista di strada. Nel 2011 Grunewald è premiato con il "BNP Paribas Young Talent Award" in Belgio e nel 2014 partecipa all’International Studio and Curatorial Program (ISCP) di New York. Recentemente ha esposto presso la Galleria Berthold Pott di Colonia, la Steve Turner Gallery di Los Angeles e la RH Gallery di New York. Ha inoltre partecipato a diverse fiere internazionali come Art Brussels e MiArt.
Il suo lavoro comprende i generi di pittura, scultura e installazione in cui il processo tecnologico interagisce con gli aspetti della comunicazione. Il focus delle sue opere è concentrato sugli aspetti di archiviazione e installazione in rapporto allo spazio circostante. Il contenuto figurativo risulta deframmentato, imperfetto e arbitrario come la deformazione meccanica prodotta dal “rumore” tecnologico.
Le sue opere sono state recensite da Artsy, The List Mag e Gonzo Magazine.

MICHAEL JONES MCKEAN (1976, Micronesia) studia al New York State College of Ceramics presso l’Alfred University, dove si laurea nel 2002. Mckean ha vinto numerosi premi come il Guggenheim Fellowship, il Nancy Graves Foundation Award e l'Artadia Award. Ha recentemente esposto presso il Centro di Studi Curatoriali al Bard College di Annandale-on-Hudson (NY), il Centro d'Arte Contemporanea Parc Saint Leger di Nevers, la Biennale di Quebec, la Fondazione d'Arte di Atene, il Progetto Gentili di Prato, l’Università Shenkar di Tel Aviv. McKean è attualmente professore associato nel dipartimento di Scultura e Extended Media presso la Virginia Commonwealth University, dove insegna dal 2006 ed è co-direttore dell’ ASMBLY di New York City.
Il lavoro di Michael Jones McKean esplora la natura degli oggetti in relazione al folklore, alla tecnologia, all'antropologia e al misticismo. Le sue installazioni complesse e i delicati tableau scultorei utilizzano ordinamenti specifici di materiali, processi e sostanze per costruire spazi narrativi e associativi in cui il reale viene sconvolto e decentrato a favore di una lettura nuova.
Le sue opere sono state recensite da Flash Art, Art Viewer e Hyperallergic.