Teoria ingenua degli insiemi

Bologna - 30/01/2016 : 26/03/2016

Teoria ingenua degli insiemi è un titolo per due mostre: un progetto espositivo di Paolo Icaro le cui opere sono state scelte per attivare un dialogo con una mostra che include lavori di Bettina Buck, Marie Lund e David Schutter.

Informazioni

  • Luogo: P420
  • Indirizzo: via Azzo Gardino 9 - Bologna - Emilia-Romagna
  • Quando: dal 30/01/2016 - al 26/03/2016
  • Vernissage: 30/01/2016 ore 18.30-24
  • Autori: Paolo Icaro, Marie Lund, Bettina Buck, David Schutter
  • Curatori: Cecilia Canziani, Davide Ferri
  • Generi: arte contemporanea, inaugurazione, collettiva
  • Orari: da mercoledi a venerdì ore 15/19.30 sabato ore 9.30/13.30 e 15/19.30 Altri giorni solo su appuntamento

Comunicato stampa

Teoria ingenua degli insiemi
Paolo Icaro
Bettina Buck, Marie Lund, David Schutter
a cura di Cecilia Canziani e Davide Ferri
30 gennaio – 26 Marzo 2016


P420 inaugura il nuovo spazio a Bologna in Via Azzo Gardino 9 con due mostre curate da Cecilia Canziani e Davide Ferri.
Un insieme è una qualunque collezione di oggetti della nostra intuizione o del nostro pensiero. Gli oggetti, detti elementi dell’insieme, devono essere distinguibili e ben determinati
G

Cantor, Teoria ingenua degli insiemi
Il modello di insieme sviluppato dal matematico tedesco Georg Cantor (1845 – 1918) elaborato alla fine del XIX secolo e fondamentale per lo sviluppo della matematica moderna, è una teoria che si basa sul concetto di appartenenza: un insieme è a tutti gli effetti una collezione di elementi distinti, con la particolarità che gli elementi dell’insieme possono essere, a loro volta, insiemi. E’ una teoria non riconducibile a concetti definiti, ma intuitiva e aperta al paradosso e alla contraddizione.

Teoria ingenua degli insiemi è un titolo per due mostre: un progetto espositivo di Paolo Icaro le cui opere sono state scelte per attivare un dialogo con una mostra che include lavori di Bettina Buck, Marie Lund e David Schutter.
Le due mostre si trovano a condividere lo stesso spazio, e una accanto all’altra, o, letteralmente, una dentro l’altra, possono dialogare per contrasti, o temporanee assonanze, portando alla luce richiami tra poetiche di artisti che appartengono a geografie e genealogie diverse. Somiglianze non sensibili che indicano preoccupazioni comuni restituite in forme differenti.

Teoria ingenua degli insiemi è dunque un’indagine sul lavoro di Paolo Icaro (Torino, 1936) condotta su un arco temporale molto ampio e declinata attorno all’opera Cardo e decumano (2010) che idealmente ri-orienta lo spazio espositivo e ne ripartisce i confini. Attorno a questa ossatura composta di due linee tratteggiate ortogonali, formate da variazioni numeriche di elementi modulari in ferro, si articola una progressione di opere non cronologica, con lavori appartenenti a periodi differenti. Così i Lunatici (1989) sono un campionario di azioni della mano su una porzione di materia data; Lassù: per un blu K (1990) è un lavoro in cui la misura del fare si distende fino a incontrare l’infinito in un punto; Esplosa (1990) è una scultura che disegna lo spazio, che “fa spazio”, anziché occuparlo; Numericals 1 - 10 (1978), in cui un danzatore interpreta liberamente una progressione numerica, è una performance in cui il corpo diventa materia scultorea.

Le opere di Icaro in mostra indicano dunque un vocabolario - gravità, levità, reciprocità, eccedenza, limite, gesto, provvisorietà, corpo, rischio - attorno al quale si dispiega per rimandi e ricorrenze un’altra mostra con lavori di Bettina Buck (Colonia, 1974), Marie Lund (Copenhagen, 1976) e David Schutter (Pennsylvania, 1974 ): un dialogo tra opere le cui traiettorie si incontrano e formano una costellazione di idee, rimandi, suggestioni.

Così in Teoria ingenua degli insiemi Bettina Buck esplora la scultura come uno stato di momentanea stasi tra germinazione e collasso, come forma che si offre solo provvisoriamente, come tempo, processo, energia trattenuta e che trova nel corpo – nella sua presenza o evocazione - la sua metafora più precisa, o ancora come spazio appropriato, come nell’intervento realizzato in situ in cui una linea appena percettibile inscrive la zona di passaggio tra le due stanze della galleria e suggerisce la reversibilità di uno spazio da elemento architettonico a oggetto, a scultura.
Marie Lund indaga la dialettica tra pieno e vuoto che è strutturale nel linguaggio della scultura, evoca un volume e lo analizza nella sua traduzione in una superficie nella serie di opere a parete Stills, tende dilavate dal tempo, scucite e intelaiate su cornice; restituisce il corpo come negativo in Attitudes, indaga il confine tra cancellazione e riscrittura, appropriazione e autorialità in The Very White Marbles.
Il lavoro di David Shutter è il risultato di un lungo impegno visivo sulla pittura che vive come strabiliante fonte della percezione.
Affascinato dalla pittura pre-moderna, fonte d’ispirazione del suo lavoro, Shutter cerca nelle sue performance pittoriche di riportare al presente quegli stessi effetti della superficie, le pennallate e la luce all’interno del quadro. Il grigio dei suoi dipinti a olio è solo apparentemente un monocromo, risultato com’è della sovrapposizione lenta, meditata e attenta di strati successivi di colore, pennellate e gesti di diverso spessore e densità, che viene restituita dalla superficie vibrante e ricchissima delle sue tele.
Teoria ingenua degli insiemi è allora una e due (o più) mostre costruite attorno a idee e intuizioni che si richiamano e che ritornano declinate in modi e forme differenti; punteggiature nello spazio espositivo, sentieri che si incontrano in più punti, linee (narrative) che si sostengono l’una con l’altra: gli insiemi a cui il titolo fa riferimento.


Paolo Icaro (Torino, 1936. Vive e lavora a Tavullia, Pesaro) partecipa negli anni Sessanta alla stagione germinale dell’Arte Povera e prende parte alle mostre più significative di quegli anni come: Arte Povera – Im Spazio, Galleria La Bertesca, Genova (1967); Teatro delle mostre, Galleria La Tartaruga, Roma (1968); Arte Povera più Azioni Povere, Amalfi (1968); Op Losse Schroeven. Situaties en cryptostructuren, Stedelijk Museum, Amsterdam (1969); When Attitudes Become Form, Kunsthalle Bern, Berna (1969). Nel 1971 si trasferisce negli Stati Uniti, in Connecticut, dove avvia una riflessione ambientale e performativa della sua pratica scultorea, vicina alle correnti dell’arte concettuale e dell’arte processuale. A partire dagli anni Ottanta, dopo il suo rientro in Italia, tiene numerose mostre personali in istituzioni quali: PAC – Padiglione d'Arte Contemporanea, Milano (1982); Palazzina dei
Giardini, Modena (1987); Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Trento (1995).
Nel 2011 partecipa alla 54.Biennale di Venezia. Nel 2014 mostra personale “Appunti di viaggio 1967-2014” presso Peep Hole Milano.


Bettina Buck (Colonia, 1974, vive e lavora a Berlino), ha studiato all’Accademia di Arte e Media di Colonia, successivamente ha conseguito un Master in Belle Arti al Goldsmiths College di Londra.
Le sue mostre recenti includono: Tutta l’Italia è silenziosa (All of Italy is silent), allestita in diverse accademie straniere e Istituti di Cultura e ambasciate a Roma; To Continue. Notes towards A Sculpture Cycle alla Nomas Foundation, Roma e MOTOR: Bettina Buck invites Marie Lund, al Spacex, Exeter. Ha esposto anche al Kai10 in The Secret Life of Things, Dusseldorf e A House of Leaves a Londra presso la David Roberts Art Foundation nel 2013. Lo scorso novembre ha inaugurato la sua terza solo show alla galleria show alla Galleria Rockeby initiolata Monomera/September Shuffle

Marie Lund (Copenhagen, 1976 vive e lavora a Londra). Le sue recenti mostre includono PIT alla galleria Croy Nielsen di Berlino; Flush al Badissher Kunstverein; Dip alla galleria Laura Bartlett di Londra; Drums al Museo Marino Marini di Firenze e Back Pack alla galleria Proyectos Monclova di Città del Messico. Il suo lavoro è stato presentato in numerose istituzioni tra cui la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo; Extra City; Palais De Tokyo e Centre Pompidou, Parigi; Kunstmuseum Krefeld, Museum of Contemporary Art Detroit, Cologne Kunstverein, Kunsthalle Mulhousse, De Vleeshal, Middelburg, Contemporary Art Museum, St. Louis, The Swiss Institute, New York, CCA Wattis San Francisco. Attualmente i suoi lavori sono in mostra alla Tate Britain, Londra e a Palazzo De’ Toschi, Bologna.

David Schutter (Pennsylvania, 1974, vive e lavora a Chicago) ha esposto al Gemäldegalerie di Berlino; alla Scottish National Gallery of Modern Art di Edinburgo; al Museum of Contemporary Art di Chicago; collabora con Aurel Scheibler a Berlino; Sikkema Jenkins & Co., New York; and Rhona Hoffman Gallery, Chicago. In concomitanza con questa mostra, l’artista parteciperà a Conversation Piece alla Fondazione Memmo di Roma. I suoi lavori sono stati esposti anche alla Biennale Internazionale di Glasgow, Magazin-Centre National Art d’ Contemporain di Grenoble, e alla David Roberts Art Foundation di Londra.
David Schutter ha vinto il Roma Prize 2015-2016 conferito dall’American Academy di Roma dove attualmente è in residenza.

Naive Set Theory
Paolo Icaro
Bettina Buck, Marie Lund, David Schutter
curated by Cecilia Canziani and Davide Ferri
30 January – 26 March 2016
P420 inaugurates its new space in Bologna, Via Azzo Gardino 9 with two exhibitions curated by Cecilia Canziani and Davide Ferri.


A set is a gathering together into a whole of definite, distinct objects of our perception or of our thought—which are called elements of the set.
G. Cantor, Naive Set Theory
The model of the set developed by the German mathematician Georg Cantor (1845 – 1918) at the end of the 19th century, which was fundamental for the growth of modern mathematics, is a theory based on the concept of belonging: a set, to all intents and purposes, is a collection of distinct objects, with the particular characteristic that the elements of the set can themselves be sets. It is a theory that cannot be traced back to definite concepts; it is intuitive, open to paradox and contradiction.

Naive Set Theory is a title for two exhibitions: a project by Paolo Icaro, whose works have been chosen to activate a dialogue with an exhibition that includes pieces by Bettina Buck, Marie Lund and David Schutter.
The two exhibitions share the same space, next to each other or literally one inside the other. They can establish a dialogue of contrasts or temporary assonance, bringing connections to light between the poetics of artists who belong to different geographies and backgrounds. Nearly imperceptible resemblances that indicate shared concerns conveyed in different forms.

Naive Set Theory is therefore on one hand, an investigation of the work of Paolo Icaro (Turin, 1936), conducted over a very long time span and organized around the work Cardo e decumano (2010) which ideally re-orients the exhibition space and subdivides its boundaries. Around this skeleton composed of two orthogonal dotted lines, formed by numerical variations of modular iron parts, a non-chronological progression of works is organized, with pieces belonging to different periods. The Lunatici (Lunatics, 1989) are a set of actions of the hand on a given portion of material; Lassù: per un blu K (Up there: for a blue K, 1990) is a work in which the measure of doing extends to encounter infinity in a single point; Esplosa (Exploded, 1990) is a sculpture that designs the space, that “makes space” instead of occupying it; Numericals 1 - 10 (1978), in which a dancer freely interprets a numerical progression, is a performance in which the body becomes sculptural material.

Icaro’s works indicate a vocabulary – gravity, levity, reciprocity, excess, limit, gesture, temporary character, body, risk – around which another exhibition unfolds through links and recurrences, with works by Bettina Buck (Cologne, 1974), Marie Lund (Copenhagen, 1976) and David Schutter (Pennsylvania, 1974): a dialogue among works whose trajectories meet and form a constellation of ideas, connections, suggestions.

Thus in Naive Set Theory Bettina Buck explores sculpture as a state of momentaneous stasis between germination and collapse, as form that offers itself only temporarily, as time, process, withheld energy, where the body – in its presence or simply evoked – becomes the most precise metaphor, or again as appropriated space, as in the site-specific intervention in which a barely perceptible line inscribes the zone of passage between the two rooms of the gallery and suggests the reversibility of a space from architectural element to object, sculpture.
Marie Lund investigates the dialectic between full and empty that is a structural part of the language of sculpture. She evokes a volume and analyzes it in its translation in to a surface, in the series Stills: six panels composed of curtains faded by time, unstitched and stretched on frames; she portrays the body as a negative in Attitudes, and explores the borderline between erasure and rewriting, appropriation and authorship in The Very White Marbles.
David Schutter’s works are the result of a long visual engagement with paintings as a phenomenal source of perception. Engaging with pre-modern paintings as source material for his works, Schutter seeks the surface effects, brushstrokes, and light within frames of reference that are rendered into the present by his re-performance of the pictures. The gray of his oil paintings is only apparently monochromatic. It is the result of attentive applications of successive layers of color and brush technique of different depth and density, generating the abundant, rich surface of his canvases.

Naive Set Theory is therefore one and two (or more) exhibitions built around ideas and intuitions that reference each other, that return interpreted in different ways and forms; punctuations of the display space, paths that meet at multiple points, (narrative) lines that sustain each other: the sets to which the title refers.

Paolo Icaro (b. 1936 Turin), lives and works in Tavullia, Pesaro. He took part in the germinal period of Arte Povera in the 1960s, showing work in the most important exhibitions of those years, including Arte Povera – Im Spazio, Galleria La Bertesca, Genoa (1967); Teatro delle mostre, Galleria La Tartaruga, Rome (1968); Arte Povera più Azioni Povere, Amalfi (1968);
Op Losse Schroeven. Situaties en cryptostructuren, Stedelijk Museum, Amsterdam (1969); When Attitudes Become Form, Kunsthalle Bern, Bern (1969). In 1971 he moved to the United States, in Connecticut, where he explored the environmental and performative aspects of his sculptural practice, in relation to the movements of Conceptual Art and Process Art. Starting in the 1980s, after returning to Italy, he has had many solo shows in institutions, including: PAC – Padiglione d'Arte Contemporanea, Milan (1982); Palazzina dei Giardini, Modena (1987); Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, Trent (1995). In 2011 he took part in the 54th Venice Biennale. In 2014 his solo show Appunti di viaggio 1967-2014 was held at Peep-Hole in Milan.


Bettina Buck (b. 1974 Cologne Germany), lives and works in Berlin. She studied at the Academy of Media Arts, Cologne before completing an MA in Fine Art at Goldsmiths College, London. Recent exhibitions include Tutta l’Italia è silenziosa (All of Italy is silent), presented across foreign academies, international cultural institutions and embassies in Rome, To Continue. Notes towards A Sculpture Cycle at The Nomas Foundation in Rome and MOTOR: Bettina Buck invites Marie Lund, at Spacex, Exeter. Other recent institutional exhibitions include The Secret Life of Things, at Kai10, Dusseldorf, 2013 and A House of Leaves, The David Roberts Art Foundation, London, 2013. Last November she inaugurated her third solo show at Rockeby, titled Monomera/September Shuffle.



Marie Lund (b.1976 Copenhagen) lives and works in London. Recent solo exhibitions include PIT at Croy Nielsen, Berlin, Flush at Badischer Kunstverein, Dip at Laura Bartlett, Drums, Museo Marino Marini and Back Pack at Proyectos Monclova, Mexico City. Her work has been featured in exhibitions at Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Extra City Antwerp, Palais De Tokyo, Centre Pompidou, Kunstmuseum Krefeld, Museum of Contemporary Art Detroit, Cologne Kunstverein, Kunsthalle Mulhousse, De Vleeshal, Middelburg, Contemporary Art Museum, St. Louis, The Swiss Institute, New York, CCA Wattis San Francisco amongst others. Her work is currently on show at Tate Britain, London and Palazzo De’ Toschi, Bologna


David Schutter (USA b. 1974) lives and works in Chicago. He has had solo exhibitions at the Gemäldegalerie Berlin; the Scottish National Gallery of Modern Art, Edinburgh; the Museum of Contemporary Art, Chicago; with Aurel Scheibler, Berlin; Sikkema Jenkins & Co., New York; and Rhona Hoffman Gallery, Chicago. Concurrent with this exhibition, the artist is featured in Conversation Piece, Fondazione Memmo, Rome. His work has been featured in the Glasgow International Biennale, La Magazin- Centre National Art d’ Contemporain, Grenoble, and the David Roberts Art Foundation, London. David Schutter is the recipient of a 2015-16 Rome Prize awarded by the American Academy in Rome, where he is currently in residence.