Tamar Guimarães – Canoas

Genova - 05/12/2014 : 05/01/2015

Il corto “Canoas” girato in 16mm da Tamar Guimarães commissionato per la Biennale di San Paolo nel 2010, sussume il titolo dalla casa che Oscar Niemeyer costruì nei primi anni ’50 per sé e la sua famiglia nella foresta atlantica che sormonta Rio de Janeiro, “Casa das Canoas”.

Informazioni

  • Luogo: PINKSUMMER - PALAZZO DUCALE
  • Indirizzo: Piazza Giacomo Matteotti 28r - Genova - Liguria
  • Quando: dal 05/12/2014 - al 05/01/2015
  • Vernissage: 05/12/2014 ore 18,30
  • Autori: Tamar Guimarães
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: dal martedì al sabato, dalle 15.00 alle 19.30.

Comunicato stampa

Il corto “Canoas” girato in 16mm da Tamar Guimarães commissionato per la Biennale di San Paolo nel 2010, sussume il titolo dalla casa che Oscar Niemeyer costruì nei primi anni ’50 per sé e la sua famiglia nella foresta atlantica che sormonta Rio de Janeiro, “Casa das Canoas”. Accadde in questa casa sinuosa e bellissima, o forse nei dintorni di essa, che il neoeletto presidente Juscelino Kubitscheck nel 1956 condivise con l’architetto il suo grandioso progetto politico di costruire Brasilia

Viene quasi da immaginare Kubitscheck mentre dice “Oscar, questa volta costruiremo la capitale del Brasile”*, alludendo al fatto che la città sarebbe dovuta sorgere prodigiosamente, da lì a quattro anni, lontana di tanti e tanti chilometri dall’antica fascia costiera urbanizzata dal colonialismo europeo. Brasilia è un sogno cresciuto per integrare le regioni inospitali del settentrione mai sfiorate dal progresso, nel programma di urbanizzazione, industrializzazione, educazione, di modernizzazione in una parola, che il presidente aveva in testa per un paese che avrebbe di fatto governato solo pochi anni. Kubitscheck rimase al potere fino al 1960, fu accusato poi dai suoi avversari di corruzione e di aver fatto crescere a dismisura il debito pubblico. Nel 1964 l’ex presidente si ritirò dalla vita politica e nel 1976 morì in un incidente automobilistico, le cui cause non furono mai chiarite del tutto, ma probabilmente si trattava di un’ombra proiettata dalla circostanza che era stato un presidente amato dai brasiliani e in questo senso, un re fasullo potenzialmente da bruciare alla fine del carnevale, per propiziare un futuro sempre migliore. Nonostante il regime militare avesse vietato qualsiasi manifestazione, andarono in più di 100000 all’aeroporto di Brasilia per accogliere l’ultimo atterraggio di Juscelino Kubitscheck e furono proclamati tre giorni di lutto nazionale.
Brasilia era una città ideale informata sull’utopia socialista, in quella città non doveva esistere la proprietà privata perché tutti gli appartamenti appartenevano al governo per essere affittati ai lavoratori. Ministri e lavoratori avrebbero condiviso il pianerottolo e l’ascensore da buoni vicini di casa, perché a Brasilia non dovevano esserci quartieri alti e quartieri bassi. Il progetto urbano era di Lucio Costa, gli edifici di Oscar Niemeyer, l’invenzione paesaggistica di Roberto Burle Marx. Niemeyer affermò sempre che l’uomo è infinitamente più importante dell’architettura e che fare politica è un’attività di pensiero che non può prescindere dall’esigenza di guardarsi attorno, per accorgersi che le cose non vanno bene, ma possono essere costantemente migliorate.
Dopo, dal 1964 al 1985, per ben 21 anni, in Brasile resse la dittatura militare.
In progetti sviluppati da Tamar Guimarães e da Tamar Guimarães e Kasper
Akhøj le proiezioni di un modernismo splendido di “ordine e progresso”, assumono connotazioni popolar-metafisiche, che pur muovendo dalle città terrene modernizzate, appaiono infinitamente più celesti. Ci riferiamo al progetto “A Man Called Love” del 2008 e in specifico, alla burocraticissima città astrale descritta dal medium psichico Francisco Candido Xavier in “Our Home” del 1944. Alludiamo poi a “Capitain Gervasio’s Family” con la sua evocazione della mappa ectoplasmica che connette venti città astrali del Brasile, fluttuanti sopra una parte molto estesa del territorio brasiliano. La mappa è stata informata da una medium psichica che vive nella città di Palmelo, una città di circa 2000 abitanti, la metà dei quali sono medium psichici. I medium di Palmelo praticano la“magnetic chain”, un metodo per trattare differenti tipi di malattia. “Capitain Gervasio’s family” (2013), è una “film installation” commissionata e presentata dalle e alle 55esima Biennale di Venezia “Il Palazzo Enciclopedico” e 31esima Biennale di San Paolo “How to Talk about Things that don’t Exist” - la prima biennale di San Paolo dopo la morte di Oscar Niemeyer, avvenuta nel 2012.
“Canoas” invece, prima di essere film è stata un cocktail party, un po’ vero e un po’ finto, un po’ reale e un po’ immaginario, come del resto sono tutte le feste organizzate in modo da lasciare uno spazio perché il flusso di energia determinato dall’interazione tra i convitati, sfoci nell’invenzione dell’inatteso e dell’inedito. Come un corpo glorioso meno soggettivo e più oggettivo, costituito dai sentimenti e dalle emozioni degli invitati, che illumina l’ambiente di una diversa costellazione di senso. Tamar Guimarães in un’intervista con Pablo León de la Barra pubblicata da Vdrome, assimila il party a un carnevale minore. Come se la situazione particolare e intensificata della festa fosse un travestimento temporaneo, che libera la soggettività in funzione di una nuova formazione del sé di natura più oggettiva o quantomeno più collettiva. I riferimenti di Guimarães per “Canoas”, rispetto alla ricerca meticolosa che precede ogni suo progetto, sono molteplici e vanno dal concretismo terapeutico di Lygia Clarck, al cinema di Jacques Tati, fino a Gilberto Freyre. Il parallelismo demistificante di Guimarães tende a ricondurre il modernismo brasiliano all’idea che l’architettura, la casa, sia un riflesso dell’organizzazione sociale e politica brasiliana di ordine squisitamente patriarcale, come viene interpretata nel saggio di Freyre del 1933 “Casa-Grande & Senzala”, tradotto in italiano con il titolo "Case e catapecchie, la decadenza del patriarcato rurale brasiliano e lo sviluppo della famiglia urbana (Einaudi 1972)”. Nella medesima intervista con León de la Barra, Guimarães parla dell’ipotesi che il modernismo brasiliano sia nostalgico della sensualità dell’architettura coloniale, che sotto la sua ala-casa dominata dal patriarca, accoglieva proprio tutti: mogli, figli, figlie, amanti e schiavi. L’intento di Tamar Guimarães è sempre micrologico, vale a dire finalizzato a cogliere nel frammento un intero momento storico, per dirla con Walter Benjamin: l’individuo diventa teatro di un processo oggettivo. Tamar Guimarães converte il pensiero in un’immagine che ha un rapporto con la memoria per scardinare le determinazioni consuete e raggiungere un pensiero più emancipato della contemporaneità.
Il cocktail party concepito da Tamar Guimarães dopo una visita a Casa das Canoas che la lasciò intravvedere la fantasmagoria di eleganti signore intente a chiacchierare a bordo piscina, è stato organizzato mescolando pochi attori e attrici, con amici e a amici di amici imbucati, e personaggi istituzionali che erano attivi sulla scena culturale brasiliana ancor prima dell’inizio della dittatura militare. Molti degli invitati al “pre-party” intimo a Casa das Canoas, da lì a poco si sarebbero recati al padiglione Cicillo Matarrazzo nel parco Ibirapuera per l’inaugurazione e il party conseguente, della biennale di San Paolo per la quale il progetto “Canoas” si stava attualizzando in una festa che sarebbe diventata un film. La pratica ermeneutica applicata da Guimarães per liberare la carica sensuale di Casa das Canoas, utilizzata spesso negli anni come set per servizi di moda, video musicali, saop opere per la tv e riprese cinematografiche, sembra rivelare che il modernismo in Brasile, forse con modalità peculiari, ma non diversamente che altrove, al di là del sogno di democratizzazione del paese, è rimasto un gingillo borghese, la cui frequentazione alle classi meno abbienti era concessa in quanto servitù, un po’ come accadeva nelle colonie fondiarie dei grandi proprietari terrieri trattate da Freyre.
Ci viene in mente qui in fondo al comunicato stampa un aneddoto buffo di un amico a cui un collega di Rio de Janeiro, innamorato dell’era modernista in Brasile, mentre stava raccontandogli quanto il modernismo brasiliano fosse stato grandioso, mentre quello argentino un po’ così-così, s’interruppe di colpo per chiedergli guardandolo dritto negli occhi: “E voi in Europa avete tenuto il modernismo?”.

*Ci piace immaginare che il sindaco di Genova Marco Doria, con il presidente dell’Autorità Portuale Luigi Merlo e il nuovo presidente della Regione, si recassero tutti nello studio di Renzo Piano sulle alture di Voltri, all’estremità ovest di Genova, e gli dicessero: “Renzo, Genova rinascerà riscoprendo il mare attraverso il canale “Blueprint”, te lo faremo costruire e assieme faremo tornare l’acqua dov’era un tempo, te lo promettiamo e magari dopo, smetterà anche di piovere così assurdamente e Genova non farà più solo la fortuna degli ombrellai ”.


La galleria è aperta dal martedì al sabato, dalle 15.00 alle 19.30.

Pinksummer Palazzo Ducale-Cortile Maggiore Piazza Matteotti 28r 16123 Genova Italy
t/f +39 010 2543762 [email protected] www.pinksummer.com






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TAMAR GUIMARÃES

Canoas

Opening December 5th 2014, h 6.30 p.m.

Press release


The short movie “Canoas” shot on 16mm film by Tamar Guimarães commissioned for the Bienal de São Paulo in 2010, is titled after "Casa das Canoas", the house built by Oscar Niemeyer in the early 50s for himself and his family in the Atlantic forest surrounding Rio de Janeiro. In 1956, in that curvaceous and very beautiful house, or perhaps in its surroundings, the new-elected president Juscelino Kubitscheck shared with the architect his grand political plan of building Brasilia. We can imagine Kubitscheck saying “Oscar, this time we will construct the capital of Brasil” *, alluding to the fact that the city should be risen miraculously, in four years, far from the old coastline urbanized by European colonialism. Brasilia is a dream grown out of a necessity to integrate the northern inhospitable regions never touched by progress in the path of urbanization, industrialization, education - in a word, the modernization path that the president had in mind for a country that he actually would only govern for a few years. Kubitscheck held power until 1960, then his adversaries accused him of corruption and of letting public debit grow to the excess. In 1964 the former president abandoned politics and in 1976 died during a car accident, the causes of which were never completely cleared. Although a shadow is cast upon its circumstances: probably Brazilians loved him and in this sense he was also a bogus king, potentially to be burned at the end of the carnival to propitiate an always better future. Although the military regime had prohibited any manifestations, more than 100.000 people went to the airport of Brasilia to hail the last landing of Juscelino Kubitscheck, an event followed by three days of national mourning.
Brasilia was an ideal city informed by socialist utopia. In that city private property should not exist - all the apartments belonged to the government to be rented to the workers. Ministers and workers would share staircases and elevators as good neighbors do, because in Brasilia upper and lower class districts should not be. The city was planned by Lucio Costa, the buildings by Oscar Niemeyer and the landscape design by Roberto Burle Marx. Niemeyer always asserted that man is infinitely more important than architecture and that politics is an act of thinking arisen from the need to perceive one's surroundings to become aware of what isn't well but can be continually improved.
Later, from 1964 to 1985, the military dictatorship ruled in Brazil for at least 21 years.
In several projects developed by Tamar Guimarães as well as in some of her collaborations with Kasper
Akhøj, the projection of a splendid modernity entangled with "order and progress" takes a popular-metaphysical twist, which, departing from earthly modern cities, appear as celestial visions. We refer to the project “A Man Called Love” (2008) and namely, to the highly bureaucratic astral city described in “Our Home”, in 1944, by the psychic medium Francisco Candido Xavier. We also refer to “Capitain Gervasio' s Family” and its evocation of an ectoplasmic map connecting twenty astral cities hovering above an extremely large expanse of Brazilian soil. The map was drawn by a spiritist medium living in Palmelo - a city of about 2.000 people, half of which are psychic mediums. The mediums in Palmelo practice the “magnetic chain”, a method for approaching different forms of illness. “Captain Gervasio' s Family” (2013) was a film installation commissioned for and presented at the 55th Venice Bienniale “Il palazzo enciclopedico” and at the 31st Bienal de São Paulo “How to Talk about Things that don' t Exist”in 2014 - the first Bienal de São Paulo since Oscar Niemeyer passed away in 2012.
“Canoas” on the other hand, before it was a film it was a cocktail party - a little true and a little fake one, a little real and a little imaginary - just like all parties are in order to leave room for
a flow of energy to be called forth by the guests as they interact, emerging into the invention of the unexpected and the unknown. Not unlike a glorious body, less singular and more plural, shaped by the emotions and the feelings of the guests, illuminating the environment with a different constellation of meaning.

In an interview with Pablo León de la Barra published by Vdrome, Tamar Guimarães compares the party to a minor carnival, as if the particular and intensified situation of the party could act as some temporary disguise, freeing subjectivity in the name of a new configuration of each single self, more objective or at least more collective. About the meticulous research preliminary to all her projects, Guimarães’ references for “Canoas” are multiple and range from Lygia Clarck's therapeutic concretism, to the cinema of Jacques Tati, to Gilberto Freyre.
The demystifying parallelism of Guimarães tends to take the Brazilian modernism back to the idea that architecture, i.e. the house, mirrors the social and political Brazilian organization of an exquisitely patriarchal order, according to the interpretation given by Freyre in his 1933 essay “Casa-Grande & Senzala”, translated in Italian as "Case e catapecchie, la decadenza del patriarcato rurale brasiliano e lo sviluppo della famiglia urbana" (Einaudi, 1972). In the same interview with León de la Barra, Guimarães speaks of a hypothesis suggesting that Brazilian modernism was nostalgic towards the sensuality of colonial architecture, housing everybody under its patriarch ruled wing-house, wives, sons and daughters, lovers and slaves. Tamar Guimarães' intention is always 'micrological', namely, to spot an entire historical moment in a fragment, or to quote Walter Benjamin: the individual becomes the theatre of an objective process. Tamar Guimarães converts thinking in an image that has a relationship with memory, unhinging common assumptions to sketch a more emancipated picture of contemporary possibilities.
The cocktail party was conceived by Tamar Guimarães after a visit to 'Casa das Canoas' - a visit which allowed her to see a phantasmagoria of elegant ladies chatting by the swimming pool. The party was organized by mixing a few actors and actresses, together with friends and friends of friends who crashed the party, people active in the Brazilian cultural scene, some of which active even prior to the military dictatorship.
Many among the guests to the small "pre-party” at Casa das Canoas would, shortly afterwards, join the opening and the party which followed it at the Cicillo Matarrazzo pavillon in the Ibirapuera park at the Bienal de São Paulo for which the project “Canoas” was made in form of a party that would eventually become a movie. The hermeneutic practice adopted by Guimarães to free the sensual potential of Casa das Canoas, often used throughout the years as setting for fashion shoots, music videos, movies and tv soaps, seems to reveal that modernism in Brazil, maybe has peculiar modalities, which are in fact perhaps are not different elsewhere. Beyond the dream of country democratization, modernism remained a bourgeois bobble, access to which was granted to the working classes as servitude, a bit like the case of the farming estates of the great land owners that Freyre talked about.
At the end of the press release, we are remind of a funny anecdote told by a friend of ours whose colleague from Rio de Janeiro is keen on Brazilian modernism. While he was explaining to our friend how great Brazilian modernism was and how so-so Argentinian modernism was, he suddenly stopped talking and looking straight in his eyes he asked: “And you guys, did you keep up modernism in Europe?”.

*We like to imagine the mayor of Genoa Marco Doria, with the president of the harbour authority Luigi Merlo and the new president of the Region, going to the studio of Renzo Piano on the heights of Voltri, to the extreme west of Genoa, saying: “Renzo, Genoa will be born again by rediscovering the sea through the canal “Blueprint”, we will let you build it and together we will make water return to where it used to be. We promise that and maybe afterwards it will stop raining in absurd amounts and Genoa will no longer bring good luck to umbrella sellers”.