T Yong Chung – Golden#Room

Firenze - 05/09/2013 : 05/10/2013

In occasione della sua seconda mostra personale presso SRISA Gallery of Contemporary Art a Firenze, T Yong Chung (Korea 1977), presenta un suggestivo allestimento ambientale. L'artista prosegue la sua ricerca basata sul recupero di materiali e oggetti di diversa provenienza che asssemblati insieme, secondo moduli casuali, rinascono intrisi di nuovo significato.

Informazioni

Comunicato stampa

In occasione della sua seconda mostra personale presso SRISA Gallery of Contemporary Art a Firenze, T Yong Chung (Korea 1977), presenta un suggestivo allestimento ambientale. L'artista prosegue la sua ricerca basata sul recupero di materiali e oggetti di diversa provenienza che asssemblati insieme, secondo moduli casuali, rinascono intrisi di nuovo significato.

Con questo lavoro l'artista decide di trasformare lo spazio espositivo in un ambiente che sembra raggelato fuori dal tempo in una dimensione dal sapore religioso. Nel centro la stanza presenta due piccole statue di Gesù e della Madonna che troneggiano sopra due colonne doriche

Il volto di entrambi è reciso con un taglio netto che lascia spazio a un profilo surreale. Intorno e atterra il dispanarsi di legni dorati ricavati da vecchi orpelli di sedie.

Creare un ambiente ha portato l'artista a maturare la sua esperienza rispetto al concetto di assemblaggio. Gli oggetti anche se snaturati del valore, dialogano tra di loro esaltando il significato di una messa in scena ne drammatica ne ironica. T-Yong Chung fonde insieme le singole parti in maniera organica, sfruttando le tensioni che si innescano tra le forme e il valore simbolico dei vari elementi.

Piuttosto che la ricerca del carattere sacro della scena e l'impatto quasi apocalittico, lo scopo insegue la casualità, e di essa si serve per amplificare il senso di spaesamento che essa può produrre . La stanza diventa la realizzazione tridimensionale di quel caliedoscopo che l'artista ama utilizzare agilmente nel suo linguaggio visivo. Il dubbio attivato con questo meccanismo spiazza lo spettatore verso una dimensione intima ma lontana da forme di giudizio.