Stefano Gattelli – Intonazioni
Alla sua prima personale alla Galleria Forni, Gattelli presenta un ciclo di lavori eseguiti nel corso degli ultimi due anni.
Comunicato stampa
Alla sua prima personale alla Galleria Forni, Gattelli presenta un ciclo di lavori eseguiti nel corso degli ultimi due anni. La ricerca di armonia, la modulazione di una intensità dirompente ma misurata nel tono, nel ritmo, nel segno, nell’uso del colore, sono evocati dal titolo "Intonazioni".
Notturni, interni, paesaggi, sono interpretati da una tavolozza trasversale a tutti i soggetti, prevalentemente di colori freddi. Delicati toni azzurrati, tenui sfumature della gamma dei viola ma anche qualche tocco di un caldo rosso pompeiano pigmentano una materia in taluni casi densa e consistente. Olio, tempera, acrilico si alternano - e a volte si compenetrano - sulla tela, talvolta intonacata, per dare vita ad una matericità di superficie che racconta, nel profondo, un pensiero di spessore.
Un velo di malinconica inquietudine sembra posarsi su ogni tela, indipendentemente dal soggetto rappresentato che diventa, di fatto, un pretesto per esprimere stati d’animo e atmosfere impalpabili di un vissuto assolutamente personale.
Una trentina di lavori saranno esposti e raccolti nel catalogo della mostra, introdotto da un testo di Alessandro Riva e da una testimonianza del fraterno amico pittore e scrittore Enrico Lombardi, del quale riportiamo uno stralcio: “(…) Le opere di Stefano Gattelli in generale, ma quelle più recenti in particolare, sono piene di ‘grazia’. (…) Potremmo pensare questa ‘grazia’ come il combinato disposto di una serie di fattori che, agendo insieme, in modo polifonico e perfettamente organizzato, producono questa straordinaria impressione di armonica bellezza: la ricerca spasmodica di un grande equilibrio fra composizione e costruzione; la scelta di un cromatismo estremo che trasforma ogni tinta in un tono esausto e liminare; l’etica, ossessiva, di un’esecuzione portata alle estreme conseguenze, a cui è affidato il compito di consegnare al ‘mondo’ un’opera perfettamente conchiusa, le cui potenzialità siano state interamente esplorate ed espresse; la scelta di soggetti della memoria vissuta, a volte anche apparentemente insignificanti, che riappaiono dopo essere passati al setaccio della forma, al segreto filtro decantatore della prassi pittorica che ci lascia il fantasma evanescente di ciò che un giorno forse è stato reale: la sua impronta appena appena leggibile. (…)”