Sisal per l’arte

Milano - 17/04/2015 : 19/04/2015

Performance di arte contemporanea italiana.

Informazioni

Comunicato stampa

SISAL PER L’ARTE

Performance di arte contemporanea italiana
Giulia Gallo | Rosy Rox | Barbara Uccelli
Milano, Alzaia Naviglio Grande – Sisal Island
17 – 19 aprile 2015

Progetto ideato da IGAV – Istituto Garuzzo per le Arti Visive
a cura di Alessandro Demma

Tre gli appuntamenti che Sisal e IGAV – Istituto Garuzzo per le Arti Visive presenteranno sul Naviglio Grande, cornice unica nel suo genere e, da sempre, luogo particolarmente amato dagli artisti

Una performance al giorno in cui ogni artista, con la propria arte, sperimenta nuovi e possibili dialoghi che stimolano direttamente i sensi e la percezione del pubblico.
La performance intesa come linguaggio dell’arte, come spazio di “azione” dell’artista, ha segnato, sin dai suoi esordi nella seconda metà del Novecento, alcuni passaggi ed esperienze fondamentali nel sistema dell’arte contemporanea. Dalle composizioni di John Cage alle azioni di Marina Abramovic il percorso di questa espressione d’arte ha alimentato il rapporto di scambio, di confronto, di “dialogo” tra l’artista e lo spettatore. Un universo in cui lo spazio e il tempo dell’azione si fondono con la vita dell’artista e dello spettatore che diventa parte integrante del “palcoscenico” dell’arte. Per queste ragioni, in occasione della Settimana del Design a Milano, nello spazio “galleggiante” Sisal Island sui Navigli, l’IGAV propone le performance live di Giulia Gallo, Rosy Rox e Barbara Uccelli che intensificano l’incontro tra arte e pubblico, unendo alla forza attrattiva della performance lo spazio pubblico e lo spettatore inaspettato e inconsapevole che si trova a partecipare improvvisamente ad un’esperienza d’arte.

Gli appuntamenti:

BARBARA UCCELLI
SELF-PORTRAIT IN THE MIRROR
venerdì 17 aprile, ore 19.30

ROSY ROX
PLEASE RETURN TO YOU
sabato 18 aprile, ore 19.30

GIULIA GALLO
RECORDING MAPS. LOGBOOK
domenica 19 aprile, ore 12.00

BARBARA UCCELLI | SELF-PORTRAIT IN THE MIRROR

Scrivere un'autobiografia per ricordare cosa è stato.

Cosa è stato di noi fino ad ora.

Quello che è stato, che è si vissuto, quello che si è scelto e che si è scartato.

Raccontare una storia che è reale e immaginaria insieme, perché nulla di ciò che la persona ha pensato di vivere, ha sospirato o immaginato che potesse avverare, si allontana dalla persona stessa.

Così il reale si mischia all'immaginario per dire di un essere che tutto questo è l'intero.

E su una parete di vetro, dove il trasparente è segno di scambio tra il dentro e il fuori, scrivere la propria biografia è come sospendere il tempo, lasciare che le parole vengano lette anche al contrario.

Così mentre la storia si scrive sulle pareti, fino a riempirle di parole che si rincorrono e si sovrappongono, mischiandosi le une alle altre, quello che è stato della persona non si può più decifrare, ma il colore pesante e definitivo sarà segno tangibile che tutto è trascorso e che non può essere modificato. Ma solo narrato ancora e ancora.

Gli artisti hanno bisogno di farsi autoritratti per essere certi di essere vissuti, nonostante tutto.

L'uomo ora è in grado di comprendere di essere solo un caso, un essere completamente futile che deve giocare il suo ruolo senza ragione. Così diceva Francis Bacon.




ROSY ROX | PLEASE RETURN TO YOU

L’artista al centro di una scena vuota e semibuia è imprigionata in una rivisitazione di un attrezzo da tortura sella santa inquisizione.

Unica illuminazione una luce sagomata tonda che nella parte iniziale avrà un diametro di illuminazione ristretto che coincide con il lucchetto che blocca l’intera scultura.

La luce si aprirà di diametro con l’avvicinarsi dello spettatore alla scena e rimarrà aperta per tutto il tempo del dialogo simbolico.

Ogni spettatore sarà parte della performance; potrà prendere una delle chiavi disposte al lato della scena e tentare di aprire il lucchetto.

Alla performance prende parte uno spettatore per volta.

Ogni spettatore tenterà di aprire il lucchetto, una sola è la chiave che riesce ad aprire, a quell’apertura coinciderà la fine della performance.

Una critica alla società dei consumi, l’urgenza di chiavi di lettura che portino verso l’atro, un invito ad essere in questo mondo “liquido moderno” (Zigmunt Bauman) “custode dell’altro” (Emmanuel Lévinas).

Una partecipazione alla sofferenza che ci invita a non essere spettatori, ma entrare in un sentiero più profondo che ci permette di guardarci più affondo e reciprocamente.

Con un “teatro” essenziale e scarno, riportare in scena quell’empatia e quell’immedesimazione con le tragedie della vita che danno un senso alla necessità di restare umani.

Uno spettatore che reagisca in termini di consapevolezza e di capacità di azione.

Un invito a immaginare altri modi di convivenza sociale.


GIULIA GALLO | RECORDING MAPS. LOGBOOK

Recording maps è un atto di mappatura dello spazio, inteso come una commistione di suoni, rumori, accadimenti e masse che costituiscono l’ambiente vissuto dal singolo individuo.

L’opera è un’installazione-performance durante la quale l’artista si fa testimone attivo dello spazio, ricreando una nuova visione di esso attraverso un codice di segni appositamente ideato. La sua decodificazione è frutto dell’arbitrarietà e della personale esperienza del fruitore.

Il luogo risulta dedotto nel suo complesso. La dimensione temporale e quella spaziale si ritrovano dunque sulla mappa, esattamente come avveniva in ambito cartografico prima del Quattrocento.

L'intento è di realizzare una sorta di diario di bordo in un preciso arco di tempo. Lo spazio della performance sarà fermato e trasposto attraverso registri di lettura che permettano di lasciarne una traccia fisica immediata.

Durante l’azione, ciò che accadrà nello spazio verrà tradotto tramite due tipologie di codici, quello scritto e quello segnico. I due livelli di traduzione della realtà si incontreranno e convivranno in quanto tracce su un unico supporto.

Esso sarà costituito dai teli occhiellati normalmente utilizzati per la copertura di imbarcazioni; la superficie dialogherà con lo il luogo ricoprendolo e dando forma ad uno spazio di lavoro e di studio degli avvenimenti.

In scena: Giulia Bertola, Giulia Gallo.