Simone Benedetto

Torino - 13/06/2019 : 04/07/2019

Le sculture dell'artista torinese cercheranno di dialogare con i cittadini del capoluogo piemontese e con chiunque avrà la curiosità di visitare gli spazi espositivi del Teatro Paesana, in collaborazione con la Galleria davidepaludetto | artecontemporanea e con il castello di Rivara.

Informazioni

  • Luogo: TEATRO PAESANA
  • Indirizzo: Via Bligny 2 - Torino - Piemonte
  • Quando: dal 13/06/2019 - al 04/07/2019
  • Vernissage: 13/06/2019 ore 18
  • Autori: Simone Benedetto
  • Generi: arte contemporanea, personale

Comunicato stampa

Le generazioni venute al mondo nel nuovo millennio sono ridondantemente etichettate come “nate col telefono in mano”, sottintendendo una capacità innata nel destreggiarsi con i nuovi media tecnologici e una propensione a utilizzare gli stessi con tale facilità da risultare alla pari di un ormai vetusto gioco da tavolo. Queste circostanze tendono a dirigere i bambini verso un isolamento che per gli adulti non è così drastico


L’artista torinese – classe 1985 – fa di questa questione il fulcro del proprio lavoro, con lo scopo di trasmettere, attraverso la scultura, la realtà delle cose, sperando di risvegliare le coscienze di fronte ad un problema che col tempo sta diventando sempre più grande. Dal 13 giugno al 4 luglio 2019, queste sculture cercheranno di dialogare con i cittadini del capoluogo piemontese e con chiunque avrà la curiosità di visitare gli spazi espositivi del Teatro Paesana, in collaborazione con la Galleria davidepaludetto | artecontemporanea e con il castello di Rivara. Le opere esposte riassumono al meglio l’intensità del pensiero di Simone, rivelando una triste verità che vuole scoprire le carte di un gioco ormai da tempo ignorato e assecondato.
Simone Benedetto si interroga sul peso reale degli elementi. Alla miniaturizzazione dei processi - immersiva ed infida forma di inserto nella memoria - Benedetto risponde con un gigantismo cavo e una prorompente innocenza da Teddy Bear, che appare più come un Godzilla. Alla facilità con cui è possibile reperire immagini e video dai contenuti violenti o pornografici da parte di bambini e ragazzi, Benedetto oppone i suoi orsetti giganti come guardiani, ma più che icone della difesa essi sono troll, intralcio, ostacoli piazzati davanti all'ingranaggio del flusso informativo divenuto inarrestabile. Sfumatura censoria, nascondimento dell'orizzonte visivo, attivatori di innocenza da vedersi come possibilità/opportunità di non sapere. L'opera di Benedetto, che pur risente di modelli importanti, da Claes Oldenburg a Jeff Koons, Paul McCarthy e Charles Ray su tutti, si manifesta dunque come una possibilità di giocare attraverso la sospensione dello sguardo. Gli elementi sulla pelle - le armi - esauriscono infatti il loro potenziale nel proprio doppio ludico-difensivo: la pelle dell'orso come luogo simbolico del passaggio. Una sintesi dell'essere tradotti nell'età adulta, proposta ad adulti affinché non sia sottaciuta la narrazione generazionale; il tutto all'interno di un processo di selezione che ha continuamente bisogno di immagini grandi per non cedere alla normalità schiacciante delle 'immaginette'. Sofferta, esemplare, retroattiva: una pelle dell'orso da vendere cara.
La serie Together Alone, invece, è qui presentata da un gruppo scultoreo composto da due bambini intenti a fare qualcosa con dei tablet alla mano– sta all’immaginazione del pubblico dedurre cosa sta scorrendo su quegli schermi immobili. Il bambino stante e la bambina seduta rievocano due ricorrenti situazioni in cui oggi è possibile osservare le nuove generazioni, ma quanto è da considerare normale tale immagine? Stereotipare tale condizione si è trasformata in prassi, anche se ai più anziani forse riporterà alla mente i vecchi tempi e le corse in giardino, dove la fantasia era l’unico “medium” a disposizione.
L’ultima opera esposta ritrae un bambino-soldato che tiene nella mano destra un’arma da fuoco e nella sinistra, a penzoloni, un orsacchiotto di pezza. Zaino in spalla e cappellino in testa, questa figura sembra lottare interiormente tra un dovere e un piacere. Come l’antico detto recita “Prima il dovere e poi il piacere”, in questo caso viene da dubitare sulla possibilità di applicare tali parole, perché oltre ai doveri esistono anche i diritti e ogni bambino ha il diritto di crescere e di affrontare le tappe della vita secondo il giusto ordine.










SIMONE BENEDETTO
13.06 - 04.07.2019
Ingresso libero
dal martedì alla domenica, dalle 16:00 alle 20:00
TEATRO PAESANA
Via Bligny 2, Torino















Biografia
Simone Benedetto nasce nel 1985 a Torino, dove vive e lavora.
Dopo la laurea all’Accademia Albertina di Belle Arti in scultura e arti plastiche sono state fondamentali per la formazione artistica e personale le esperienze all’estero; l’artista ha infatti conseguito intensi percorsi di studio nelle accademie di Valencia e Lisbona, proseguendo contemporaneamente nell’attività espositiva personale e lavorativa in ambito scultoreo.
Scultore poliedrico nella scelta di materiali e tecniche, utilizza il figurativo come linguaggio per affrontare tematiche spesso legate al sociale. Le sue opere nascono dal quotidiano, da uno sguardo critico sul presente mostrando contraddizioni e problemi della società moderna e fornendo al fruitore uno spunto di riflessione: non danno risposte, ma suggeriscono domande.
Punto forte dell’opera di Simone Benedetto è la continua sperimentazione di materiali, dai più tradizionali ai meno consueti. È proprio attraverso l’uso di diversi materiali come pietre dure, bronzo, cemento, resine e siliconiche la ricerca di Simone Benedetto raggiunge in maniera sempre più efficace l’espressione della propria sensibilità. A essere indagati con grande potenza visiva sono temi profondamente attuali come il rapporto tra uomo e feticcio e le contraddizioni e le costrizioni di un momento storico in cui, sempre più pericolosamente, l’oggetto tende a sostituire il soggetto.