Serse – Disegnare per ordini e numeri

Milano - 19/09/2013 : 15/11/2013

Concentrato esclusivamente sul disegno a grafite l’artista, triestino di adozione, ha prodotto negli anni una serie considerevole di immagini che gli hanno valso l’inserimento nel volume Drawing edito dalla Phaidon Press, nonché la partecipazione a rassegne internazionali di grande rilievo.

Informazioni

  • Luogo: GALLERIA GIUSEPPE PERO
  • Indirizzo: Via Luigi Porro Lambertenghi 3 - Milano - Lombardia
  • Quando: dal 19/09/2013 - al 15/11/2013
  • Vernissage: 19/09/2013 ore 18
  • Autori: Serse
  • Generi: personale, disegno e grafica
  • Orari: lun-ven 14.00-19.00 sabato su appuntamento

Comunicato stampa

Concentrato esclusivamente sul disegno a grafite l’artista, triestino di adozione, ha prodotto negli anni una serie considerevole di immagini che gli hanno valso l’inserimento nel volume Drawing edito dalla Phaidon Press, nonché la partecipazione a rassegne internazionali di grande rilievo. Il suo lavoro è contraddistinto da una coerenza e riconoscibilità che ne fanno un unicum nell’odierno panorama nazionale. Non si tratta, nel suo caso, del disegno quale strumento classico per l’elaborazione dell’impalcatura invisibile di un dipinto, e non si tratta nemmeno dell’utilizzo che ne fanno molti artisti contemporanei come appunto visivo precario e fragile

In Serse è l’opera nella sua assoluta compiutezza ad essere dovuta al solo disegno, al ‘non più di questo’ che il disegno rappresenta: strumento sottoposto ad una analisi vertiginosa che ne sonda tutte le potenzialità. Dalla grafite di Serse è scaturita una delle più intense riletture del tema del paesaggio nell’arte contemporanea: mari, cieli di nubi, montagne altissime, boschi innevati. Cioè la dimensione non umana, sublime, della terra nella sua condizione elementare delle cose prime e ultime. Quasi fosse possibile sondare, attraverso la concreta materialità della grafite, l’anima minerale della terra, le cui trasformazioni avvengono su una scala temporale che non è quella antropologica.
Negli ultimi anni Serse ha approfondito ulteriormente quanto poteva essere incluso, o comunque riportato, a quella grafite che ne ha segnato la carriera. Il richiamo alla condizione minerale della grafite si traduce nella stupefacente serie dei Diamanti, la cui forma perfetta e inalterabile rimanda all’origine cristallografica delle forme primarie della geometria e del costruire. Non è dunque un caso se l’artista ha deciso di confrontarsi anche con l’architettura vera e propria, cioè con la perfezione ‘cristallografica’ del costruito. I lavori che Serse ha dedicato all’opera di Carlo Scarpa, in particolare al complesso di San Vito di Altivole, sono fra le più sottili reinterpretazioni del grande architetto. Il titolo con cui Serse presenta questi suoi lavori negli spazi della galleria Giuseppe Pero, riprende una riflessione sul fare artistico che si era effettivamente concretizzata in un intervento all’interno di un’altra architettura scarpiana. Ci si riferisce al Museo Revoltella di Trieste, riaperto dopo lunghi anni di chiusura e poi di restauro, nel 1990. In quell’occasione fra le opere contemporanee invitate a reinterpretare il concetto di neoclassicismo, vi era anche un intervento murale di Gerhard Merz. Una grande scritta (che campa tuttora all’ingresso del museo) concepita dall’artista tedesco come una sorta di omaggio all’arte del costruire e a Carlo Scarpa, sulla base del cui progetto era stata risistemata funzionalmente l’istituzione triestina. Gerhard Merz ha utilizzato un brano dell’Eupalinos di Valery dove Fedro, conversando con Socrate, ricorda come avesse conosciuto Eupalino, il costruttore del tempio, originario di Megara. Delle sue ardue meditazioni notturne non rimaneva traccia nei discorsi agli operai, esprimendosi egli per “ordini e numeri”. “ E’ il modo stesso di Dio”, commenta Socrate. Negli intendimenti di Serse, con il termine ‘ordine’ non va tanto intesa la letteralità del modo di esprimersi di un architetto all’opera in un cantiere, quanto piuttosto quell’intimo accordo fra le parti, che stabilisce il tenersi insieme di materiali e concezione in un’architettura. Ordini e numeri, cioè il senso della misura e del misurare (nell’opera di Carlo Scarpa a San Vito vi è effettivamente una misura che torna come modulo compositivo) e la loro relazione con il concetto stesso del disegno. Ritorniamo così alla riflessione di Serse sul suo strumento, il disegno a grafite: materiale che per propria natura richiama quella dimensione minerale (grafite e diamante sono forme allotropiche del carbonio) di una non solo umana geometria del costruito. Dimensione questa che emerge nella straordinaria opera funeraria dedicata alla famiglia Brion, opera che la serie di lavori di Serse ripropone in tutte le sue sfaccettature, compreso il richiamo ad un rarissimo intervento contemporaneo nella sua città.

Testo di Riccardo Caldura