Senza titolo

Napoli - 15/05/2013 : 15/06/2013

Domenico Antonio Mancini (Napoli, 1980), Michele Guido (Aradeo, Lecce 1976), Luca Monterastelli (Forlimpopoli, 1983), sono chiamati ad indagare la possibilità di attivare reciproche risonanze tra i loro lavori e gli ambienti della galleria Lia Rumma di Napoli.

Informazioni

Comunicato stampa

Domenico Antonio Mancini (Napoli, 1980), Michele Guido (Aradeo, Lecce 1976), Luca Monterastelli (Forlimpopoli, 1983), sono chiamati ad indagare la possibilità di attivare reciproche risonanze tra i loro lavori e gli ambienti della galleria Lia Rumma di Napoli.

I tre artisti intendono far risuonare quelle stanze sature di memorie, sedimentate nel tempo, innescando un’accelerazione improvvisa di significato per quei segni ivi custoditi

Il processo per il quale più fenomeni psichici si associano gli uni agli altri secondo criteri di somiglianza e non di contiguità, come accade nella risonanza fisica, appunto, li guiderà nel costruire una vera e propria architettura di relazioni, una macchina in grado di mettere in comunicazione ambiti storici e geografici differenti, un sistema capace di esplicitare nessi spaziali e fisici, fra interno ed esterno, fra usi pubblici e usi privati, fra natura e artificio. Tutto questo vuol dire progettare connessioni tra organizzazioni sociali, estetiche e comportamentali.
Un progetto interstiziale di mediazioni e legami fra contesti morfologicamente differenti, capaci di istituire forti relazioni in sezione verticale ed orizzontale con gli strati del contesto culturale esaminato.
Per queste ragioni non è possibile descrivere la mostra per come i visitatori la potranno ponderare a partire dal giorno di apertura al pubblico, se non raccontandola come un fantastico fenomeno, aperto ad evoluzioni indicibili se indicibile è l’arte visiva nella misura in cui prende coscienza del debito e della conseguente necessità di confronto col mondo formale di valori espressivi predeterminati, vengano questi dal passato o dal presente.
Sulla base di questa consapevolezza gli artisti non hanno dato un titolo alla mostra.
La tensione espressa nel dare comunque un’impronta autonoma al proprio linguaggio, spinge questi artisti a dare maggiore impulso all’attività mnemica, al fine di fare i conti, in tutta sincerità, con le forme predeterminate della cultura visiva.
La memoria degli eventi si condensa nelle immagini e nei segni-oggetto prodotti dagli artisti, questi diventano il luogo in cui più direttamente precipita e si condensa la memoria degli eventi, la memoria sociale che in determinate circostanze può essere riattivata e scaricata.

Marco Tagliafierro

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Domenico Antonio Mancini (Naples, 1980), Michele Guido (Aradeo, Lecce 1976) and Luca Monterastelli (Forlimpopoli, 1983) have been asked to explore the chance to create reciprocal links between their work and the rooms of the Lia Rumma gallery in Naples.

The rooms are brimming with memories that have accumulated over time. The three artists have sought to make the rooms resonate, triggering a sudden acceleration in meaning for the signs within them. Various psychic phenomena are associated with each other according to criteria of similarity rather than contiguousness, as happens in physical resonance, and this process will help them to construct an architecture of relations. This machine will be able to connect different historical and geographical fields. It is a system capable of explaining spatial and physical connections, between interiors and exteriors, between public and private use and between nature and artifice. This all means designing connections between social, aesthetic and behavioural organisations.
It represents an interstitial project of mediation and ties between morphologically different contexts, capable of establishing strong relations in vertical and horizontal section with the layers of the cultural context under examination.
As a consequence, any attempt to describe the show in terms of how visitors will be able to reflect upon it from the first day of the public opening is no simple matter. The only solution is to categorise it as an extraordinary phenomenon, open to indescribable developments. This assumes that the word ‘indescribable’ can be applied to visual art insofar as it gains awareness of the debt and the consequent need to address the formal world of pre-determined expressive values, whether they derive from the past or the present.
Given this awareness, the artists have preferred to leave the show untitled.
The tension expressed in the attempt to strike an independent note in their stylistic language has led the artists to give greater prominence to mnemonics in order to come to terms, in complete sincerity, with the pre-determined forms of visual culture.
The memory of events is condensed within the images and object-signs produced by the artists which become the place where the memory of events is most directly precipitated and condensed: the social memory which, in certain circumstances, can be reactivated and downloaded.

Marco Tagliafierro