Sebastiano Dammone Sessa – Tensioni

Roma - 08/06/2015 : 26/06/2015

La mostra presenta, tra pitture e sculture, circa 12 opere, di diverse tecniche e formati, realizzate dall’artista dal 2013 ad oggi.

Informazioni

Comunicato stampa

La mostra presenta, tra pitture e sculture, circa 12 opere, di diverse tecniche e formati, realizzate dall’artista dal 2013 ad oggi.

Nel pur evidente rigore che da sempre connota la ricerca di Sebastiano Dammone Sessa sopravvive, sin dai suoi esordi, una misurata componente calda, evidentemente minoritaria, ma sufficiente a sottrarre i suoi manufatti dall’aura algida del minimalismo


Un calore ben dosato che si è espresso in modi diversi, dapprima attraverso una stesura pittorica viva e vibrante, che evitava le stesure piatte per eludere l’inevitabile silenzio delle frequenti superfici monocrome, poi con l’utilizzo di materiali vergini, la cui epidermide, spogliata dei pigmenti, presentava null’altro che il brusio delle sue trame originarie, nelle varietà tonali, talvolta appena percettibili, magistralmente orchestrate nei diversi aggetti dei piani.
E se più tardi i bianchi sporchi e i grigi delle superfici si affollavano di segni diversi, come dettati ora dall’ordine, ora dal caos, per rimanere imprigionati nella spessa materia diafana delle resine che li copriva senza celarne i percorsi, ma esaltando l’umana imperfezione dei profili dei supporti, recentemente, il passaggio dal piano al volume, come imposto dalla pressione esercitata dalle colle sulle superfici, ha evidenziato nella ricerca dell’artista la centralità di concetti quali tensione, estensione e instabilità.
Ed anche nell’evidenza volumetrica di questi nuovi elaborati, Dammone Sessa resta sostanzialmente pittore.
Lo dimostra, prima ancora dell’uso del colore, sempre dosato con parsimonia in misurate campiture che risparmiano abbondanti zone di superficie spoglia, la prassi esecutiva di questo nuovo ciclo.
Perché, anche qui, tutto nasce dal piano, dalla ponderata definizione della sua irregolare sagomatura geometrica e dai segni incisi che lo solcano e ne suggeriscono le possibili evoluzioni stereometriche. Un’evoluzione, dal piano al volume, come imposta dall’ideale pressione esercitata dallo spazio circostante e sottolineata dalla tensione degli elastici, che sembrano fermare la forma nel punto di equilibrio, dall’incerta stabilità, in cui la resistenza della struttura, cede e si adegua, senza fratture, in un’umanissima provvisorietà, alla forza che la comprime.
Andrea Romoli Barberini,