Scultori italiani tra Simbolismo e Déco

Roma - 26/10/2011 : 30/12/2011

Una mostra interamente dedicata ai percorsi della scultura italiana in un periodo ricco di fermenti innovativi quale è quello a cavallo tra Otto e Novecento.

Informazioni

  • Luogo: MAC MAJA ARTE CONTEMPORANEA
  • Indirizzo: Via di Monserrato 30 - Roma - Lazio
  • Quando: dal 26/10/2011 - al 30/12/2011
  • Vernissage: 26/10/2011 ore 17
  • Curatori: Lela Djokic
  • Generi: arte moderna e contemporanea, collettiva
  • Orari: 10-13 / 16-19, chiuso lunedì mattina e festivi

Comunicato stampa

Una mostra interamente dedicata ai percorsi della scultura italiana in un periodo ricco di fermenti innovativi quale è quello a cavallo tra Otto e Novecento. Si inaugura mercoledì 26 ottobre 2011 alla Nuova Galleria Campo dei Fiori la rassegna curata da Lela Djokic che ha raccolto una trentina di opere tra bronzi, marmi, gessi, bassorilievi in legno e terracotte dei più significativi scultori tra Simbolismo e Déco.

In primo piano la Bagnante di Alfredo Biagini, la “castigatissima figuretta bronzea” che aveva suscitato l’interesse di Ugo Nebbia alla Biennale di Venezia del 1924

E’ la scultura della “fontanina nella sala estrusca” citata da Cipriano Efisio Oppo nel descrivere la Quirinetta, ritrovo mondano della Capitale ricavato dall’architetto Marcello Piacentini nei sotterranei del Teatro Quirino.

Di straordinaria importanza è anche la Donna che si fa la treccia (1920) di Libero Andreotti, opera del nuovo corso post-parigino nel quale lo scultore toscano recupera i valori della classicità italiana da Pisano a Canova. Un altro esemplare della scultura è conservato al Museo d’Arte Moderna di Stoccolma.

Due i bronzi nei quali si coglie ancora l’impronta del Naturalismo di tradizione ottocentesca: lo Zampognaro del romano Camillo Innocenti e un’opera orientalista del milanese Leonardo Bazzaro. Tra le sculture di fine Ottocento, un altro bronzo, Il kimono, del napoletano Giovanni Battista Amendola.

Si deve a Edoardo Gioja l’originale e raffinato bassorilievo ligneo La Ridda dei pesci (1897), eseguito per la sala da pranzo liberty del villino Manzi di Roma.

Dello scultore bresciano Angelo Zanelli si espone una coppa in bronzo con fregio figurato (1911) proveniente da una storica collezione romana. Dello stesso periodo sono una piccola Bagnante in bronzo di Amleto Cataldi, la figura femminile in gesso di Arturo Martini e il grande disegno (Idillio pastorale) dello scultore dalmata Ivan Mestrovic.

Di Filippo Cifariello si espone I coniugi Pinto, gesso eseguito nel 1919 durante la breve fase simbolista della scultore pugliese. Un altro esemplare della scultura si trova dal 1934 alla Pinacoteca Provinciale di Bari. Sono invece di gusto Neoclassico le due teste in marmo di Nicolò D’Antino, appartenute alla collezione di un Ministro del Ventennio. Il Cavallo in bronzo di Publio Morbiducci è uno dei modelli per la Quadriga del Palazzo dei Congressi di Roma.

Tra gli scultori vissuti a Roma all’inizio del Novento negli atelier della storica Villa Strohl Fern, si espongono il faentino Ercole Drei, il veneto Attilio Torresini e il triestino Attilio Selva, mentre è del ligure Giovanni Prini la testa di bimbo, gesso esposto nel 1931 alla I Quadriennale Romana.