(S)confini – Gino Marotta e la nuova Scuola Molisana

Pescara - 21/09/2019 : 05/10/2019

mostra (S)confini – Gino Marotta e la nuova Scuola Molisana, primo appuntamento del progetto YAG/factory allestito nel nuovo spazio a pian terreno in via Caravaggio n. 125. L’iniziativa è a cura di Ivan D’Alberto, direttore artistico della YAG/garage.

Informazioni

  • Luogo: YAG GARAGE
  • Indirizzo: Via Caravaggio 125 - Pescara - Abruzzo
  • Quando: dal 21/09/2019 - al 05/10/2019
  • Vernissage: 21/09/2019 ore 18,30
  • Autori: Gino Marotta
  • Curatori: Ivan D’Alberto
  • Generi: arte contemporanea, collettiva
  • Orari: La mostra potrà essere visitata fino al 5 ottobre 2019 solo su appuntamento

Comunicato stampa

Sabato 21 settembre, alle ore 18.30, sarà inaugurata la mostra (S)confini – Gino Marotta e la nuova Scuola Molisana, primo appuntamento del progetto YAG/factory allestito nel nuovo spazio a pian terreno in via Caravaggio n. 125. L’iniziativa è a cura di Ivan D’Alberto, direttore artistico della YAG/garage.
Coinvolti in questa operazione Michele Peri, Antonio Tramontano, Ivana Volpe, Laura Fratangelo, Luciano Sozio e Gianmaria De Lisio, giovani artisti provenienti dalla regione Molise e indicati dal critico d’arte Tommaso Evangelista

Questi sei autori hanno svolto un periodo di residenza a Pescara in cui hanno prodotto opere che saranno presentate in dialogo con alcuni lavori del Maestro Gino Marotta, anch’egli di origini molisane, deceduto a Roma il 16 novembre del 2012.
L’iniziativa, come anticipato, rientra nel progetto YAG/factory: un bando rivolto a curatori operanti sul territorio nazionale, a cui è stato chiesto di individuare giovani personalità da coinvolgere in un periodo di residenza nella città di Pescara. La residenza come occasione di scambio culturale tra artisti, critici, curatori abruzzesi e non nella logica che solo attraverso il confronto e la contaminazione può esserci un’evoluzione e quindi una crescita. Tra gli obiettivi della YAG, infatti, c’è anche quello di diventare un luogo d’incontro e di esperienza per i giovani autori che operano sul territorio nazionale. Per poter concretizzare questa prospettiva la galleria pescarese è diventata una factory a tutti gli effetti: un punto di ritrovo per nomi nuovi ma anche per maestri dove poter condividere progetti, avviare collaborazioni, esporre opere, organizzare laboratori, workshop e set fotografici/video per immortalare le produzioni artistiche realizzate all’interno di questo nuovo spazio espositivo.
Dopo l’esperienza della YAG/garage la Carlo Maresca SpA raddoppia con l’apertura di una nuova area espositiva sita a pian terreno della sede aziendale e posta fronte strada; un luogo con una maggiore visibilità e più “aperto” alla comunità, non solo per via della sua posizione più strategica, ma anche perché ospiterà, oltre alle mostre e alle performance artistiche, anche concerti, convegni e incontri culturali di vario genere. Un nuovo polo culturale arricchito da un auditorium con 100 posti a sedere e con tutti i servizi di ultima generazione, dal Wi-Fi ai pannelli fonoassorbenti alla possibilità di poter proiettare opere video e film.
Al bando YAG/factory hanno risposto in molti e tra le tante proposte giunte sono stati selezionati due progetti: quello di Tommaso Evangelista e quello di Franco Speroni, che si svolgerà nel prossimo mese di ottobre.
La proposta (S)confini di Tommaso Evangelista si è rivelata particolarmente interessante da un punto di vista concettuale: la mostra, infatti, indagherà «la dimensione virtuale del margine inteso quale luogo vitale della forma». In relazione alla «costruzione del senso che avviene sul limite di questo confine indefinito» si concretizza «un perenne scarto tra visibile e velato, ovvero un senso precario della presenza». E’ su questa visione estetica il collettivo di artisti si vuole «porre in linea di continuità con due storiche mostre organizzate nel capoluogo molisano negli anni Ottanta, curate da Massimo Bignardi: Il perimetro del vento e I margini del segno, entrambe incentrate sull’idea di una rappresentazione espansa e sulla decostruzione dello spazio. Parliamo di esperienze legate fortemente al contesto molisano il quale usciva - una prima volta - fuori dai suoi confini con una proposta criticamente strutturata. (S)confini diventa quindi il tentativo del territorio molisano di ripensare all’idea di gruppo e di ricerca condivisa, ad una proposta coerente capace di dialogare fuori dai limiti regionali».
Ma se lo “sconfinamento” di questo giovane collettivo è ancora in itinere, quello realizzato da Gino Marotta, a partire dalla fine degli anni ’50, si è concretizzato al meglio. Marotta, già da giovanissimo, lascia la sua città, Campobasso, per trasferirsi a Roma dove frequenta gli artisti di via Margutta e dove si fa notare subito per le sue sperimentazioni in campo tecnico. Nel ‘57 è tenuto – artisticamente ‒ a battesimo da Emilio Villa a Milano e diventa, nel giro di pochi anni, insieme a Pascali, Ceroli e Kounellis uno degli artisti più interessanti del periodo d’oro degli anni ‘60. Scultore, pittore è designer, Marotta ha sempre lavorato su idee e materiali innovativi: esordisce negli anni ’50 con i “piombi” e i “bandoni” attraverso l’uso della fiamma ossidrica per giungere alle “pitture oggetto” nei primi anni ’60. Successivamente si avvicina alla Pop Art americana dando un contributo a questo originale linguaggio artistico con le sue sculture metacrilate. Espone al Louvre nel 1969 e inizia una proficua collaborazione con Carmelo Bene, collega dell’Accademia di Belle Arti di L’Aquila, lavorando come scenografo nel film Salomè e in spettacoli teatrali quali Nostra Signora dei Turchi e Hommelette for Hamlet. Ed è in questo contesto che le sue sculture diventano veri e propri envairoments dove lo spettatore è completante immerso nella ricerca dell’artista molisano. Nonostante la fama internazionale Gino Marotta non ha mai dimenticato la sua regione e la sua città, Campobasso, a cui è rimasto legato fino alla fine dei suoi giorni.