Scanavino – Dipinti su carta

Milano - 04/02/2013 : 04/02/2013

Il volume presenta il più esteso repertorio esistente dei dipinti su carta dell’artista Emilio Scanavino (1922-1986), uno dei principali protagonisti italiani della scena artistica internazionale dal secondo dopoguerra.

Informazioni

Comunicato stampa

L’arte segue o precede gli eventi, l’artista è un mistico perché attraverso l’arte
mette a nudo i suoi sentimenti e porge all’uomo la possibilità di guardarli.
Emilio Scanavino

Il volume presenta il più esteso repertorio esistente dei dipinti su carta dell’artista Emilio Scanavino (1922-1986), uno dei principali protagonisti italiani della scena artistica internazionale dal secondo dopoguerra

Egli durante la sua carriera utilizza ininterrottamente varie tecniche su carta, dipingendo così fin dagli esordi un percorso che lo porta, anche grazie alla caratteristica dell'operare su varie tipologie di fogli, a creare quel suo caratteristico linguaggio informale e segnico con cui s’identifica la maturità di questo straordinario artista. La carta è inoltre fondamentale luogo tecnico in cui Scanavino sperimenterà negli ultimi lavori una rarefazione del segno e il raggiungimento di quella sintesi che lo conferma uno dei maggiori interpreti dell'arte italiana del suo tempo. Sono lavori per lo più inediti, pubblicati per la prima volta in questa occasione, grazie alla fondamentale collaborazione dell’Archivio Emilio Scanavino.
Luca Massimo Barbero, autore del volume, sottolinea come nello spazio della pittura di Scanavino si avverta sempre un’eco, sospesa, profonda … quasi sia per lui possibile tracciare l’emozione del materializzare l’essenza del mistero delle cose, della scoperta intera, intensa, di un nuovo presentarsi della realtà … La sua è la conquista di uno stato, un momento irripetibile, conseguita attraverso una forma di fremente attesa e di inquieta chiarezza, dove tutto è in perpetua instabilità eppur costruzione superiore, quasi una lucida struttura del destino.
I dipinti su carta, grazie alle ridotte dimensioni, consentono a Scanavino di utilizzare il segno come mezzo per distribuire nello spazio luce e oscurità; come impulso improvviso che dà senso, espressione, forma e struttura. Il suo intento di costruire una “cosa viva”, una discussione, una meditazione restituisce una visione del mondo, un’epifania nello spazio di un’esistenza sospesa. A queste strutture, a queste impalcature di spazio, corrispondono delle apparenti aperture: parti di campo bianco, celle geometriche, lasciate candide, come uno spazio divenuto luogo metafisico senza confini; altre sono interrotte, violate, trafitte dal percorrerle del segno, occluse dall’invasione del colore, con una vitalità di natura conflittuale. Allo stesso modo le geometrie di colore, anime pure di tracce luminose, creano una zona d’azione che si contrappone allo spazio buio e che va a costruire architetture esistenziali.
Scanavino attua un’esplorazione continua: le simbologie della geometria tornano come vere e proprie icone, vissute nel corso degli anni come ossessive presenze. Il cerchio spezzato, l’arco, il triangolo, la freccia in flessione si lasciano impossessare dalla trama del segno, avvolgere come in un possibile annientamento lontano da ogni presente, in un tempo che è ignoto, misterioso, come l’avvenimento stesso della rappresentazione.
SOMMARIO

Emilio Scanavino
L’emozione del conoscere il mistero delle cose
Luca Massimo Barbero

Repertorio a colori

Repertorio in bianco e nero

BIOGRAFIA
Emilio Scanavino nasce a Genova il 28 febbraio del 1922. Il padre Sebastiano è teosofo e la madre, Maria Felicina Sterla, è fervente cattolica. Queste due culture determineranno in seguito il conflitto interiore, che caratterizza la personalità e l’espressione dell’artista.
Nel dopoguerra si sposa con Giorgina Graglia, conosciuta durante gli anni del liceo; lavora come disegnatore tecnico presso l’amministrazione comunale di Genova e aderisce al clima di rinnovamento culturale e artistico della sua città. Nel 1947 si reca per la prima volta a Parigi dove soggiorna qualche tempo e, accanto ai critici, incontra i poeti e gli artisti, Edouard Jaguer, Wols, Camille Bryen. Nel 1949 nasce il figlio Sebastiano.
Nel 1950 alla XXV Biennale di Venezia espone Soliloquio musicale e suscita l’attenzione della critica. Si dedica completamente alla pittura, affermandosi da questo momento in avanti nell’ambito dell’arte contemporanea internazionale. Nel 1951 s’inaugura una mostra personale alla Apollinaire Gallery di Londra. Conosce Philip Martin, Eduardo Paolozzi e Francis Bacon: le opere di quest’ultimo in particolare lasciano in Scanavino un segno profondo. Ad Albisola, in Liguria, frequenta il laboratorio di ceramica di Tullio d’Albisola, dove incontra e stringe amicizia con Fontana, Dangelo, Baj, Dova, Crippa, Jorn, Appel, Corneille del gruppo Cobra, Matta, Lam. In questo periodo incontra anche Carlo Cardazzo, destinato a diventare nel giro di poco tempo il suo attento e lungimirante mercante.
Negli stessi anni il critico Guido Ballo e i galleristi Le Noci, Schwarz e Gastaldelli si interessano alla sua ricerca. Nasce la figlia Paola. Nel 1953 gravita intorno al gruppo milanese degli spazialisti, che ha come punto di riferimento la Galleria del Naviglio, senza mai aderire ufficialmente agli intenti del movimento, e sarà inserito nel volume di Giampiero Giani Spazialismo: origini e sviluppi di una tendenza artistica, pubblicato nel 1956.
Nel 1954 Scanavino è nuovamente invitato a esporre alla XXVII Biennale di Venezia, partecipa al primo degli Incontri Internazionali della ceramica, organizzati ad Albisola da Jorn. Nel 1955 riceve il Premio Graziano. La poetica dell’informale si delinea nel segno e nella materia. Entra in contatto con Peppino Palazzoli della Galleria Blu, sensibile alle più contemporanee ricerche della poetica dell’Informale europeo.
Nel 1956 Scanavino alterna il soggiorno parigino a brevi viaggi a Londra. É in questi anni, più precisamente nel 1957, che avviene l’incontro anche con un giovane critico, che sarà uno degli studiosi dell’Informale italiano ed europeo, Enrico Crispolti. Nascono in questo periodo i primi Rituali e gli Alfabeti senza fine, i temi che ricorrono nella pittura di Scanavino: il segno si fa protagonista sulla tela di un racconto ritmato, di un tempo sospeso, di pieni e vuoti di presenze suggestive, evocate nell’ombra dello studio o nella natura di Calice Ligure, dove, alla fine degli anni Sessanta, Scanavino sposterà il suo studio per alcuni periodi dell’anno.
Nel 1958 è invitato alla XXIX Biennale di Venezia riceve il Premio Prampolini e al X Premio Lissone (Premio acquisto per l’Ecce Homo, 1956-1957). Si trasferisce con la famiglia a Milano e inizia un rapporto esclusivo con Cardazzo. Conosce Gianpiero Giani, Gillo Dorfles, Roberto Sanesi, Franco Russoli e Alain Jouffroy. Nel 1960 è invitato alla XXX Biennale di Venezia con una sala personale. Nel 1965 Scanavino espone alla Quadriennale e nel 1966 è di nuovo protagonista alla Biennale di Venezia con una sala personale in cui espone grandi tele, accompagnate in catalogo da un saggio di Guido Ballo.
Nel 1971 si trasferisce per qualche tempo a Roma ed è invitato alla Biennale di San Paolo del Brasile insieme con Alik Cavaliere: i due artisti realizzano l’opera-installazione Omaggio all’America Latina, un grande retablo in omaggio ai martiri per la libertà dei popoli latinoamericani. Lungo gli anni Settanta Scanavino trascorre periodi sempre più lunghi nella sua casa di Calice Ligure; il suo segno si semplifica e si raccoglie in griglie o architetture geometriche, che preludono a una riflessione sull’oggettivazione della pittura.
Nel 1973 la Kunsthalle di Darmstadt gli dedica una vasta e approfondita antologica. La mostra, modificata in alcuni punti, è itinerante in Italia, a Venezia a Palazzo Grassi e a Milano a Palazzo Reale. Tra il 1984 e il 1985 si svolge una sua mostra personale a Firenze al Palazzo dei Congressi e a Tours, presso il Chateau de Tours.
Muore a Milano il 28 novembre del 1986.