Sasha Zelenkevich – Memory box

Fondi - 14/07/2012 : 29/07/2012

Mostra personale di pittura dell’artista bielorussa Sasha Zelenkevich. Dopo Fabriano, Lecce, Milano e Bergamo, la mostra fa tappa negli spazi di Basement Project Room di Fondi per poi spostarsi successivamente a Venezia e a Taranto.

Informazioni

  • Luogo: BASEMENT PROJECT ROOM
  • Indirizzo: Via Tommaso D'Aquino 26 (04022) - Fondi - Lazio
  • Quando: dal 14/07/2012 - al 29/07/2012
  • Vernissage: 14/07/2012 ore 19.30
  • Autori: Sasha Zelenkevich
  • Curatori: Massimo Nicotra
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: dal mercoledì al sabato 18.00 - 21.00 dalla domenica al mercoledì su appuntamento
  • Patrocini: Comune di Fondi - Assessorato alla Cultura Ass. Cult. Il Quadrato

Comunicato stampa


“L’uomo di buona memoria nulla ricorda, perché nulla dimentica.”
Samuel Beckett

BASEMENT PROJECT ROOM è lieta di presentare sabato 14 luglio 2012 alle ore 19:30, l’inaugurazione della mostra MEMORY BOX, personale di pittura dell’artista bielorussa Sasha Zelenkevich. Dopo Fabriano, Lecce, Milano e Bergamo, la mostra fa tappa negli spazi di Basement Project Room di Fondi per poi spostarsi successivamente a Venezia e a Taranto


Il progetto Memory Box nasce agli inizi del 2011 da un’idea della stessa Sasha Zelenkevich e di Massimo Nicotra: questo progetto prevedeva la costruzione di un’opera in divenire di circa 200 moduli (rigorosamente di cm 16x17, con altezze variabili), il cui numero sarebbe in seguito aumentato a 1.000. L’intenzione di questa operazione non è quella di valorizzare la memoria o il ricordo, sebbene il progetto sia ben lontano da dare logiche del genere, ma si è voluto focalizzare il processo dell’oblio, del rifiuto e del riaffiorare della memoria, allontanandolo però dal personale o dal semplice ricordo e lasciandone solo il meccanismo, dunque la parte più filosofica ed eterea, che amplifichi quell’attimo lunghissimo che intercorre tra il riaffiorare e il conscio, il cui risultato è un’esaltazione della meccanica del ricordo.
La necessità di considerare ogni modulo un’opera a sé è vitale ed indispensabile, per cui ogni opera viene studiata separatamente dall’altra e non costruita per accostamento. I lavori, che Sasha chiama amorevolmente “legnetti”, sono stati costruiti in un arco di tempo non dato, esposti in varie riprese e pensati per una mostra conclusiva che li avrebbe riuniti.
Come le intime pagine di un taccuino, Sasha Zelenkevich prende come pretesto la memoria per svilupparla in più rami sia per il fruitore sia per se stessa, rami che non sempre si incontrano, ma che si stimolano a vicenda in questa ipotesi di lavoro: seppur indispensabile alla sopravvivenza degli esseri viventi, la memoria è uno strumento meravigliosamente fallace e complesso, il cui fascino risiede proprio nella sua fallacia.
L’esperienza diventa l’ipotesi di una sparizione della memoria o di una sua atrofia: se è vero che l’esperienza è, secondo la felice espressione di Reinhart Kosseleck (1987), un “passato presente, i cui eventi sono stati conglobati e possono essere ricordati”, il problema di una teoria dell’esperienza rimanda in buona parte all’esigenza di descrivere atteggiamenti diversi nei confronti della memoria, agiti nel corso della vita di ogni giorno. Una memoria non sterile quella dell’artista bielorussa, che proprio in virtù di questa sua potenza e prepotenza vitale è in grado di parlare al futuro, accarezzando l’oblio.

L’artista sarà presente all’inaugurazione.