Sara Benaglia – Stella del Mattino

Bergamo - 12/03/2015 : 02/04/2015

Mostra personale di Sara Benaglia.

Informazioni

Comunicato stampa

“Bagno di Diana” nasce da una suggestione pittorica presente in alcune figure femminili e di ninfe di Palma il Vecchio, le quali compiono un gesto con le dita a forbice. Questo segno, che rimanda al crescente lunare sul capo di Artemide, e il paesaggio in cui le ninfe sono inserite riconducono a una dimensione mitologica e alla Natura. È proprio vicino al mondo contadino e pastorale che si continuava da secoli a tenere vivi culti antichi, come quello dedicato a Diana

Nel corso dei secoli la “dea dei pagani” ha proliferato in diversi luoghi d’Europa, seminando la sua identità notturna attraverso differenti nomi, facendo sopravvivere una religione prevalentemente femminile.
La precede una lunga tradizione di dee madri, il cui mito e culto affonda le radici nell’Europa del Neolitico Antico, tra il 7000 e il 3500 a.C. circa.
La antropologa e paleontologa Marija Gimbutas (Vilnius, 1921 - Los Angeles 1994) nella metà del secolo scorso effettuò numerosi scavi in siti europei del Neolitico Antico. Lì ritrovò un vastissimo repertorio di immagini, figurazioni dipinte o incise su pareti di roccia, nonché statuette in pietra, avorio e terracotta, testimoni di un sistema preistorico Europeo matriarcale e ginocentrico.
Sulla base delle interpretazioni dei simboli conservati nei manufatti, Gimbutas ha stabilito le linee caratterizzanti di una mitologia arcaica che venerava l’universo, quale corpo vivente della Dea Madre Creatrice, e tutte le cose viventi dentro di esso. Queste tracce di una civiltà prepatriarcale fanno riemergere le culture matriarcali europee antiche, la cui presenza nella nostra civiltà è stata fortemente compromessa dall’ascesa delle grandi religioni monoteiste. Tale invalidamento sembra essere stata notato e “segnalato” da Palma il Vecchio nelle sue pitture, in particolare nell’inserimento di una gestualità simbolica in alcuni ritratti muliebri e nel “Bagno di Diana e delle sue ninfe” (1520 ca.), ora conservato al Kunsthistorisches Museum di Vienna.
L’azione, documentata da una serie fotografica, consiste nell’attuazione del “copione” per immagini dell’antica religione europea della Grande Dea da parte delle atlete della ASD Bergamo Nuoto Sincronizzato. La traduzione “coreografica” delle ragazze nella piscina olimpionica rappresenta una modalità di autocoscienza sia individuale sia collettiva, attuata tramite l’esercizio dell’istinto quale forma di comunicazione interpersonale empatica, non linguistica. La comunità riflessa che esso costituisce è portatrice di un credo condiviso, manifesto in una costellazione di significati, che fanno riemergere da acque sopite la fondamentale visione del mondo della cultura europea arcaica. Le opere video e le fotografie sono allestite nel ventre sotterraneo di San Michele al Pozzo Bianco, chiesa in cui Lorenzo Lotto ha dipinto nel 1525 affreschi dedicati alla Vergine.