Sant Stomak – Performing the Ritual
Il progetto affronta uno degli aspetti intorno ai quali la ricerca di Miralda prosegue dagli anni Sessanta: il cibo come cultura, identità personale e collettiva, dispositivo che costruisce comunità, immaginari, stereotipi.
Comunicato stampa
In occasione del secondo capitolo del progetto della Fondazione Baruchello Terra (Terra come Storia), il 26 marzo dalle ore 18:00, inaugura la mostra di Miralda Performing the Ritual: Sant Stomak con una conversazione tra l'artista, Francesco Careri e Carla Subrizi, moderata da Giulietta Speranza.
Il progetto affronta uno degli aspetti intorno ai quali la ricerca di Miralda prosegue dagli anni Sessanta: il cibo come cultura, identità personale e collettiva, dispositivo che costruisce comunità, immaginari, stereotipi. La mostra nasce in concomitanza con la performance/azione STMK TRIP che l’artista realizzerà a partire dall’alba del 28 marzo, dando avvio alla tappa romana della processione di Sant Stomak: un percorso intorno al Grande Raccordo Anulare, per poi attraversare Roma, in una ‹‹transurbanza›› (F. Careri) che porta a ripensare il nostro modo di vivere e comprendere la città con un approccio ludico e metaforico.
Il progetto Sant Stomak, di cui saranno esposti all’interno della mostra alcuni disegni preparatori ed elementi compositivi, nasce nel 2008 come celebrazione collettiva dall’idea di Miralda e della chef Montse Guillén di creare un atto di riflessione partecipata sulle connessioni universali che uniscono le culture attraverso il cibo, la memoria e il rito. Dal 2015, quando è stato progettato in collaborazione con gli architetti Flores&Prats un reliquiario in legno e foglia d’oro che incarna la figura del santo, Sant Stomak è stato installato in diverse città e istituzioni.
Dal 1996 Miralda, con il progetto FoodCultureMuseum, sfociato in seguito nella Fondazione FoodCultura, esplora non soltanto un differente modo di concepire un museo al di là degli ‹‹opachi, impenetrabili, gerarchici archetipi della museografia›› (A. Miralda) ma anche un modo per creare un’idea diversa di “patrimonio” costruendo un archivio delle culture culinarie del mondo, riattivato continuamente attraverso la partecipazione di pubblici differenti e la creazione di comunità.
Il cibo è dunque il punto di avvio di una riflessione che con la mostra di Miralda intende indagare l’alimentazione come prodotto storico e politico e che, attraverso un percorso articolato negli spazi della Fondazione Baruchello con fotografie, disegni, oggetti e appunti, ne descrive le molteplici implicazioni. Se nutrirsi è un aspetto necessario della sopravvivenza, il mangiare – cosa mangiamo, cosa piace e non piace, i gusti, i sapori e la loro classificazione, la scelta di alcuni cibi e la moda che sottende le scelte, l’esotismo culinario, il colonialismo attraverso l’alimentazione – si rivela un atto politico o una conseguenza di strategie e poteri economici e di mercato.
La mostra offre l’occasione di approfondire questo progetto in relazione con altri lavori di Miralda, tra i quali il video Brainfood (2014), che documenta la crescita di una scultura a forma di teschio realizzata con i Porotos Señorita, una varietà cilena di fagioli che ha nutrito per secoli le culture dell’America Latina e dei Caraibi e occupa un posto rilevante nelle mitologie delle società precolombiane e Food Situation for a Patriotic Banquet, progetto ideato nel 1972 con una serie di disegni, fotografie e annotazioni e realizzato nel 2010 nella forma di un’installazione in cui il riso, alimento di base diffuso in tutto il mondo, diventa chiave di lettura della condizione postcoloniale globale. Queste opere entrano in dialogo con oggetti, progetti e film di Gianfranco Baruchello, tra cui Costretto a scomparire e Per una giornata di malumore nazionale (entrambi del 1968), che costruiscono un repertorio di gesti, immaginari e simboli utilizzati come strumenti di critica alla società dei consumi e alle sue dinamiche produttive.