Salvatore Caputo – Colori vissuti Anni ’70

Palermo - 11/04/2014 : 27/04/2014

La mostra raccoglie una trentina di opere, tutte realizzate fra il 1970 il 1979. Superata la fase degli “ardori giovanili”, caratterizzata dalla sperimentazione tecnica e sul colore, e dall’eterogeneità di stile, agli inizi degli anni ’70 Caputo trova un suo modo personale di esprimersi.

Informazioni

  • Luogo: PALAZZO STERI
  • Indirizzo: Piazza Marina - Palermo - Sicilia
  • Quando: dal 11/04/2014 - al 27/04/2014
  • Vernissage: 11/04/2014 ore 18
  • Autori: Salvatore Caputo
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: tutti i giorni dalle 10,00 alle 13,00 e dalle 16,00 alle 19,00.
  • Sito web: http://www.salvatorecaputo.net

Comunicato stampa

Venerdì 11 aprile alle ore 18.00, presso la sala congressi della Biblioteca Etnostorica “E. Vittorietti” (Complesso di Palazzo Steri, piazza Marina, Palermo) verrà inaugurata la mostra di Salvatore Caputo “Colori vissuti – Anni ’70: paesaggi monocromi e surreali”



La mostra è la seconda di un ciclo intitolato “Colori vissuti – Un percorso artistico lungo 50 anni”, che, lungo tutto il 2014, ripercorrerà lo svolgimento della carriera di Salvatore Caputo attraverso sei distinte esposizioni (1 - La ricerca di sé: dagli inizi ai primi anni ’70; 2 - Anni ’70: paesaggi monocromi e surreali; 3 - Anni ’80: il ritorno del Mediterraneo; 4 - Anni ’90: l’irrompere della luce; 5 - 2000- 2010: il fascino oscuro della materia; 6 - Dal 2010 a oggi: “Fleurs”) che descrivono ognuna circa un decennio, dalle origini a oggi.

La mostra raccoglie una trentina di opere, tutte realizzate fra il 1970 il 1979. Superata la fase degli “ardori giovanili”, caratterizzata dalla sperimentazione tecnica e sul colore, e dall’eterogeneità di stile, agli inizi degli anni ’70 Caputo trova un suo modo personale di esprimersi. Il dato figurativo si sfalda nelle sue componenti più profonde, e le tele dell’Artista iniziano a essere popolate da quelli che il critico Aldo Gerbino ha definito “fantagasteropodi”. La figura umana dapprima scompare, per fondersi successivamente col paesaggio, in una visione improntata a una reinterpretazione del surrealismo e basata su una tavolozza di colori per lo più ridotta ai toni del marrone e del grigio. Verso la fine del decennio, però, riemergono i colori e le atmosfere mediterranee dell’infanzia, che diverranno poi caratteristici della produzione successiva dell’Autore.