Ruth Proctor – I Was There

Torino - 29/01/2014 : 08/03/2014

Un vecchio giradischi di recupero gira a vuoto. Uno sgabello, anch’esso recuperato, s’intromette all’ultimo momento. Diventa il display dell’opera, ma anche parte di essa. Il movimento continuo del piatto fa presagire una musica. Che tuttavia non c’è.

Informazioni

  • Luogo: NORMA MANGIONE GALLERY
  • Indirizzo: Via Matteo Pescatore 17 - Torino - Piemonte
  • Quando: dal 29/01/2014 - al 08/03/2014
  • Vernissage: 29/01/2014 ore 18
  • Autori: Ruth Proctor
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: dal martedì al sabato 15.30–19.30 o su appuntamento

Comunicato stampa

Ruth non abita più qui

(GDS)
Come comincia questa storia?

(IM)
Fammi ricordare…
Un vecchio giradischi di recupero gira a vuoto. Uno sgabello, anch’esso recuperato, s’intromette all’ultimo momento.
Diventa il display dell’opera, ma anche parte di essa. Il movimento continuo del piatto fa presagire una musica. Che tuttavia non c’è. La si intuisce solo nel moto rotatorio, dalla velocità moderata, nelle pinne della palma che si muovono ondulando come ballerine. Ruth registra l’assenza del suono, ma è un vuoto ovattato, profumato, denso.
Siamo entrati in un sogno


Quello in cui tu, Gabriele, e Ruth vi siete incontrati una notte di qualche tempo fa, scambiandovi messaggi sulla sabbia:

“I’m clearly writing a message to you in the sand
I sink in the shadow of dust.
Rock, paper, scissors
I am nothing but glass.
Dust of realities mingled with magic sand
… after I wake all I can see is the wind blowing these words away.”

(GDS)
Ilaria, c’eri anche tu in quel sogno. Tu eri tu la palma!
… E ora dove siamo?

(IM)
Ora siamo su un’isola. Un’isola dell’Oceano Pacifico.
È passato qualche mese. Quest’isola è forse esistita, forse no. Poco importa agli avventori che vi si imbattono. Si narra che sia stata avvistata, ma in verità nessuno vi è mai stato. Qui, sull’isola, la stessa palma continua a muoversi sinuosa sullo stesso giradischi. Il tempo si dilata, o si annulla, non esistono ricordi, ma solo il presente. Anche qui la dimensione è rarefatta. L’isola illusoria in cui ci troviamo ha lo stesso sapore e la stessa magia del sogno precedente.

(GDS)
Non possiamo continuare a sognare?… Perché ci stiamo muovendo!?

(IM)
Ora siamo in viaggio. Abbiamo cominciato a camminare…

(GDS)
Ah sì è vero!… Il camminare mi fa pensare a una dimensione definita. Quella che misura un percorso e regola anche il tempo. Parametri che spesso Ruth utilizza nel suo lavoro… Lungo il cammino e attraverso di esso, ripercorre una tradizione, la cita, la fa propria. Camminando, marca il territorio. Così è avvenuto nella zona est di Londra, attorno a Whitechapel… Allora, con una torcia olimpica stretta in mano emanava nell’aria una scia di fumo di colore blu, blu ‘Klein’… Con esso Ruth rimarcava il proprio passaggio, la propria esistenza. Ma quel fumo, aveva una durata limitata nel tempo, destinato com’era a dissolversi nell’aria, non lasciando più alcuna scia.

(IM)
Ma allora è stato reale o immaginario?

(GDS)
Beh! Gli abitanti della zona credono di averla vista, almeno così si dice, ma non tutti sarebbero pronti a giurarlo...

(IM)
Gabriele ora è tardi! Svegliati! Dobbiamo andare a vedere la mostra di Ruth!
Sai cosa farà Ruth da Norma Mangione?

(GDS)
Sì. Ci sarà una maschera, che in realtà è una nuvola, che pensavo fosse un clown… Un altro sogno!

Gabriele De Santis (GDS)
Ilaria Marotta (IM)

Ruth No Longer Lives Here

(GDS)
How did all this begin?

(IM)
Let me think...
An old record-player, picked up somewhere, turns emptily. A stool, also recycled, butts in at the last moment.
It is now a display unit for the work, but also a part of it. The constant movement of the turntable suggests music is on its way. But it isn’t. It can be sensed only in the slow spinning, in the palm fronds swaying like girls dancing. Ruth records the absence of sound – a dense, muffled, fragrant void.
We have entered a dream.
The one in which you, Gabriele, met Ruth one night, some time ago, exchanging messages in the sand:

“I’m clearly writing a message to you in the sand
I sink in the shadow of dust.
Rock, paper, scissors
I am nothing but glass.
Dust of realities mingled with magic sand
… after I wake all I can see is the wind blowing these words away.”

(GDS)
Ilaria, you too were in that dream. You were the palm!
... And now where are we?

(IM)
We’re on an island. A island in the Pacific.
Some months have passed. This island may have existed. Or maybe not. It doesn’t really matter to those who come across it. It’s said it has been sighted, but no one has ever been there. Here, on the island, the same palm continues to sway, undulating on the same old record-player. Time dilates, or is annulled. There are no memories, just the present. Here too, the dimension is ethereal. The illusory island we are on has the same feel and the same magic as in the previous dream.

(GDS)
Can’t we go on dreaming?... Why are we moving?

(IM)
We’re on our way now. We’ve started walking...

(GDS)
You’re right!... Walking makes me think of a fixed dimension. One that measures a distance and also governs time. Parameters that Ruth often uses in her work... Along the way, and through it, she retraces a tradition, quoting it and making it her own. By walking, she marks out the territory. She did this in the east of London, around Whitechapel... Back then, with an Olympic torch tightly in her hand, she left a trail of blue smoke - ‘Klein’ blue - in the air... Thus Ruth left a mark of her passing, of her existence. But that smoke did not last long, for it was destined to disperse in the air, a wake long gone.

(IM)
So was it real or imaginary?

(GDS)
Well, it’s said that the people there thought they’d seen it, but not everyone would swear to that...

(IM)
Gabriele, it’s late! Wake up! We’ve got to go and see Ruth’s exhibition!
You know what Ruth’s going to do at Norma Mangione’s?

(GDS)
I do. There’ll be a mask, which is actually a cloud, but that I thought was a clown...
Another dream!

Gabriele De Santis (GDS)
Ilaria Marotta (IM)