Roberto Pietrosanti – Codici

Roma - 20/10/2021 : 24/12/2021

Per il Progetto Realia, Roberto Pietrosanti presenta un nuovo ciclo di CODICI dedicato a Francisco Goya: gli affreschi della cupola di San Antonio della Florida a Madrid, opera datata 1798.

Informazioni

  • Luogo: LA NUOVA PESA - CENTRO PER L'ARTE CONTEMPORANEA
  • Indirizzo: Via Del Corso 530 - Roma - Lazio
  • Quando: dal 20/10/2021 - al 24/12/2021
  • Vernissage: 20/10/2021
  • Autori: Roberto Pietrosanti
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: La mostra sarà visitabile sino al 24 dicembre dal lunedì al venerdì nei seguenti orari: 10-13,30 e 16-19,30. Gli ingressi saranno contingentati nel massimo rispetto delle vigenti regole. Per accedere in galleria sarà necessario esibire il green pass.

Comunicato stampa

In riga, un colore dopo l’altro. Successioni di orizzonti cromatici in cui decantano opere note, anche notissime, riecheggiate, intraviste, familiari oppure impigliate nella nostra memoria, a tratti colta di sorpresa. Roberto Pietrosanti si serve dei fili per intessere un racconto ridotto a un solo essenziale elemento: una storia della pittura attraverso il colore. Non un percorso canonico, ma dettato dalle proprie personali corrispondenze. Un’indagine attraverso le creazioni di altri artisti, alla ricerca di un metalinguaggio universale e insieme esclusivo.
Sono CODICI, ovvero sistemi di segni che si combinano secondo criteri prestabiliti

Tavole di ridotte dimensioni ideate in modo sequenziato e seriale, recinti tonali ritmati da assonanze e divergenze, arazzi minimi in cui la materia ineffabile della luce prende corpo nel filo restituito alla sua primaria natura, alla sua linearità. Si coglie il rigore di tanti altri lavori dell’artista, che qui contiene e riduce il proprio vocabolario in uno spazio definito e misurato, composto secondo regole austere. Pietrosanti mette alla prova l’invenzione sovrapponendosi allo sguardo di maestri del passato, ripercorrendo i loro itinerari, insinuandosi nelle scelte creative, appropriandosi del loro idioma per convertirlo in nuove soluzioni. Opera fine di traduttore, munito del dizionario dei filati. Da Velázquez a Bacon, da De Chirico a Beato Angelico, con i bagliori di ruggine di Scipione e gli acquatici frammenti di Monet, scorrendo gli ori di Pinturicchio, le superfici smaltate di Antonello da Messina, i pigmenti stridenti degli espressionisti: quasi che una pura astrazione cromatica permetta di cogliere infine la quintessenza autoriale, doviziosamente filtrata attraverso le complicate curve di un alambicco.
Eppure a ben guardare questi rimandi dichiarati fungono anche da pretesti per una narrazione più ampia, tesa a scompaginare la monocromia delle superfici pietrosantiane. Abituati a opere in cui la materia si sublima in perimetri di spazio – i fili che nei primi lavori definiscono porzioni d’aria in calibrate geometrie – oppure si dichiara nella sua potenza primigenia, tra sfere metalliche intrecciate, tavole intagliate e riassemblate, pulviscoli di spilli, ottoni sbalzati e martoriati, assistiamo ora alla materializzazione, al prendere corpo di un concetto labile ed evanescente come il colore. Un colore sostanziato, divenuto materia, prestato alla scultura, reso plastico, tattile, solido. Non si tratta più della consueta tavolozza dell’artista, fondata su terre naturali, bruni profondi, grigi grafite, oltre all’onnipresenza del bianco. Come un navigatore che si inoltra in esplorazioni sempre più ardite, Pietrosanti adotta il linguaggio di artisti del passato, asseconda i passaggi tonali cinquecenteschi, o interroga le campiture nette dell’arte giapponese, profilate di china. Si nasconde, si confonde, si diffonde nei colori degli altri.
Tale processo di individuazione, calibratura, trasposizione è governato da un pensiero lucido, che seleziona, pone in rapporto, stabilisce pesi e contrappesi. Emerge con evidenza la necessità di ordinare e disciplinare entro un sistema controllato un percorso altrimenti a rischio di deriva. Il canone prescelto segue una scansione ternaria: un primo accostamento all’opera, quasi lasciandosi guidare, per bilanciare connessioni e interdipendenze; un secondo di appropriazione più radicata, forte di una maggiore consuetudine; un terzo assai libero, di interpretazione autentica, un colloquio da pari a pari, per così dire. Tre opere ad autore, tre visioni interdipendenti distribuite in altrettante fasi di studio e decodifica, all’esito delle quali prende forma una sorprendente architettura dello sguardo.





Progetto “REALIA”

GOYA
Gli affreschi della cupola di San Antonio de la Florida



Per il Progetto Realia, Roberto Pietrosanti presenta un nuovo ciclo di CODICI dedicato a Francisco Goya: gli affreschi della cupola di San Antonio della Florida a Madrid, opera datata 1798.

Durante una visita a Madrid nel 2006 con la moglie Lucia Presilla, storica dell’arte, Pietrosanti rimane incantato dagli affreschi nella chiesa di San Antonio de la Florida, un ciclo di sfolgorante luminosità e freschezza espressiva. Al rientro dal viaggio, la moglie cerca e acquista sul mercato antiquario una copia di una pregiatissima edizione di un volume edito negli anni Cinquanta da Skira, dedicato al ciclo di affreschi goyeschi, con un testo storico-critico del Prof. Enrique Lafuente Ferrari.
In questo studio lo storico dell’arte spagnolo introduce la descrizione della cupola - ideata e realizzata dal pittore con stupefacente fantasia ideativa - suddividendola in otto settori, e ne analizza partitamente il testo pittorico, incentrato sul racconto di un episodio secondario della vita del Santo (quello in cui Antonio, trasportato miracolosamente a Lisbona, resuscita un morto assassinato e ne scagiona il padre, ingiustamente accusato del delitto).

Da tempo Pietrosanti aveva intenzione di affrontare un ciclo dedicato a Goya: riprendere in mano il volume edito da Skira è stata una vera e propria epifania. L’impaginazione grafica del libro, le immagini e lo studio puntuale degli otto settori di Lafuente Ferrari, si sono rivelati uno straordinario strumento di analisi, una sorta di pre-progetto per realizzare un’opera unica composta da otto stazioni.

In mostra sarà visibile l’intero ciclo di lavoro dedicato alla cupola di Goya, comprendente le tre versioni che abitualmente vengono realizzate per ogni singolo autore. Saranno quindi presentati la seconda e terza versione in forma di due grandi lavori e otto tavole singole.





Mostra prodotta in collaborazione con la galleria De Crescenzo & Viesti

Cosa succede se Goya viene trasformato in un codice cromatico?

Quella che vi apprestate a leggere non è una recensione “classica”, ma un testo interpretativo scritto dal poeta Claudio Damiani dopo la visita alla disorientante mostra di Roberto Pietrosanti alla Nuova Pesa di Roma