Robert Mapplethorpe

Torino - 26/02/2019 : 12/05/2019

La Galleria Franco Noero ha l’onore di presentare la terza personale di Robert Mapplethorpe, la seconda negli spazi di via Mottalciata, in collaborazione con The Robert Mappletorphe Foundation.

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Comunicato stampa

La Galleria Franco Noero ha l’onore di presentare la terza personale di Robert Mapplethorpe, la seconda negli spazi di via Mottalciata, in collaborazione con The Robert Mappletorphe Foundation, dal 26 febbraio al 20 aprile 2019.
Mapplethorpe ha saputo impersonare un senso estremo di libertà che si esprime costantemente nell’intreccio tra la sua pratica artistica, gli aspetti privati e intimi della sua vita personale, i suoi compagni di strada, le celebrità e il pubblico. Tra le 67 fotografie esposte tante le immagini inaspettate, che svelano i numerosi strati che compongono la produzione artistica del grande fotografo



La mostra, con immagini realizzate da Mapplethorpe tra il 1975 e il 1988, comprende ritratti della metà degli anni ’70 che raccontano in maniera molto diretta, senza artifici, una generazione che si è consumata presto. I ritratti sono realizzati su pareti non uniformi bianche, senza fondale da studio, immediati e crudi, senza ritocco, cogliendo la necessità di affermare la propria personalità, il proprio modo di apparire e di provocare grazie alla frenetica energia che si respirava al tempo.
A seguire, ci sono immagini degli anni ’80 completamente costruite in studio, fatte con l’uso di un fondale che le rende uniformi, esaltando la cura del corpo tipica di quegli anni e con i contorni soffusi e morbidi – sono di questo periodo le foto di Lisa Lyon, raccolte da Mapplethorpe nel libro Lady Lisa Lyon pubblicato nell’’83 che costituisce tuttora la migliore opera fotografica dedicata al culturismo femminile.
Infine, una selezione di opere giocate invece sulla gamma dei grigi, in una sequenza modulata, la meno contrastata, che permette di spaziare in tutte le direzioni di ricerca dell’artista: una serie di foto di un gruppo musicale rockabilly, che coglie in anticipo alcune abitudini di identità sociale oggi molto diffuse, come coprirsi il corpo di tatuaggi, quando all’epoca era molto più raro e decisamente anticonformista e alcuni ritratti di volti con contrasto bianco e nero più accentuato che mirano più a carpire e rivelare la personalità di chi posa, al di là del fatto che siano personaggi noti o meno. È quindi l’essenza della persona e non il personaggio che ritrae Mapplethorpe quando davanti all’obiettivo posano Richard Gere, Arnold Schwarzenegger, Francesco Clemente, Tim Scott, Lawrence Weiner e molti altri.

In mostra anche due rare immagini a colori, una delle due ritrae l’Archbishop di Canterbury seduto su di una panchina in un giardino accanto al Bishop of Suffolk di cui Mapplethorpe era ospite. Il verde del prato e il porpora della veste clericale affascinarono il fotografo che decise di ritrarli a colori, in un’atmosfera onirica che ricorda la pittura Preraffaelita che da sempre aveva ammaliato Mapplethorpe. La stessa atmosfera onirica che si ritrova nel ritratto in bianco e nero delle due gemelle Tennant del 1976, dove lo sguardo del fotografo è più spontaneo e fanciullesco.
La grande forza di Mapplethorpe che lo rende atemporale sta proprio nell’avere moltissimi livelli di lettura: nell’essere capace di passare dai ritratti di una generazione maledetta, alla leggerezza delle forme di una calla o degli argenti. In lui coabitavano artificio e spontaneità, l’aspetto immobile e scultoreo così come la performance (tantissimi i ballerini ritratti negli anni).
Ci si imbatte sempre in qualcosa di nuovo osservando le ricchissime prospettive che l’artista ci ha lasciato attraverso il suo corpus di lavori, consentendoci di trovare interpretazioni inedite a dispetto dello scorrere del tempo e dei cambiamenti nel gusto. Una straordinaria grazia si rivela in aspetti della vita che possono essere svelati solamente superando i confini, senza mai diventare artefatti o troppo compiacenti, giocando con il piacere e con il non convenzionale, mettendo in luce l’apparenza delle cose e non tenendo mai nascosto il loro lato oscuro.

Robert Mapplethorpe (New York 1946 –Boston, MA 1989), ha studiato disegno, pittura e scultura al Pratt Institute di Brooklyn, per poi iniziare una carriera come artista e fotografo che lo ha portato ad esporre il suo lavoro in una innumerevole serie di mostre personali nelle Istituzioni di tutto il mondo, a partire dalla prima grande retrospettiva dedicatagli dal Whitney Museum of American Art di New York nel 1988, un anno prima della sua morte. Nello stesso anno Mapplethorpe ha dato vita alla Fondazione che porta il suo nome, dedicata a promuovere la fotografia, dare supporto ai Musei che la espongono, e a raccogliere fondi per la ricerca medica contro l’AIDS e contro le malattie ad esso correlate. Il lavoro dell’artista è presente nelle collezioni dei maggiori Musei internazionali e la sua importanza storica e sociale continua ad essere oggetto di rilevanti mostre personali nel mondo. Un’importante retrospettiva gli è attualmente dedicata al Solomon R. Guggenheim Museum di New York.