Riccardo Previdi – andrà tutto bene

Milano - 02/02/2022 : 12/03/2022

La grafia immortalata nel neon che dà il titolo alla mostra è l’ultima in ordine di tempo di un lessico familiare legato a Riccardo Previdi.

Informazioni

  • Luogo: GALLERIA FRANCESCA MININI
  • Indirizzo: Via Massimiano 25 - Milano - Lombardia
  • Quando: dal 02/02/2022 - al 12/03/2022
  • Vernissage: 02/02/2022 ore 14
  • Autori: Riccardo Previdi
  • Generi: arte contemporanea, personale

Comunicato stampa

andrà tutto bene scrive Nonna Angela, che ha 100 anni e che di cambi e ricambi storici ne ha vissuti parecchi. La grafia immortalata nel neon che dà il titolo alla mostra è l’ultima in ordine di tempo di un lessico familiare legato a Riccardo Previdi che ha inizio nel 2006 con Rendez-vous (Christiane), scritto dalla sua futura moglie e che prosegue nel 2017 con What next (Franca), composto a 4 anni dalla loro figlia. Questa è una mostra stratificata di pensieri, rimandi, materiali, collaborazioni, linguaggi, in cui nulla sembra essere lasciato al caso



In galleria ci sono otto contenitori di ceramica più uno che non ha funzione di recipiente come gli altri, la lavorazione per tutti è avvenuta con una stampante 3D per l’argilla dell’azienda italiana Wasp e i vari passaggi, dalla modellazione e clonazione digitale, stampa e modellazione a mano, cottura e smaltatura, sono stati seguiti e resi possibili tra Milano e Faenza da collaboratori ed esperti artigiani della ceramica sotto la regia dell’artista.
Ciascuna di queste urne ha caratteristiche proprie e poggia su piedistalli di altezze diverse, le combinazioni di colori caldi che le distinguono si rifanno ad una composizione a pastelli ad olio di soggetto floreale del pittore simbolista Odilon Redon e ci allontanano da pensieri funebri per introdurci ad uno spirito di celebrazione. Un oggetto specchiante si erge tra i vasi, somiglia a un alveare o una casetta per cincie e dai pertugi si intrufolano rametti-bastoni che si rifanno all’iconografia di San Sebastiano, trafitto dalle frecce nel suo martirio.

Le urne in mostra si rifanno alla forma della zucca, il prototipo iniziale è stato infatti acquistato dall’artista all’ortomercato dell’ingrosso di Milano, lo stesso dove la Nonna Angela si riforniva anni addietro. Le urne hanno un corpo cavo e un coperchio, in alcuni casi visibile, in altri celato nell’incavo di un vaso o dal guscio di un canopo in una genealogia che passa dagli Etruschi alla Cina e arriva fino al Benin. Quelli di Riccardo Previdi sono oggetti che contengono e solidificano ricordi ma fungono anche da scatole future, chissà cosa potrebbe succedere se fossero riscoperti in un’epoca troppo lontana per poterla considerare.

Questa mostra si fonda su una ricerca di equilibrio tra il soggetto-autore, che consegna una serie di parametri manuali e umani a processi tecnologico-digitali, e le sculture-oggetti, che sono i prodotti di questa catena decisionale che si astrae di passaggio in passaggio. Previdi non è diffidente rispetto alla commistione tra tecnica e cuore, ma è motivato piuttosto da una genuina curiosità e volontà di stupirsi che sono anche caratteristiche salienti della sua ricerca artistica, giocata con registri estetici pop, insegnamenti artigianali e un’innovazione calibrata di tecniche e materiali.

Per accedere all’ultima sala della galleria ci si deve abbassare per passare sotto un tessuto montato ad altezza di bambino dove sono stampate sagome feline. All’interno troviamo tre imponenti esemplari di Maneki Neko, il gatto della fortuna che solleva la zampa a saluto e richiamo, che nella tradizione giapponese e ormai ovunque, accompagna l’attività di ristoranti e negozi o si dona come gesto propiziatorio tra conoscenti. I tre gatti sono stati stampati in 3D in pellet con l’impiego di fiocchi di un polimero plastico ottenuto dal mais da un modellino manuale di plastilina eseguito dall’artista. Il gruppo s’intitola NOI e rimanda a un ritratto di famiglia, un nucleo di protezione e di riparo a cui si relaziona con l’immagine all’ingresso che si intitola LORO, dove i gatti sono molti, non tanto come antitesi ma piuttosto come consapevolezza reciproca di essere tutti sulla stessa barca.

Di questi tempi, dopo gli “andrà tutto bene”, un po’ di sfacciata fortuna non guasterebbe.

Caterina Riva

Caterina Riva è curatrice e Direttrice del MACTE Museo di Arte Contemporanea di Termoli.

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