RestartMilano – Accademia / Simone Berti

Milano - 08/04/2014 : 13/04/2014

In occasione del Fuorisalone verrà presentata la collezione di RestartMilano e la mostra di Simone Berti "Artisti che si ripetono".

Informazioni

  • Luogo: BRERA 9
  • Indirizzo: via Brera 9 - Milano - Lombardia
  • Quando: dal 08/04/2014 - al 13/04/2014
  • Vernissage: 08/04/2014 ore 18 solo su invito
  • Autori: Simone Berti
  • Generi: arte contemporanea, serata – evento, personale, collettiva
  • Orari: ore 10-19
  • Email: bianca@p-s.it

Comunicato stampa

L’ALFABETO

Un arcipelago di segni e memorie, e da questo insieme, rintracciato setacciando una storia fatta di nomi noti e di oggetti anonimi, l’alfabeto progettuale di RestartMilano prende corpo.
Per definizione, un alfabeto è una serie di segni che, disposti in un determinato ordine rappresentano ognuno un suono vocalico o consonantico di una determinata lingua. In senso figurato, l’alfabeto è l’insieme degli elementi più semplici e basilari di una disciplina, ed è qualcosa di storicamente determinato


Ora, RestartMilano sembra fare i conti proprio con alcuni processi di determinazione della storia, del design o del progetto in generale, e il suo “alfabeto” allinea le lancette del proprio orologio in punti selezionati di quella storia, non necessariamente sincronizzati tra loro.
In primo luogo, non è un alfabeto composto da unità semplici, ma è fatto di cose già strutturate: emergenze di un vissuto personale, dichiarate frequentazioni soggettive, ma anche pezzi più noti e capisaldi storici.
È il risultato di uno sguardo selettivo sul mondo della merce, e del progetto di quella merce, non come materia prima, né come semilavorato, ma come elenco, in divenire, di strumenti finiti, portatori non solo di proprietà tecniche o possibilità funzionali, ma di valori connotativi complessi, di narrazioni.
Quindi un’economia non solo materiale, ma anche intellettuale che fa coincidere l’intuizione con i saperi di una produzione localizzata in una sorta di cortocircuito di esperienze possibili solo a chilometro zero.
Un’economia che passaggio dopo passaggio arriva al “quasi nulla dei grandi maestri”, eredità di qualcosa che il design italiano possiede nel corredo genetico, come quei pochi millimetri tra pavimento e contrappeso della lampada Parentesi di Castiglioni e Manzù, dove la forma è calibrata dal progetto del vuoto senza il quale il prodotto non sarebbe tale.

Michele Calzavara

DISEGNO DAL VERO

Come nel disegno dal vero in ogni pezzo di RestartMilano c’è un processo d’astrazione, che passa attraverso diverse fasi: osservare, scegliere il punto di vista, definire il concetto, la misura, le proporzioni, l’equilibrio, la naturalezza, la grazia, la collocazione nello spazio.
Sono esattamente questi gli stadi di “avanzamento” della copia dal vero accademica. Osservare un oggetto, studiarlo, comprenderlo, distillarne il significato, e poi scegliere il punto, su cui fare che fa da perno all’intera composizione, attorno a cui si articolano misure, proporzioni, equilibri, spazi.
Si tratta di una pratica antica, che appartiene alla sfera del classico, inteso come un insieme di canoni che comprendono come categorie definite quelle sopra citate.
Si tratta appunto di canoni che sono codificati da Vitruvio in epoca romana, e poi ripresi, reinventati, reinterpretati nel Rinascimento, da artisti e architetti come Piero della Francesca, Leon Battista Alberti, Brunelleschi, fino all’Uomo Vitruviano in cui Leonardo Da Vinci distilla, nelle proporzioni del corpo, il concetto umanistico di un universo a misura d’uomo, o se si preferisce, l’idea dell’uomo al centro dell’universo.
E il processo di ridefinizione del classico si ripete più volte nel corso della storia, e della storia dell’arte, nell’avvicendarsi di corsi e ricorsi, nel riaffiorare di un modello in cui i canoni sono sempre gli stessi, ma sempre diversi, sempre reinterpretati e trasformati in relazione a concetti e visioni dell’epoca in cui si manifestano.
La storia continua fino al contemporaneo, fino a Disegno geometrico (1960) di Giulio Paolini in cui l’artista realizza la squadratura del foglio, l’operazione preliminare al disegno dal vero, su una tela dipinta di bianco, come citazione concettuale, come tautologia del processo del disegno classico, e più in generale dell’arte.
E poi ancora molti artisti sono rimasti affascinati dall’idea del disegno, del ritratto, della copia dal vero. Fra loro Simone Berti, che realizza in Artisti che si ripetono (2012-1013) una serie di ritratti d’artista sotto forma di animazioni che derivano da centinaia di disegni “dal vero”. Il disegno qui è la citazione, il piacere, la sapienza, e la tecnica di una pratica antica, la consapevolezza e l’intuizione di trasferire in una pratica contemporanea, metodo e visione classici, che assumono ora un significato diverso da quello originario. E il rapporto con il classico in quest’installazione di Simone Berti, presentata per RestartMilano, è ancora più di nuovo messo in gioco sottolineata e reinventato, nel momento in cui i disegni vengono animati e proiettati su calchi in gesso.
È anche in quest’ottica del recupero e della reinvenzione e ridefinizione del classico che è interessante leggere RestartMilano sia da un punto di vista della scelta dei canoni che del metodo. Il design di Maurizio Navone per RestartMilano nasce dal recupero e dalla ridefinizione di concetti e oggetti classici già esistenti che sono rivisti, reinterpretati, reinventati fino a diventare un altro progetto. Il metodo è affine a quello del disegno dal vero, astrazione, concettualizzazione, scelta del punto di vista e della prospettiva, definizione di pesi, proporzioni, equilibri. E la storia della reinterpretazione del classico continua…

Cloe Piccoli