Renato D’Agostin / Metropolis

Reggio Emilia - 30/12/2020 : 21/02/2021

Metropolis è un viaggio attraverso i bianchi e i neri della città, una summa di luoghi geografici differenti, un titolo con cui il fotografo Renato D’Agostin ha raccolto nel tempo la sua personale visione dello spazio urbano.

Informazioni

  • Luogo: SPAZIO NEUTRO
  • Indirizzo: Via Emilia Santo Stefano 4 - Reggio Emilia - Emilia-Romagna
  • Quando: dal 30/12/2020 - al 21/02/2021
  • Vernissage: 30/12/2020
  • Autori: Renato D’Agostin
  • Generi: fotografia, personale

Comunicato stampa

Metropolis
Renato D’Agostin
Metropolis è un viaggio attraverso i bianchi e i neri della città, una summa
di luoghi geografici differenti, un titolo con cui il fotografo Renato D’Agostin ha raccolto nel tempo la sua personale visione dello spazio urbano.
La mostra presentata a NEUTRO è una selezione di undici scatti, un susseguirsi incalzante di visioni che ritraggono qui Tokyo qui Venezia, Washington o Istanbul;
una narrazione palindroma che si relaziona con la peculiarità dello spazio in cui si inserisce, privo di ingresso o uscita predefiniti o di una direzione univoca

Ogni
vetrina contribuisce alla costruzione di una città archetipa, ma può essere anche letta come un singolo capitolo di Metropolis, fatto di armonie e interferenze in un perpetuo equilibrio tra la luce e l’ombra.
I soggetti delle foto dislocati dalla loro realtà, attraverso un processo mentale e visivo di astrazione, rivelano l’essenza della città, aprendo un varco nell’immaginazione dello spettatore. Ecco che le strade diventano così “strade cognitive, emozionali uguali e/o diverse in qualunque parte del mondo. Quello che viene fotografato è dunque solo la traccia, [...] l’anima dei luoghi”. Così introduceva nel 2007 questa ricerca Renato Miracco, storico e critico d’arte, all’interno del primo catalogo di Metropolis.
La fotografia per Renato D’Agostin non è però legata solo all’atto del vedere, ma è anche un meticoloso processo manuale in camera oscura. Le stampe ai sali d’argento esposte prive di cornice richiamano un momento all’interno dello studio, una collezione intima di luoghi che il fotografo ha selezionato e sviluppato dal suo archivio. Altrettanto intimo è il testo che accompagna la pubblicazione, di cui ritroviamo alcuni passaggi in mostra; un testo personale che Renato (Miracco) a distanza di tredici anni da quel primo libro, dedica a Renato (D’Agostin) ripercorrendo il percorso e l’evoluzione del fotografo.
Renato D’Agostin
(1983) inizia la carriera di fotografo a Venezia, affascinato dallʼatmosfera della città che alimenta e accresce la sua curiosità nel catturare situazioni di vita particolari, al limite del reale. Nel 2005 frequenta il corso di Fine Print allʼInternational Center of Photography di New York e nel 2006 diventa assistente del fotografo americano Ralph Gibson. Nelle sue foto usa quasi esclusivamente il bianco e nero, dislocando i soggetti dalla loro realtà, descrive la sua percezione dello spazio attraverso il rapporto tra l’architettura e le persone, aprendo un nuovo portale nell’immaginario dello spettatore. Le sue opere sono parte di collezioni pubbliche tra cui The Library of Congress e The Phillips Collection di Washington DC, International Center of Photography di New York, LACMA di Los Angeles, Center for Creative Photography in Arizona e Maison Européenne de la Photographie a Parigi.
Renato Miracco
(1953) è un critico d’arte e storico italiano. Dopo la laurea in storia dell’arte all’Università di Salerno nel 1975, ha sviluppato esperienze estere a Londra, Parigi e Amburgo. Ha curato mostre a Londra presso Estorick Collection for Modern Italian Art e Tate Modern, Metropolitan Museum di New York e Museo Reina Sofia di Madrid. Dal 2007 al 2009 è stato direttore dell’Istituto Italiano di Cultura a New York, divenendo in seguito addetto culturale presso l’ambasciata italiana a Washington. È autore di numerose pubblicazioni su Futurismo e Arte informale, opere di Fontana, Burri, Scuola romana, e artisti come Afro, Mirko Basaldella e Giorgio Morandi.
NEUTRO
è un progetto espositivo che invita artisti e fotografi contemporanei a sperimentare liberamente in uno spazio eterotopico, dove i rapporti istituzionali tra opera, sede espositiva e fruitore sono sospesi e le opere collocate in un ambito diverso da quello usuale. Sei bacheche commerciali diventano la cornice all’interno della quale l’artista è chiamato a confrontarsi, senza vincoli, con un’esposizione basata sulla fruibilità costante e la diretta relazione con il pubblico.
Un’azione semplice, sfruttare bacheche vuote all’interno della città, con l’obiettivo di moltiplicare spazi e funzioni per stabilire un incontro, spesso casuale, che va a colmare la distanza tra l’opera d’arte e il pubblico. Le vetrine, fisicamente situate in un passaggio commerciale nel centro di Reggio Emilia, non hanno un indirizzo proprio. Solitamente destinate a cittadini frettolosi e distratti possono restare inosservate o catturare l’attenzione del passante, costringendolo a rallentare la sua corsa. Un cambio di funzione, un’interferenza nel tessuto urbano, che vuole sovvertire abitudini consolidate permettendo al pubblico di reagire all’esposizione in differenti modi e tempi.
Ogni mostra è accompagnata da una pubblicazione che raccoglie traccia dell’intervento dell’artista e introduce un terzo punto di vista attraverso il testo di una figura esterna al progetto.