Rame. Il Metallo dell’Arte Fiamminga

Torino - 07/11/2017 : 23/12/2017

Il rame: un simbolo vero e proprio dell’Arte Fiamminga, capace di farsi comprendere dai nuovi collezionisti e di confermare agli esperti più navigati la correttezza delle loro scelte estetiche.

Informazioni

  • Luogo: GALLERIA CARETTO & OCCHINEGRO
  • Indirizzo: Via Maria Vittoria, 10 10123 - Torino - Piemonte
  • Quando: dal 07/11/2017 - al 23/12/2017
  • Vernissage: 07/11/2017 ore 16 su invito
  • Generi: arte antica
  • Orari: una preview della mostra sarà visibile durante la fiera Flashback al Pala Alpitour Isozaki, nei giorno dal 01 al 05 novembre

Comunicato stampa

Il Rame: Elemento chimico, numero atomico 29, peso atomico 63,55, simbolo Cu.
Copper in inglese. Cobre in spagnolo. Cuivre in francese. Kupfer in tedesco. E possiamo aggiungerci anche il latino cuprum per ricollegarci alla comune etimologia d’origine di una parola volta a designare un materiale unico al mondo.
Dai tempi delle civiltà antiche (le prime miniere sarebbero state a Cipro, luogo da cui deriverebbe la parola, per l’appunto), il rame si è intrinsecamente legato alla storia dell’Uomo ed alla sua abilità tecnica nella lavorazione dei metalli


In pittura, il rame si diffuse a partire dal ‘500 come nuovo supporto su cui realizzare opere preziose e ricercate.
La lamina di rame si dimostrò ideale per la pittura ad olio poiché costituiva un supporto non assorbente, rigido, liscio e caratterizzato dalla stessa colorazione rossastra che si usava per le preparazioni dei fondi.
E chi furono i maestri per eccellenza della pittura ad olio, se non i nostri amati Fiamminghi?
Dunque, le ragioni preliminari che hanno spinto la galleria Caretto&Occhinegro a pensare una mostra specifica su questo tema si possono proprio riassumere nel suo essere quasi un simbolo vero e proprio dell’Arte Fiamminga, capace di farsi comprendere dai nuovi collezionisti e di confermare agli esperti più navigati la correttezza delle loro scelte estetiche.
Ad essere eseguiti erano raffinati dipinti dalle dimensioni ridotte –paesaggi, nature morte, soggetti religiosi– destinati ad arricchire gli studioli di un nuovo pubblico, raffinato, ricco, erudito e intimista. È questo, infatti, il periodo in cui si diffuse la moda delle Wunderkammer, le fantomatiche “camere delle meraviglie” letteralmente tappezzate di rarità provenienti da ogni angolo del mondo alternate a dipinti ricchi di colori vibranti e saturi, in letterale agone con le meraviglie della Natura. Di questa produzione -forse tra le più tipiche e alte di tutta la pittura fiamminga- furono massimi esponenti i pittori della Dinastia Brueghel, i loro più stretti seguaci e Jan van Kessel il Vecchio
La mostra si configura, quindi, come una digressione trasversale all’interno della pittura nordica, senza focalizzarsi su un autore solo o una scuola regionale precisa, ma accostandosi al tema da un altro punto di vista e scegliendo di presentare una selezione di opere volte ad esaltare le qualità estetiche del rame e la sua utilità ai valori formali dell’arte fiamminga: lucidità, minuziosità dei dettagli, superfici smaltate, freschezza della pennellata, piacevolezza formale e cromatica.
L’esposizione, che sarà accompagna da un catalogo (bilingue, con saggio introduttivo e schede), si comporrà di venti opere di autori compresi fra la fine del XVI e la fine del XVII secolo, tra cui Jan Brueghel I, Jan Brueghel II, Jan van Kessel I, Abraham Govaerts, Pieter van Avont, Adriaen van Stalbemt, Gerard de la Vallée.