Raimondo Galeano – I Navigatori del Cosmo

Milano - 15/11/2012 : 20/01/2013

Le opere di Galeano, alla luce diurna, sembrano tele bianche, ma nel buio le vernici luminescenti svelano le campiture pittoriche definendo le immagini delle opere. Questa bivalenza, rivela l'essenza effimera della percezione e della realtà.

Informazioni

Comunicato stampa

Raimondo Galeano, inizia il suo percorso artistico sulla linea della Pop Art romana, la scuola di Piazza del Popolo, ma se ne discosta velocemente per un particolarissimo uso della fosforescenza e di vernici luminescenti reattive alla luce.

Galeano è stato definito il pittore della luce per la prerogativa di ribaltare il concetto tradizionale di pittura a luce riflessa ad una pittura a luce trasmessa grazie ad un sapiente uso di vernici luminescenti



Partendo dal paradosso che i colori non esistano, in quanto rivelati dalla luce che si riflette sui dipinti, l’artista ne annulla completamente la valenza lavorando unicamente su una distinzione tra luce ed ombra per la lettura plastica delle immagini.

Le opere di Galeano, alla luce diurna, sembrano tele bianche, ma nel buio le vernici luminescenti svelano le campiture pittoriche definendo le immagini delle opere. Questa bivalenza, rivela l'essenza effimera della percezione e della realtà.

Vi è poco spazio per le sfumature nella visione contrastata di Raimondo Galeano, i temi figurativi, a campiture piatte, seguono la migliore tradizione della Pop Art non solo come linguaggio pittorico anche nella scelta dei soggetti e del taglio fotografico delle immagini.

La luce rivela la realtà ed ecco che le raffigurazioni dell’artista, spesso prese dal cinema, sono create dalla luminosità interna alla pittura stessa.

Galeano non sembra cercare la mimesis, ovvero una pittura che rappresenta la realtà, sembra piuttosto citare altre forme di rappresentazione, come quella pubblicitaria legata ai media della comunicazione in senso lato. La visione è apparentemente tranquillizzante, ma contiene una riflessione profonda sul tempo, sulla fugacità della visione e della percezione; fino ad una possibile lettura esistenziale in cui la vita è un attimo nell’infinito.

L’opera di Galeano, nell’ambito della dualità tra la visone in assenza e presenza di luce, vive nell’interstizio, in quell’attimo di transizione tra le due condizioni.

Nell’pera dedicata a Marylin, due tipologie di vernici fosforescenti, che nel buio rilasciano la luce a velocità differente, creano due momenti della visione dando luogo ad una trasformazione dell’immagine tale per cui il volto di Marylin, da icona rassicurante di bellezza, si trasforma in una maschera di morte terrifica. L’opera, in un’unica immagine, riesce a riassumere il percorso esistenziale di questa mitica diva del cinema, una vita fatta di passione, amore, gioia ma anche tormento, insicurezza, disperazione, fragilità.

L’icona, l’immagine che si è fatta mito, logo eterno ed immutabile, nello spazio interstiziale del mutamento di luce, subisce la trasformazione: alla bellezza senza tempo si sovrappone una maschera di morte come nella catarsi finale del Ritratto di Dorian Gray.
Il gesto dell’artista è eterno ma la vita dell’essere umano è effimera come l’attimo in cui percepiamo il mutamento di stato dell’opera del Maestro Galeano.