Puppies Puppies – Barriers (Stanchions)

Roma - 27/04/2017 : 01/06/2017

Mostra personale

Informazioni

  • Luogo: T293
  • Indirizzo: via Ripense 6 - Roma - Lazio
  • Quando: dal 27/04/2017 - al 01/06/2017
  • Vernissage: 27/04/2017 ore 18
  • Autori: Puppies Puppies
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: Martedì/Venerdì ore 14 – 19 Sabato ore 15 – 19 o su appuntamento

Comunicato stampa

Puppies Puppies hates to fly, even more so as they get older. I don’t completely understand why. They tell me that it has to do with how unnatural the experience is, that humans only accept being stuffed into a tiny box with stale air and strangers and sometimes violent shaking because they’ve been trained to do so by brutal corporations. That’s true, sort of, but I know that they hate flying for some other reason. Their mother does too, and apparently it’s gotten worse as she’s aged too



I think this maze of barriers is the line after a flight, not the one before it. The relief of home is somewhere around one of these corners, but it feels like I’ll never actually reach it. This exhibition is not a repurposing. It is not “retractable belt barriers arranged in the shape of maze.” These stanchions are always establishing the shapes of labyrinths. A labyrinth can be an infinite number of things (a weapon, the mind, a confusing novel that echoes the world) but it is certainly used as a mechanism for slowing down the people traveling between its entrance and its exit. We can’t all be interrogated about the purposes of our travel at once, so we wander and explore until it’s our turn because the sides of a room alone aren’t long enough to hold us next to them. It was such an awful flight, and even if my legs are relieved to be standing the overstuffed backpack is poisoning my shoulders and my back. We’re still completely mired in the proximate bodies of strangers, packed in with them like the corpses of small fish.

I don’t think that the sign in the back of the gallery, which says “For LGBT immigrants, deportation can be a death sentence,” makes this only a representation of a line for immigration systems. I think the important part is the delay, the time it takes us to reach the sign.

You see, the sign reminds me that if I traveled to certain places in the world and expressed my strongest, truest feelings in public, if some distant echo of my strong and true feelings could be detected on me like an odor, I could be jailed or tortured or killed. Even writing this, my mind is still dozens of left turns away from the confrontation of that reality. In Brazil, LGBTQ people are being murdered now more than we ever have before, reversing a longstanding reputation for liberalism there. I read today that gay people are being rounded up and tortured in concentration camps in Chechnya, that at least three of them are dead.
I don’t know how to say how badly it hurts to even write such a thing, to know that somewhere I could fly to on an airplane there are people who have the same secret knowledge that I have, and they being ripped apart, right now, their bodies and minds are being ripped apart by the rage of the most evil villains that I can possibly conceive of. It’s really happening there, right now—some people who are deeply, deeply like me, who understand some fundamentally important aspects of my life better than people who I have known for decades, are wondering why their families abandoned them to these camps to be mutilated and to die without them. I hate those families and I hate the torturers and I just want to slide on my stomach along the ground, under the belts, directly toward the exit of the gallery and run all the way home from Italy into my gay bed with my gay spouse and my little dog and contort into a sphere of flesh with my head in the center so that no matter how loudly I scream the neighbors aren’t disturbed or invited to scrutinize us.

I think Puppies organized this labyrinth because it’s too painful to realize that our government, that the world, that someone’s mother and father can require a sign like this to exist. This sign is not a representation of the dire suffering of LGBTQ people, it is direct evidence of it. It is a pen sitting on the floor and an open hand feet above it, and the sound it made hitting the floor. The gravity that pulled the pen toward the center of the earth is too grave to know directly. You cannot simply walk straight up to the hideous cruelty of a person having to wonder at the banality of being beaten with hoses and shocked with lightning in order to not to lose their minds, saving themselves by thinking in circles just before being killed. The labyrinth lets me drift slowly towards the sign, which lets me drift slowly toward knowing the tiniest sliver of what’s happening tonight in the world to people that I am sure I would easily love as friends. And maybe my muscles aching from thinking about that distant torture as I write this lets me drift slowly toward the grief of a specific few violent episodes that happened in the early life of a person I love very much.

-Forrest


































Puppies Puppies
Barriers (Stanchions)
28 aprile – 27 maggio 2017
Inaugurazione 27 aprile 2017, ore 18.00
Via Ripense 6, Roma
[email protected]

Puppies Puppies odia volare, ancora di più invecchiando. Non capisco perché. Mi dicono che ha a che fare con l’innaturalezza dell’esperienza, che gli esseri umani accettano solamente di essere rinchiusi dentro piccole scatole con poca aria, con altri sconosciuti e scossi a volte da violente agitazioni perché sono stati addestrati a comportarsi così da società brutali.
È vero, in un certo senso, ma so che odiano volare per altre ragioni. Anche la loro madre odia volare e, apparentemente, la cosa sta peggiorando man mano che avanza con l’età.

Penso che questo labirinto di barriere simboleggi la fila che si deve percorrere sbarcati dal volo e non prima dell’imbarco. Il sollievo di raggiungere casa è da qualche parte dietro ad uno di questi angoli, anche se si ha come la sensazione di non raggiungerla mai. Questa mostra non vuole attribuire un diverso fine all’oggetto. Non è un insieme di “barriere di nastri retrattili arrangiate a forma di labirinto”. Questi paletti creano sempre figure labirintiche. Un labirinto può essere un numero infinito di cose (un’arma, la mente, un romanzo confusionale che riecheggia il mondo) ma è sicuramente utilizzato come meccanismo per rallentare le persone che si muovono tra la sua entrata e la sua uscita. Non possiamo essere tutti interrogati sul motivo del nostro viaggio, quindi erriamo ed esploriamo finché non arriva il nostro turno perché i lati di una stanza non sono lunghi a sufficienza per tenerci vicini ad essi. È stato un volo orribile, ed anche se le mie gambe sono risparmiate dallo stare in piedi, lo zaino troppo pieno sta avvelenando le mie spalle e la mia schiena. Siamo ancora completamente incastrati nei corpi vicini di sconosciuti, schiacciati con loro come salme di piccoli pesci.

Non credo che la scritta in fondo alla galleria, che dice “For LGBT immigrants, deportation can be a death sentence” (“Per gli immigrati LGBT, la deportazione può essere sentenza di morte”), faccia di questo solamente la rappresentazione di una fila nel sistema di immigrazione. Credo che la parte importante sia il ritardo, il tempo che impieghiamo a raggiungere l’insegna.

Vedete, l’insegna mi ricorda che se ho viaggiato in certi posti nel mondo e ho espresso i miei più forti, sinceri sentimenti in pubblico, se l’eco distante delle mie emozioni più forti e vere potrebbe essere rivelato su di me come un odore, potrei essere incarcerato o torturato o ucciso. Persino scrivendo questo, la mia mente è ancora a una dozzina di giri distante dal confrontarsi con quella realtà. In Brasile, persone LGBTQ sono state assassinate oggi più che in passato, invertendo una reputazione liberalista di lunga data. Ho letto oggi che gli omosessuali subiscono torture in campi di concentramento in Cecenia, e che almeno tre di loro sono morti.
Non so nemmeno come esprimere quanto mi ferisca anche solo lo scrivere una cosa del genere, di sapere che in un posto che io posso raggiungere con l’aereo ci sono persone che hanno la stessa mia conoscenza segreta, e che sono ridotti a brandelli, proprio adesso, i loro corpi e le loro menti sono ridotti a brandelli dai villani più malvagi che io potrei mai concepire. Sta realmente capitando lì, proprio adesso – alcune persone che sono profondamente, profondamente come me, che capiscono alcuni aspetti fondamentali della mia vita meglio di persone che conosco da decenni, si stanno chiedendo come mai le loro famiglie li hanno abbandonati a questi campi per essere mutilati e morire da soli. Odio quelle famiglie e odio le torture e voglio soltanto strisciare sul mio stomaco lungo il paviment0, sotto i nastri, direttamente verso l’uscita della galleria e correre dall’Italia fino a casa, per sdraiarmi sul mio letto omosessuale con il mio coniuge omossessuale e il mio piccolo cane e contorcermi in una sfera di carne con la testa nel centro così che non importa con quanta forza io urlerò i vicini non saranno disturbati o invitati a scrutarci.

Penso che Puppies abbiano organizzato questo labirinto perché è troppo doloroso rendersi conto che il nostro governo, che il mondo, che la madre ed il padre di qualcuno possano permettere ad un’insegna così di esistere. Questa insegna non è una rappresentazione della sofferenza diretta delle persone LGBTQ, è l’evidenza diretta di essa. È una penna sul pavimento ed un piede sopra di essa, e il suono provocato dalla sua caduta sul pavimento. La gravità che ha attratto la penna verso il centro della terra è troppo grave per essere conosciuta direttamente. Non potete semplicemente camminare dritti verso l’orrenda crudeltà di una persona dovendo chiedersi della banalità dell’essere battuti con tubi e fulmini al fine di non perdere il loro senno, salvandoli pensando in cerchi proprio prima di essere uccisi. Il labirinto mi fa scivolare lentamente verso l’insegna, che mi fa scivolare lentamente verso la consapevolezza del più piccolo frammento di ciò che sta accadendo stasera nel mondo alle persone le quali sono sicuro amerei come amici. E forse i miei muscoli doloranti dal troppo pensare a quelle torture distanti come scrivo questo mi lascio scivolare lentamente verso il dolore di alcuni episodi violenti che sono accaduti nei prima anni di vita di una persona che io amo molto.

- Forrest