Principianti. Di cosa parliamo quando parliamo d’amore?

Modena - 13/09/2013 : 13/10/2013

In fatto d'amore "siamo tutti nient'altro che principianti", scriveva Raymond Carver in un racconto pubblicato nel 1981. È a partire da questa riflessione che si sviluppano i lavori video-fotografici di nove studenti del master sull'immagine contemporanea di Fondazione Fotografia Modena.

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Comunicato stampa

Modena - In fatto d'amore "siamo tutti nient'altro che principianti", scriveva Raymond Carver in un racconto pubblicato nel 1981. È a partire da questa riflessione che si sviluppano i lavori video-fotografici di nove studenti del master sull'immagine contemporanea di Fondazione Fotografia Modena , protagonisti della mostra Principianti. Di cosa parliamo quando parliamo d'amore? in programma dal 13 settembre al 13 ottobre 2013 nell'ex ospedale Sant'Agostino di Modena (Largo Porta Sant'Agostino 228).

La rassegna sarà inaugurata venerdì 13 settembre, alle ore 19, in occasione del Festivalfilosofia , quest'anno dedicato al tema amare

Per l'occasione gli autori in mostra - Sara Cavallini, Tiziano Rossano Mainieri, Francesco Mammarella, Silvia Mangosio, Luca Monaco, Paola Pasquaretta, Eleonora Quadri, Cristina Serra, Valentina Sommariva - hanno prodotto una serie di esercizi visivi che esplorano le diverse definizioni del sentimento amoroso, senza mai giungere a una soluzione univoca e definitiva.

Sara Cavallini (Carpi 1989), per esempio, indaga il sentimento dell'amore in relazione allo spazio e al paesaggio naturale, inteso come meta di vacanze e quindi come teatro ideale degli affetti, in cui coltivare le relazioni con la famiglia e gli amici. Tiziano Rossano Mainieri (Bologna 1982) ha realizzato un dittico sulle insanabili fratture che causano la fine di un amore: così come ogni organismo è destinato a dissolversi, anche l'amore ha un termine, ma il processo porta con sé anche un rinnovamento e una trasformazione. Il lavoro di Francesco Mammarella (Lanciano 1984) muove invece da una riflessione del poeta Giacomo Leopardi, per il quale distrazione o letargo sono gli unici antidoti all'infelicità umana. Ma che succede quando alla consolazione della poesia si sostituiscono le derive psicoanalitiche della chimica farmaceutica? Silvia Mangosio (Torino 1988) ha realizzato una video-performance in cui un cuore tagliato e ricucito diventa simbolo dell'ambivalenza dell'amore, della volontà di ricostruire qualcosa anche se si è provato piacere nel distruggerla, mentre Luca Monaco (Lecco 1971), in seguito al ritrovamento di una lettera di un partigiano condannato a morte, ha ideato un progetto nel quale si impegna a condividere nel più alto senso del termine, come farebbe un vero amico, quelle pagine scritte dal giovane prima di morire e mai recapitate.

Il trittico fotografico di Paola Pasquaretta (San Severino Marche 1987) restituisce l'immagine di un universo inesistente, quello delle stelle riflesse sulla superficie di un lago, indagando i rapporti tra due entità opposte e sondandone il ritmo. Il lavoro di Eleonora Quadri (Bergamo 1986) e` costituito invece da un autoritratto realizzato in tre tempi diversi e associato a testi tratti dai film Casanova (Fellini 1976), Ciao maschio (Ferreri 1978) e Salo` o le 120 giornate di Sodoma (Pasolini 1975). Per Cristina Serra (Novara 1972) il tema dell'amore è uno spunto per riflettere sulle istituzioni del matrimonio e del divorzio, entrambe riconducibili a spazi simbolici - i luoghi della celebrazione e dello scioglimento -, così come a valori morali e precisi riferimenti culturali. Il progetto di Valentina Sommariva (Milano 1986), infine, consiste in un'indagine sull'amore nelle carceri e mostra come l'impossibilità di esprimere i propri sentimenti rappresenti per i detenuti una pena nella pena, vissuta in modo intenso e drammatico.