Primigenia

Napoli - 27/03/2014 : 08/04/2014

L’universo, le cose, la vita rappresentano punti di energia continua ed infinita che sfugge ad ogni tentativo di definizione. Solo attraverso l’uso della pittura Ciro D’Alessio e Gioacchino D’Amore sono riusciti in qualche modo ad afferrarla trasferendola su tela.

Informazioni

Comunicato stampa

Prende il via giovedì 27 marzo allo ore 18,30 presso Castel dell’Ovo, Sala Delle Terrazze, PRIMIGENIA mostra d’Arte Contemporanea a cura di ETRA - Valeria Polly Ferronetti, in collaborazione con l’Associazione La Terra Del Sole, con il Patrocinio del Comune di Napoli.

L’universo, le cose, la vita rappresentano punti di energia continua ed infinita che sfugge ad ogni tentativo di definizione. Solo attraverso l’uso della pittura Ciro D’Alessio e Gioacchino D’Amore sono riusciti in qualche modo ad afferrarla trasferendola su tela

La loro è una costante ricerca sull’essenza della realtà, una risalita all’origine delle cose al di là delle forme che si manifestano ad una prima percezione. Un ritorno alla natura Primigenia delle cose.

L’arte di Ciro D’Alessio è radicalizzata nella ricerca dell’armonia, del movimento, del sentimento che una data scena del mondo reale suscita in lui. Gia’ in passato i suoi lavori tendevano a questa ricerca con l’unica differenza che le sue opere erano molto più vicine agli elementi della pittura figurativa. Oggi ha maggiormente sviluppato un’attitudine contemplativa ed attenta a ciò che è fuori, lasciando alle spalle la tradizionale funzione simbolica della pittura per dedicarsi ad una pittura tutto istinto e sensazioni, completamente e volutamente a-concettuale o, se vogliamo, post concettuale, nella consapevolezza che le cose primigenie appartengono ad una sfera molto più profonda di quella in cui si muovono i simboli.

L’arte di Gioacchino D’amore è un’arte intrisa di vita, frutto di una sperimentazione di forme, tecniche e materiali. Il filo conduttore è l’energia, intesa sia in senso fisico che in senso mentale, un’energia per cui le cose sono infinite, continuano, variano e inevitabilmente portano l’artista ad aumentare la sua soglia di percezione, ad aprire un rapporto con il mondo e con quanto esso contiene. Da qui nascono i lavori che D’Amore ha realizzato tra il 1990 e il 1996, opere che sembrano uscire dall’animo profondo dell’artista, caratterizzate da una corporeità al limite tra l’umano e l’animale, con cordoni ombelicali lunghi e violacei, innesti di uomini con tre teste e un solo corpo o ancora uomini raffigurati con il corpo di animale.
Opere che sembrano apparentemente sganciate dalla realtà, come piccoli appunti sospesi nell’aria su prospettive impossibili. Corpi tormentati, a volte mutilati e decontestualizzati che sembrano sostenersi l’uno con l’altro in bilico tra figura e astrazione.