Presenze

Firenze - 02/03/2012 : 02/04/2012

La mostra e' un progetto speciale di 'Artour-O Firenze 2012' e presenta circa 15 opere di altrettanti artisti italiani e internazionali, nell'intento di mettere in scena una serie di personaggi e di oggetti che evocano la presenza di identita' anonime e misteriose, surreali e poetiche.

Informazioni

Comunicato stampa

La nuova edizione di Artour-O ospita, come evento speciale, la mostra "Presenze | Presences", a cura del critico d'arte Nicola Davide Angerame e prodotta da Whitelabs & Kips Project
Milano | New York. La mostra si tiene dal 2 marzo al 2 aprile 2012 (con inaugurazione il giorno 2 marzo ore 22 circa) nella Gran Lobby del Grand Hotel Minerva di Firenze, uno dei più belli della città



La mostra è un progetto speciale di Artour-O, manifestazione che da anni porta l'arte, la fotografia contemporanee fuori da musei e gallerie in ambienti più intensamente vissuti e che sono protagonisti della vita quotidiana di un turismo internazionale, colto e raffinato.
(Si veda il sito www.artour-o.com)

Le lobby di grand hotel esclusivi e le stanze dei palazzi storici di città come Firenze, Roma, Londra o Shanghai sono i luoghi dove il progetto si è sviluppato.

Descrizione della Location.
Esclusivo hotel 4 stelle superior a Firenze, il Grand Hotel Minerva è un mix di arte e design, non solo nei suoi spazi interni perché impreziosito dalle opere degli architetti Detti e Scarpa, ma anche all'esterno perché situato nella centralissima Piazza di Santa Maria Novella, vicino al centro storico e alle principali meraviglie fiorentine. Dalla grande terrazza affacciata sulla città si può godere di una vista straordinaria su Firenze. Sul tetto dell'albergo c'è una bellissima piscina con vista mozzafiato sul Duomo di Firenze e sui principali monumenti del capoluogo fiorentino.

La mostra
La mostra espone circa 15 opere di altrettanti artisti italiani e internazionali, emergenti e mid-career, la cui ricerca artistica è stata già protagonista di molte mostre in musei e gallerie d'arte in Italia e all'estero.
Questa mostra nasce come un site specific concept show, nel senso che il curatore Nicola D. Angerame ha preso spunto da uno dei concetti più forti della vita del Grand Hotel Minerva di Firenze e di tutti i grand hotel del mondo. "Presenze" fa riferimento, infatti, alle "tracce" lasciate da ciascun visitatore con il suo passaggio nelle camere e soprattutto nello spazio comune delle lobby. Queste tracce non sono visibili ma sono immaginabili. Con l'aiuto di 15 artisti, il curatore ha cercato di immaginarne alcune, mettendo in scena una serie di personaggi e di oggetti che evocano la presenza di identità anonime e misteriose, surreali e poetiche.

Artisti invitati

AlexandFelix
Nicola Bolaffi
Angelo Bellobono
Vania Comoretti
Luca Coser
Alessio Delfino
Alessia De Montis
Max Gasparini
Francesco Granducato
Andrea Guastavino
Vincenzo Marsiglia
Carlo Pasini
Alessandro Pagani
Beatrice Pediconi
Massimo Pulini
Liesjie Reyskens
Francesco Zefferino

"Presenze | Presences"
di Nicola Davide Angerame

Dicono che i luoghi si carichino delle energie di coloro che li abitano. Ma come si caricherà un luogo come la lobby di un Grand Hotel nel pieno centro di Firenze? Quali energie provenienti da ogni angolo della terra saprà accogliere e preservare, nella più assoluta invisibilità? Le lobby degli hotel sarebbero, se si segue il pensiero dell'antropologo delle società avanzate Marc Augé, dei perfetti non-luoghi, ovvero dei piani di transito puro, dove le persone che passano in gran quantità non edificano alcunché: non creano amicizie, non consumano segni e simboli, non operano gesti significativi. Si limitano ad entrare e uscire. Qualche volta ad attendere.
Così, nel cuore delle città esistono perfetti, eleganti, accoglienti, lussuosi non-luoghi in cui al massimo del comfort corrisponde il massimo dell'anonimia e dell'a-significanza.
Personalmente, da grande estimatore di lobby, non voglio arrendermi a questa idea. In verità se il passaggio esiste, allora esiste anche una scia. Un corpo che transita nell'acqua crea una geometria caotica, una deformazione e riformazione dello spazio. Nulla è più come prima, ma niente sembra esser accaduto. Le presenze sono un po' così. Esistono e deformano lo spazio ma in modo impercettibile. Con l'aiuto di alcuni artisti proviamo a immaginare cosa possono essere le presenze, a dar loro un volto, una parola, a volte una matericità estetica.
Le regine di AlexandFelix sono personaggi che si vestono di simboli per esprimere le proprie storie surreali e afone. Sono presenze di accattivante bellezza: signore di un immaginario che rende possibile l'esistenza di un'impalpabile femminilità. Come le donne di Max Gasparini, i cui volti compaiono come in trasparenza attraverso lastre di ferro arrugginito trovate in discariche dove il tempo accumula i suoi detriti e dove l'artista attinge per creare luoghi di rinascita per i suoi misteriosi ritratti muliebri. Molto più palpabili e tragicamente presenti sono le donne di Vania Comoretti, artista che incide sulla pelle dei soggetti i segni di un'esistenza dura, coriacea; sono volti di amiche o famigliari, che appartengono al panorama sentimentale più prossimo dell'artista e che malgrado ciò vengono trasfigurati in "maschere" intessute di segni, come se sulla pelle dei loro volti e nelle iridi dei loro occhi si potessero scrivere interi libri. Sulla presenza di "figure" familiari si basa anche il lavoro di Luca Coser, che nei suoi dipinti su tavola o su carta traduce alcuni film del passato, come "L'amico americano" di Wim Wenders, in pittura. Le scene divengono i ritratti di un paesaggio interiore che l'artista nutre con film, letteratura e musica. Anche Andrea Guastavino opera uno slittamento, che lo porta a creare fotografie di carattere monumentale ed intimista a partire dalle statuette delle bancarelle fiorentine; qui è la presenza della storia e della grande arte fiorentina ad essere protagonista di una fotografia sperimentale che gioca sul concetto di memoria. I dipinti di Alessandro Pagani sono incentrati sull'idea di una presenza conturbante del male all'interno delle scene rappresentate, che spesso sono tratte da momenti di massima suspense di film gialli o dell'orrore (anche b-movie dei decenni scorsi). Qui le presenze, che contano anche volti di pugili "defigurati" (un'altra serie di Pagani) abbondano come visioni notturne, lugubri e terrorizzanti. Anche le giovani donne di Liesjie Reyskens sono presenze di tal genere: uniscono la loro apparenza ingenua e innocua con una interiorità dark e minacciosa. Sono figure che sembrano uscire dalla fotografia pubblicitaria o di moda, ma sono cariche di una sensualità che rimanda ad una vita segreta. Misteriosa è anche la vita dei personaggi di Francesco Zefferino, che vivono dentro gli spazi chiusi dei party, immersi dentro luoghi di irrelazionalità. La loro presenza è spesso fatta di apparenza, dietro cui si celano esistenze fragili, spesso sostenute da medicinali che compaiono poi negli impasti della pittura come "materiale concettuale". Presenze di tutt'altro segno sono quelle dipinte da Angelo Bellobono, il quale ritrae i visi anonimi e androgini di migranti, trasformando la loro identità in icone di bellezza sospesa. Sono figure che ci guardano e ci interrogano, mute e suadenti. Silenti e marziali sono invece le donne che per Alessio Delfino traducono la presenza del destino nella fisicità eterea e simbolica delle carte la cui origine e significato profondo si perdono nella notte dei tempi. Presenze minacciose o beneauguranti, i "Tarots" di Delfino sono il simbolo estremo di una presenza assente, di una forza superiore che non si offre mai come un oggetto di studio scientifico ma solo come ipotesi di spiegazione per ciò che ci accade di bello e di mostruoso in questa vita terrena. Possono essere la bellezza sublime o l'orrore indicibile: Delfino predilige il primo dei due lemmi.
Di smalto lucente sono tessuti i volti dei dormienti di Massimo Pulini, che nella sua pittura sperimenta nuovi supporti e sostanze coloranti, anche se i suoi riferimenti iconografici sono quelli della grande pittura antica, di cui è esperto e storico riconosciuto a livello internazionale. Francesco Granducato è anche lui uno sperimentatore di materiali. I suoi "mosaici" riflettono la luce traducendola in tinte irreali e fantomatiche. La percezione viene sollecitata di fronte alle sue opere e l'occhio è chiamato a ripensare il reale a partire da una diversa organizzazione dei colori e delle forme. Sulla materia lavora anche Vincenzo Marsiglia, artista che crea la proprie opere a partire da una presenza ossessiva della stella a quattro punte, intesa come logo, come marchio di fabbrica e come elemento reiterabile e strutturale per la costruzione di ritmi e composizioni astratte su tessuti che che l'artista ricerca e sperimenta, fa produrre ad hoc o riutilizza. La puntina da disegno è invece l'elemento basilare dell'arte di Carlo Pasini, artista che usa ricoprire le sue sculture animalesche con una pelle di puntini colorati. La puntina di Pasini è un elemento onnipervasivo e assillante, capace di creare "mosaici" che ritraggono star scomparse come l'eterna Marylin o il imperituro Elvis Presley. Anche Nicola Bolaffi è un artista che usa materiali extrapittorici come base per un lavoro che porta alla creazioni di quadri astratto-geometrici. La presenza reiterata all'infinito dello "spaghetto", offre alle sue tele consistenza e luminosità, rendendo irriconoscibile l'elemento costruttivo che è l'alimento tra i più simbolici di una intera storia e cultura: quella italiana. Per Beatrice Pediconi è invece l'acqua ad essere l'elemento invisibile ed onnipresente nella sua fotografia astratta e poetica, giocata sulla impalpabile danza di colori puri dentro un magma liquido e invisibile. Più visibile è il ghiaccio che per Alessia De Montis rappresenta simbolicamente il processo di liberazione ed auto-consapevolezza di una femminilità che, malgrado la presenza forte e inamovibile dell'eterno feminino, non dispone totalmente di se stessa e della propria coscienza, essendo ingabbiata per secoli in un immaginario, spesso maschilista, che segna tutta la tradizione dell'arte occidentale.