Post fata resurgo

Faenza - 04/10/2013 : 03/11/2013

Per la settimana del Contemporaneo il Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza presenta un progetto che, come nelle precedenti edizioni, dialoghi apertamente con la collezione e con la storia del museo. Il confronto con la storia della collezione é il punto di partenza della mostra Post Fata Resurgo.

Informazioni

Comunicato stampa

Per la settimana del Contemporaneo il Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza presenta un progetto che, come nelle precedenti edizioni, dialoghi apertamente con la collezione e con la storia del museo.
Il confronto con la storia della collezione é il punto di partenza della mostra Post Fata Resurgo.
La frase, simbolo della fenice, é un tributo alla figura di Gaetano Ballardini, storico fondatore del Museo Internazionale delle Ceramiche

In un quaderno conservato al museo egli riporta l’avvenuto bombardamento dove, con scoramento, individua i danni subiti, ma auspica una nuova vita dopo il tragico evento, richiamandosi alla mitica figura della Fenice.
L’augurio di Gaetano Ballardini, si concretizza nella mostra che il Museo inaugurerá in occasione della giornata UNESCO. Per la prima volta verranno presentati al pubblico i pezzi salvati da Gaetano Ballardini e riassemblati, grazie ad una ricerca durata oltre un sessantennio, dal Laboratorio di Restauro del Museo.
La mostra Post Fata Resurgo nasce dunque con l’intento di rendere omaggio alla storia del museo attraverso le espressioni di artisti contemporanei che, con diversi linguaggi -dalla videoarte all'installazione- dialoghino con il concetto della rinascita.
Loredana Longo (Catania 1967) con il celebre progetto Explosion ha avviato una ricerca sull'elemento del fuoco e dell'esplosione di oggetti domestici, attentamente ricomposti dopo la frattura. È infatti la stessa artista ad affermare: «Ogni conflitto lascia un segno, anche dopo la riconciliazione, che comunque io definisco una sorta di compromesso continuo ed indispensabile per la continuazione. E così l’ esplosione lascia dei segni e nella ricostruzione io vedo questa sorta di compromesso, si vede la traccia della rottura, è inevitabile.» Per la settimana del contemporaneo l'arista catanese presenterà un'installazione ed un video della serie Explosion che riflettono sull'esplosione di oggetti quotidiani. La detonazione ci libera dalle restrizioni e dai rapporti di forza che soggiacciono all'interno delle relazioni umane. Lo spettatore sarà coinvolto in questo processo catartico fronteggiando la ricostruzione degli oggetti esplosi e il video realizzato dall'artista stessa.
La catalogazione è invece il fulcro della ricerca artistica di Martina Della Valle (Firenze, 1981) che, lavorando sull'idea stessa dell'archivio, tenta di dare nuova vita ad oggetti e forme quotidiane, riportate su parete grazie alla polvere, simbolo della fugacità del nostro passaggio mortale. Dalle polveri, o dalle ceneri, tali oggetti rinascono trovando nuova vita nel linguaggio dell'artista. Un lavoro impercettibile e fugace che potrà essere colto nella sua essenza solo ad una visione ravvicinata, un progetto site specific delle caratteristiche effimere. Nel corso dell'esposizione l'opera sarà sottoposta ad un progressivo deterioramento, fino alla totale rimozione a conclusione della mostra. La memoria dello spettatore, unico testimone del progetto, rimane dunque la sola traccia del lavoro dell'artista.

L’opera dell’artista egiziano Moataz Nasr (Alessandria, Egitto, 1961) ruota attorno ad un’urgenza del comunicare, alla realtà profondamente umana e ideologica, culturale, alla quotidianità caratterizzante tutto il mondo panarabo, senza esotismi o suggestioni stereotipate da mille e una notte.Pittore, scultore, fotografo, i suoi linguaggi e i media da lui utilizzati sono molteplici, ma tutto catalizza l’essenza, l’origine culturale del suo paese di provenienza, l’Egitto: l’infiammabilità del territorio, che è sfociata nelle rivolte sanguinose della primavera araba e ha visto rovesciare il regime di Hosni Mubarak, prende forma nei grandi quadri-pannello in legno tempestati di fiammiferi colorati, allo stesso tempo attraenti ma altamente delicati; l’ideologia e il sufismo negli arazzi intessuti, poetici e diretti nella trama come nella scrittura; il viaggio e la multisensorialità nelle sue installazioni abitabili pervase di luce; poi la religiosità, i riti, il degrado e la povertà, la voglia di rinascita nelle sue fotografie, soprattutto negli scatti effettuati nelle piazze nell’anno degli sconvolgimenti, nel 2011. Nell'opera dell'artista ogni distruzione genera conoscenza ed un aumento di consapevolezza.

Kader Attia (Dugny, Seine Saint-Denis, 1970), francese di origine algerina, riflette e rivendica da sempre nel suo lavoro la pluralità e l’appartenenza culturale, oltre all’esperienza personale, ai traumi e al portato di un’infanzia trascorsa tra la Francia e l’Algeria. Una dualità continua caratterizza dunque la sua opera che slitta tra più media, quali video, installazioni, sculture, fotografie e diapositive: l’Occidente cristiano e il Maghreb musulmano; il capitalismo e il suo impatto sul Nord Africa; le conseguenze della colonizzazione sulle nuove generazioni arabe. Tutto reso con un forte simbolismo e in modo poetico. Resistenza e rivoluzione (da lui sperimentate personalmente nelle banlieues parigine); cimiteri di specchi o cemento; archeologie umane, volti come terracotta rotta e ricucita. La rivoluzione, che passa tramite lo scontro di antiche e contemporanee faide alimenta la ricerca dell'artista che, anche in questo caso, presenta allo spettatore un percorso di formazione e creazione attraverso il contrasto.