Pino Pinelli – La pelle del daino

Milano - 24/10/2013 : 06/12/2013

“La pelle del daino” è l’enigmatico titolo che raccoglie in galleria una mostra scientificamente filologica di Pino Pinelli. Per questa rassegna infatti sono state rintracciate e raccolte le opere che per prime hanno segnato la cosiddetta “uscita dal quadro”, attorno al 1975.

Informazioni

  • Luogo: PROGETTO ARTE ELM
  • Indirizzo: Via Mario Fusetti 14 - Milano - Lombardia
  • Quando: dal 24/10/2013 - al 06/12/2013
  • Vernissage: 24/10/2013 ore 18,30
  • Autori: Pino Pinelli
  • Curatori: Marco Meneguzzo
  • Generi: arte contemporanea, personale

Comunicato stampa

“La pelle del daino” è l’enigmatico titolo che raccoglie in galleria una mostra scientificamente filologica di Pino Pinelli. Per questa rassegna infatti sono state rintracciate e raccolte le opere che per prime hanno segnato la cosiddetta “uscita dal quadro”, attorno al 1975. Quasi tutte di collezione e non in vendita, rigorosamente monocrome, riportano a un momento della storia dell’arte in cui la riflessione analitica costruiva lavori difficili e misteriosi, ma attrattivi e duraturi, come dimostra l’attualità che oggi restituiscono allo spettatore

La riflessione sulla pittura e sull’essere artista si concretizza per Pinelli in piccoli “oggetti/tele” in cui tutto è concentrato nelle infinitesime variazioni cromatiche e persino tattili della superficie e dell’insieme delle stesse piccole superfici che costruiscono quella sorta di “costellazione” cui ci ha abituato l’artista. Di qui il titolo: in uno dei lavori iniziali – presente in mostra - di questo ciclo, che ancora continua, un piccolo dittico è costruito sulla pittura di una delle due parti, e sulla tattilità di una pelle di daino tesa sul telaio.
Questo potrebbe essere un nuovo spunto di lettura critica e di interpretazione non solo dell’opera di Pinelli, ma di molta della cosiddetta pittura analitica, che in questo modo assumerebbe anche un valore non solo legato allo sguardo e alla ragione , ma anche al senso e alla sensibilità, seppur così volutamente mascherata.
La coerenza interna alla mostra, curata da Marco Meneguzzo che scrive anche il saggio in catalogo, è dunque quasi tangibile: grandi opere che simulano un “gesto” razionale sulle pareti, mentre frontalmente si vede l’opera forse più emblematica di quel periodo: un quadro che non è un quadro, una cornice che non è una cornice, una finestra che non è una finestra, uno spazio che è la spazio fisico ma anche lo spazio della pittura, con quei quattro angoli in rilievo che costruiscono una delle forme più importanti – il quadro, appunto - della storia occidentale.