Pietro Turati
Lo Spazio Diaz presenta un percorso dedicato all’artista, tra mondo interiore, figure sospese, architetture trasfigurate e astrazioni cartografiche.
Comunicato stampa
Lo Spazio Diaz presenta, da giovedì 16 luglio a venerdì 11 settembre, la nuova mostra dedicata a Pietro Turati. Il percorso espositivo mette in luce una ricerca pittorica di intensa e suggestiva espressività, nella quale ciò che prevale non è la descrizione esteriore della realtà, ma la sua risonanza interiore.
Le opere di Turati, abilmente illuminate da Francesco Murano, sembrano muoversi entro una dimensione fragile e profondamente umana. Pennellate ampie e rapide costruiscono volumi e campiture in cui il colore non si limita a definire la forma, ma diventa spazio emotivo, energia avvolgente, racconto intimo. La sua sensibilità cromatica genera accostamenti di rara armonia e conduce l’osservatore verso un territorio in cui affiorano memorie, inquietudini e stati interiori difficili da tradurre in parole.
La pittura di Pietro Turati - come sottolinea il critico Sergio Gaddi - oltrepassa la mera descrizione del reale e si avvicina, per istintiva consonanza, ad alcuni esiti dell’Espressionismo tedesco. Come nelle ricerche di Kirchner e Munch, l’immagine diviene luogo di emersione dell’invisibile: tensioni latenti, emozioni sospese, frammenti dell’inconscio. Non si tratta di citazione o esercizio di stile, ma di una necessità espressiva autentica, capace di restituire non la realtà visibile, bensì la sua eco psicologica.
Nelle sue figure, spesso sospese tra presenza e dissolvenza, l’assenza di volti definiti non è una mancanza, ma uno strumento interpretativo. I soggetti appaiono come presenze evanescenti, quasi provenienti da una dimensione del sogno. In questa qualità visionaria affiorano echi chagalliani, mentre nelle nature morte si riconoscono la rarefazione dello spazio, l’equilibrio silenzioso delle forme e quella sospensione temporale che trasforma ogni scena in un luogo della memoria.
Un altro nucleo della ricerca di Turati riguarda la città, interpretata attraverso una raffinata astrazione cartografica. Cellule cromatiche, tasselli minimi e micro-geometrie derivati da reali impianti urbani danno vita a una partitura visiva in cui la planimetria diventa paesaggio emotivo. La struttura rigorosa della mappa si intreccia con una sensibilità poetica, elevando il linguaggio della cartografia a racconto visivo, tra memoria dei luoghi e immaginazione.