Pietro Pasolini – We are the land

Roma - 23/06/2021 : 23/07/2021

Nel progetto “We are the land” Pietro Pasolini (Brasile, 1992) propone un nuovo ciclo di opere, realizzate riflettendo sulla drammatica e veloce distruzione delle foreste nel mondo.

Informazioni

  • Luogo: VALENTINA BONOMO ARTECONTEMPORANEA
  • Indirizzo: Via Del Portico D'ottavia 13 - Roma - Lazio
  • Quando: dal 23/06/2021 - al 23/07/2021
  • Vernissage: 23/06/2021 ore 12
  • Autori: Pietro Pasolini
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: Visitabile dal lunedì al venerdì h. 15.00 - 19.00 o su appuntamento

Comunicato stampa

Nel progetto “We are the land” Pietro Pasolini (Brasile, 1992) propone un nuovo ciclo di opere, realizzate riflettendo sulla drammatica e veloce distruzione delle foreste nel mondo. Questa mostra invita a riflettere sulla condizione degli alberi, delle foreste e di tutto il mondo naturale (un mondo in cui, a causa dello sconsiderato comportamento dell’uomo, la biodiversità sta scomparendo ad una velocità cento volte superiore alla sua normale evoluzione).

“Nature is not a place separate from ourselves where we act out the drama of our isolated destinies

It is not a means of survival or a setting for our affairs ... It is instead a part of our being - dynamic, significant, real. It is our self.” Annie l. Booth

La mostra si apre con una fotografia aerea di grandi dimensioni che ritrae la foresta pluviale. Un’immagine scattata nel 2019 durante un viaggio dell’artista in Amazzonia, con l’aiuto di un drone. Quest’opera porta lo spettatore al di sopra delle foreste pluviali ecuadoriane che in quella prospettiva rivelano la loro grandezza monumentale. Come sostiene lo scrittore naturalista Barry Lopez “le foreste vanno oltre il mirino dell’obbiettivo, non possono essere inquadrate”. Di fronte alla fitta ed estesa trama della vegetazione tropicale, sorprendentemente complessa e visivamente confusa, siamo costretti a riflettere sui modi in cui la natura sia stata contaminata dall’uomo - da noi. Un’immagine che evidenzia le preoccupazioni dell’artista:

“Ho cominciato a studiare il legame che i Nativi Americani hanno con Madre Natura. Per loro le montagne, i fiumi, gli alberi e gli animali hanno un’ anima..ed è a questa anima a cui ho voluto dare voce...”

Questo punto di partenza ci porta nella seconda sala della galleria, dove ci ritroviamo nel cuore della foresta, circondati da grandi pannelli di rame su cui sono visibili impronte e pitture raffiguranti foglie e vegetazioni. Questi pannelli ossidati sono creati attraverso un processo realizzato all’aria aperta da Pasolini in cui l’artista assembla frammenti del mondo naturale - rami, foglie, palme - in un intricato tableaux che si attiva attraverso le intemperie e lo scorrere del tempo. I pannelli reagiscono agli elementi naturali, creando affascinanti fotogrammi a cui si unisce una dimensione del profondo che porta lo spettatore in un regno naturale quasi fiabesco. Pasolini colma il divario tra fotografia, scultura e pittura, così come la distanza fra artista, oggetto e spettatore. In queste nuove opere, create specialmente per la mostra, l’artista concepisce un nuovo linguaggio in cui la fedeltà della riproduzione fotografica si sovrappone alla più intima interpretazione pittorica. Una tecnica nuova che si ispira ad una più antica, quella dell’uomo delle caverne che inizia ad usare i segni e le impronte, il primo utilizzo della terra come pennello e della pietra come supporto. L’artista decide di tornare a questi fondamentali processi creativi, semplificando fino all’essenziale il fare arte.

“Come l’uomo primitivo, sono ritornato nella foresta: la natura è diventata il mio studio e i suoi elementi i miei strumenti (la pittura e il pennello) per realizzare i miei lavori. Lavorando all’aperto con l’intervento degli elementi naturali, acqua, fuoco, sole e vento, ho cominciato a dar forma ad un insieme di lavori che sono il risultato di una stretta collaborazione tra il pensiero dell’uomo e l’imprevedibilità della natura. Un diario fisico della più antica relazione della storia: quella tra natura e uomo.”

PRESS RELEASE

“We are the Land" is the new cycle of works by the Roman- Brazilian born, artist Pietro Pasolini created in direct response to the dramatically accelerating destruction of the world’s forests. This, his latest exhibition, asks us to think about trees, forests and the natural world – a world in which biodiversity is being lost at 100 times the normal rate thanks to reckless human intervention.

“Nature is not a place separate from ourselves where we act out the drama of our isolated destinies. It is not a means of survival or a setting for our affairs ... It is instead a part of our being - dynamic, significant, real. It is our self.” Annie l. Booth

The show opens with a large-scale aerial photograph of the rainforest from a series taken last year with the aid of a drone on the artist’s trip to the Amazon. The photograph transports us above the Ecuadorian rainforests from where our perspective reveals the majestic magnitude. As the environmental writer Barry Lopez has noted ‘forests defeat the viewfinder...they cannot be framed’. We admire the thick and sprawling tropical canopy, both stunningly complex and visually confounding, and are compelled to reflect on the ways in which arboreal life has been affected by man – by us. The image places us firmly in front of the artist’s concerns:

“I had started to read about the consideration that Native Americans have for Mother Nature, where mountains and rivers, trees and animals all have their own spirit... it was that spirit that I wanted to give voice to...”

This starting point leads us to the second room, where we are now in the heart of the forest. Large copper panels surround us and on each, we see depictions and imprints of leaves and foliage. The oxidised panels are created with Pasolini’s unique plein air process with which the artist arranges fragments of the natural world - branches, leaves, palms - into intricate tableaux to be activated by weather and the passage of time.

The copper panels react with the elements, making sublime photograms and creating a spiritual depth that pulls the viewer into its natural, almost fairytale-like realm. In doing so, Pasolini bridges the gap between photography, sculpture and painting, as well as the divide between artist, object and viewer. In these new works, created especially for the exhibition, he uses this language to conceive a unique space between photographic fidelity to a subject and painting’s intimate interpretation.

A new technique inspired by an ancient one, that of the prehistoric cave-dweller is the beginning of mark-making, that first use of a piece of earth as brush and the slack of stone as the canvas. The artist decided to return to these fundamental creative processes, simplifying to its very core the act of making art.

"Like the caveman, I returned to the forest: here the natural world became my studio and the elements the tools - the paint and brush - to produce my work. By exposing different materials to the elements of water, fire, sunlight and wind, I started giving form to a body of work that is the outcome of a close collaboration between human thought and the unpredictability of nature. A physical diary of the most ancient relationship in human history: the one between nature and man."