Pentapoli

Roma - 11/02/2016 : 19/03/2016

Pentapoli è un raggruppamento di cinque città (dal greco Πεντάπολις, Pentàpolis = 5 città) alleate per motivi amministrativi, politici o religiosi

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Comunicato stampa

Pentapoli è un raggruppamento di cinque città (dal greco Πεντάπολις, Pentàpolis = 5 città) alleate per motivi amministrativi, politici o religiosi. La prima Pentapoli, la Pentapoli per antonomasia, era quella bizantina situata nel cuore stesso dell'Esarcato d'Italia e comprendeva le città di Ravenna, Forlì, Forlimpopoli, Classe e Cesarea (antica città oggi non più esistente). Forse l'antico centro denominato “Cesarea” era da riferirsi ai sobborghi della città di Classe. Infatti a sud di Ravenna (5 km.) si sviluppava un tempo l'abitato di Classe, ad essa unito da un sobborgo chiamato Cesarea

Oggi scarsamente popolato, fra il II e il VI secolo l’abitato di Classe fu un centro propulsore dell'attività economica ravennate grazie al suo porto, le cui tracce sono state riportate alla luce nell'ambito di uno scavo archeologico. Il limite meridionale del territorio di Ravenna in età bizantina è situabile vicino a Cervia ed a Nova, antico centro urbano presso Cesenatico. Cervia è talmente legata alle sue saline che alcuni studiosi ritengono che il suo nome sia legato al sale: il toponimo Cervia potrebbe derivare dalla parola latina acervus (cumulo), in riferimento ai mucchi di sale che facevano mostra di sé come veri e propri monumenti. Per capire bene l'importanza che ebbe il sale dall'epoca antica fino all'invenzione del frigorifero, basti pensare che era l'unico elemento che permettesse di conservare i cibi (specialmente pesce e carne), oltre ad essere indispensabile all’organismo umano. Veniva usato anche per la concia dei cuoi e del pellame. La Salina "Camillone" è l'unica superstite delle circa 150 saline a raccolta multipla cancellate con l'avvento della lavorazione secondo il metodo industriale nel 1959. Ancora in funzione, grazie all'attività volontaria svolta dal Gruppo Culturale Civiltà Salinara, produce annualmente circa 1000 quintali di sale di qualità elevatissima. La raccolta avviene da giugno a settembre, in condizioni ottimali, due volte alla settimana. Vengono utilizzati gli attrezzi da lavoro tradizionali; oltre a questi, è possibile vedere presso la "Camillone" le barche di ferro (burchielle) con cui veniva trasportato il sale lungo i canali fino ai magazzini e le garitte un tempo occupate dalla Guardia di Finanza.
Oltre che per l'attività estrattiva, la Salina Camillone è utilizzata con finalità turistiche, didattiche, culturali, rappresentando una sorta di museo del sale all'aperto unico in Italia.
Questo forte legame che la nostra terra ha con il sale porta alla mente una fiaba popolare peruviana, “La sal y el azùcar” ( Il sale e lo zucchero ). Qual è l'ingrediente che rende speciale l'affetto di una figlia per il padre o l'amore di un principe per una fanciulla misteriosa? Nella risposta a questa domanda troveremo il prezioso segreto di Esmeralda... Una fiaba peruviana per viaggiare attraverso i confini dello spazio e tuffarsi nell'immaginario collettivo di una realtà diversa e lontana come quella del Perù. Le fiabe hanno “le gambe lunghe”, viaggiano attraverso i confini dello spazio e del tempo colorandosi qua e là di immagini, sfumature e riferimenti. La fiaba è un genere narrativo universale presente nella tradizione orale di ogni popolo, capace di mostrare le specificità che connotano un Paese e di stimolare confronti tra le culture. E non è forse l'Arte che può fare oggi da collante, come le fiabe, tra le varie culture e sapere parlare alle nuove generazioni di quei valori che da bambini tutti ci raccontano e che ascoltiamo con bramosità e poi nell'età della ragione iniziamo a dimenticare e lasciamo in un cassetto chiuso nel nostro cervello? Non è forse dall'Arte che è possibile ripartire per ricordarci come la risposta “Ti voglio bene come il sale e lo zucchero” che Esmeralda diede alla domanda del padre “Quanto mi vuoi bene” e presa dal padre come se “Allora non mi vuoi bene, figlia ingrata” è invece proprio come si evince dalle ultime battute della favola quando il padre intervenuto al banchetto nuziale della figlia ormai cambiata nell'aspetto e da lui non riconosciuta ed al quale era stato servito cibo senza sale né zucchero dice lei “Peccato, non siamo riusciti a mangiare niente: tutto era senza sapore, forse qualcuno si è dimenticato di mettere il sale e lo zucchero” e lei risponde “Hai capito allora perchè un giorno ti ho detto che ti volevo bene come il sale e lo zucchero?” ed i due si perdono in un abbraccio liberatorio chiedendo il padre perdono e vivendo da quel momento felici e contenti.

Con questa mostra intendiamo raccontare la stessa storia, utilizzando le opere degli artisti Federico Guerri, Francesco Bocchini, Luca Piovaccari, Mattia Vernocchi e Remo Suprani come semplici parole che riportano alla luce la memoria collettiva della nostra storia. Una storia che tutti dovrebbero conoscere, soprattutto i più giovani “moderni schiavi” di questa società frenetica, in cui le giornate si avvicendano sovrapponendosi l’una all’altra e cancellano ciò che è venuto prima per lasciare spazio ad una staticità dell'uomo e della sua memoria/pensiero tra i rumori affaccendati di tempi, idee e persone. Con i loro lavori gli artisti si rivolgono a tutti coloro che credono che la società abbia perso qualcosa nel tempo. Le loro opere che hanno per soggetto delle istantanee del ricordo collettivo e del sentimentalismo, si dispiegano attraverso belle ed originali rappresentazioni di una città, di una società troppo spesso ed ingiustamente dimenticate da quelle stesse persone che il loro lavoro cerca invece di ricordare. Dipinti ( Suprani - Guerri ), ceramiche ( Vernocchi ), installazioni ( Bocchini ), fotografie ( Piovaccari ) e sculture ( Guerri ) che riportano alla luce la memoria della nostra città schietta, semplice e affascinante com’era, lenta, silenziosa e consapevole come, purtroppo, non è più.