Particolare di Paesaggio

Roma - 10/12/2020 : 30/01/2021

Particolare di Paesaggio è un’esposizione collettiva suggestiva e dai toni onirici che promette allo spettatore un’esperienza sensoriale innovativa.

Informazioni

  • Luogo: CONTEMPORARY CLUSTER
  • Indirizzo: Via dei Barbieri 7 - Roma - Lazio
  • Quando: dal 10/12/2020 - al 30/01/2021
  • Vernissage: 10/12/2020 no
  • Generi: arte contemporanea, collettiva
  • Orari: su appuntamento

Comunicato stampa

Il Contemporary Cluster il 10 dicembre 2020 è lieto di presentare Particolare di Paesaggio un progetto espositivo a cura di Giacomo Guidi. In mostra un’opera della storica serie di Mario Schifano e opere di Sebastiano Bottaro, Federika Fumarola, Chiara Gullo, Raffaele Milazzo, Germain Ortolani, Iacopo Pinelli e Padre Bio, in dialogo con i designer di Nucleo Studio, la gioielleria contemporanea di Riva Jewels, gli arazzi di House of Ita e le installazioni floreali di Copihue Floral Studio e Marta Abbott.
Particolare di Paesaggio è un’esposizione collettiva suggestiva e dai toni onirici che promette allo spettatore un’esperienza sensoriale innovativa

Il pubblico è chiamato a mettere alla prova la propria capacità percettiva, partendo dallo sguardo per approdare a una nuova definizione del contesto contemporaneo.
La mostra nasce da un’opera di Mario Schifano, che tra la fine degli anni Sessanta e i primi Settanta coniò una serie di lavori che definì Particolare di Paesaggio: un insieme di opere che, attraverso una visione pragmatica e quasi architettonica, mantenendo la propria chiave pittorica e romantica, analizza le infinite forme del divenire di una prospettiva materiale. Lo sguardo dell’artista oltrepassa infatti la monocromia della tela creando una seconda dimensionalità della stessa e una possibilità illimitata di percezioni che vanno oltre il primato della vista.
Partendo da un’opera rappresentativa della serie realizzata nel 1973 in mostra dal 10 dicembre presso il Contemporary Cluster, l’esposizione permetterà al paesaggio di emergere come una vera e propria architettura del visibile, inteso come uno spazio relazionale tra l’osservatore e lo stesso spazio osservato, strettamente ancorato al campo visivo della sua superficie. Il paesaggio diventa protagonista dell’opera e portavoce di simbologie umane che fanno da filtro psicologico alla visione, dove scorci, tagli, possibilità e visioni collegano l’esterno all’interno, generando punti di vista e modalità di visioni rivoluzionari, nati dalla volontà di un’osservazione inedita.
In un costante gioco di sottrazione, il paesaggio assume la valenza iconografica di un luogo frastagliato da elementi diversi fra loro ma riconducibili al pensiero astratto, caratterizzando la visione dell’osservatore svincolata da ogni tipo di ordine temporale o spaziale. Il processo della visione che viene così generato attraversa principi di diverse epoche, dando vita alla rappresentazione e alla stratificazione temporale dello scenario collettivo e della prospettiva basica di chi guarda un paesaggio che, attraversando la sua sacralità, conduce a esperienze del tutto nuove.
Gli artisti che partecipano alla mostra, in rappresentanza di una meravigliosa nuova generazione di artisticità, sono stati invitati a interpretare gli elementi che caratterizzano la visione stessa e gli elementi che sono propri dell'architettura del paesaggio, alternandosi tra pittura, installazioni e scultura che, nella tipicità del metodo Cluster, dialogano tra loro mettendo in luce il fascino e la potenza di un’attrazione interdisciplinare e contemporanea.
In particolare, nel secondo piano della galleria, Federika Fumarola con le sue visoni fitomorfe, esegue un ingrandimento degli elementi naturali come fossero visti al microscopio creando un’estetica del paesaggio interna al paesaggio stesso. La sua indagine rielabora il gesto pittorico come ricordo ancestrale e, nell’evocazione dei fenomeni naturali, tende a ridurre o ampliare la differenza tra visione e realtà. Le installazioni di Chiara Gullo creano delle architetture libere e attraversabili dallo sguardo con elementi che provengono dalla storia dell’uso popolare del vivere. Legata alla tradizione della propria terra, affascinata dalle dinamiche sociali e dal folklore religioso, l’artista lavora attraverso simboli semplici utilizzando spesso la parola come mezzo che risolve o disturba la realtà. Loop elettrici, luci, meccanismi, suoni fanno da corona ad oggetti del quotidiano che diventano protagonisti indiscussi del gioco, mettendo in crisi la fede e la tradizione nella rappresentazione di simboli votivi e mettendo in scena memoriali, dai quali traspare un forte desiderio di denuncia.
Raffaele Milazzo tramite la scultura, reinterpreta il mondo dell’abitare tramite l’oggetto abitato. L’artista scompone e ricompone infatti oggetti d’uso comune ridefinendo la loro tangibilità estetica e impreziosendo l’oggetto che aveva una finalità quotidiana: da oggetto a scultura, da scultura a gioiello. Nel suo lavoro l’artista sottopone a un’attenta e accurata valutazione oggetti colmi di memoria e reminiscenze, che si trasformano in altari preziosi in cui il vissuto torna nel presente per dare una foggia all’esperienza conservata. Una chiave intima legata al tempo dell’infanzia dove è possibile rifugiarsi e salvarsi dall’aggressione del tempo. Come un sperimentatore della materia, il lavoro di Iacopo Pinelli, a seguire, rappresenta ciò che si cela dietro l’architettura: lo scheletro, ciò che è interno e invisibile ma ne permette la portanza. Le sue reti in resina disegnano un’architettura del vuoto e l’impalcatura che permette alla società di progredire, quel progresso che è oggi anche fonte di distruzione. Restando ancorata all’inconsistenza del bianco e alla trasparenza del vetro, l’attività artistica di Pinelli rimarca un senso di fragilità capace di indagare la più intima condizione dell’oggi, dove tutto è apparenza e in cui la sostanza crolla sotto il peso delle contraddizioni.
Seguono le pitture di tono e segni di Sebastiano Bottaro, che mettono in evidenza la necessaria alfabetica della sensazione e della percezione. La sua ricerca artistica, fortemente influenzata dalla poesia, dalla filosofia e dalle scienze, si focalizza sui temi dell’essere e del tempo. Nelle sue opere riveste un’importanza centrale il segno, protagonista dello spazio e della forma, il quale viene ripetuto ossessivamente come simbolo e mezzo per far attrito al tempo stesso. Germain Ortolani, rilegge con grande freschezza la lezione poverista rappresentando tramite le sue opere il peso metafisico dei materiali e l’importanza insita nel loro linguaggio. Nelle sue costruzioni l’artista ricrea un polo di attrazione verso tutto ciò che ruota attorno al concetto di scultura contemporanea, fortemente riconosciuta come un dispositivo equilibrato, attuale e sempre più teso alla comprensione della nostra realtà.
In contrasto, le forme contemporanee di Nucleo Studio, un atelier da cui nascono opere che hanno come comune denominatore la storia, nella sua accezione più completa, passata, presente e futura, manipolata e piegata agli interessi della creazione, indagando l’essere umano attraverso il tempo. Una ricerca che si esprime in ogni manufatto, evidenziando l’aspetto materico, originale e tridimensionale. Il lavoro dello studio torinese si muove sulla strada di un’investigazione curiosa e tattile basata su un costante paragone tra passato e futuro, con un focus speciale all'aspetto tridimensionale della realtà, volto a creare una memoria contemporanea.
Nel cave della galleria, Padre Bio tramite i suoi tessuti testimonia la propria attività di ricerca sull’alchimia contemporanea attraverso arti come il graffitismo, l’uso dell’aerografo, il disegno e la custom culture della moda, applicate e al completo servizio di una personale concezione dell’arte contemporanea. Centrale nell’attività del giovane artista il tema della trasformazione della bruttezza sostanziale in bellezza spirituale.
A impreziosire gli spazi nel piano terra della galleria, l’installazione di floral design realizzata da Copihue Floral Studio e Marta Abbott, pensata per esprimere un’estetica non convenzionale, incarnando la poetica essenziale del fiore, fragile e insieme fermamente tenace, naturale e incontrollabile che impone il proprio status, per diventare un luogo catartico e coinvolgere lo spettatore in un’esperienza esclusiva, in una ricerca della forma dei paesaggi di colore e di modi in cui i colori parlano dell’universo, rappresentati dai quadri di Marta Abbott, opere che rendono evidenti i riverberi di un arcobaleno messi su carta, simboli di colore, lingua e luce stimolando la psiche per costruire un legame tra la vita quotidiana e quella dell’immaginazione dello spettatore. Seguono le forme di Riva Jewels, un progetto nato dalla passione della designer Allegra Pazienti per il gioiello, l’artigianalità, l’arte ed il design sommata all’esperienza diretta nel laboratorio orafo. Lo studio dell’anatomia porta ad un’evoluzione della propria attività, caratterizzata da fili leggeri che emergono discretamente e placche che si impongono prepotentemente. I gioielli Riva sono come piccole estensioni del corpo: lo abbelliscono e aggiungono significato, le linee naturali rompono l’equilibrio e creano un segno distintivo forte.
I muri del piano terra, infine, saranno testimoni di una conciliazione artistica tra la tradizione e la contemporaneità attraverso gli arazzi collezionati da House of Ita, tessuti che hanno già raccontato, vissuto e visto una storia, emblema di un amalgama di ingredienti, di memorie e usanze, tecniche e varie influenze cross culturali, dove un’allure multietnica narra di contrasti con una forte impronta emotiva. Il design artigianale e il minuzioso lavoro fatto a mano, dalle pitture agli inserti, incarnano alla perfezione la contaminazione di stili e culture necessarie nell’incontro con il presente e il contemporaneo, sollecitando una memoria collettiva e diventando un veicolo di narrazione personale e autentica.

A Roma il design incontra il paesaggio

Da Contemporary Cluster il paesaggio diventa protagonista, o meglio, il suo particolare. Rumori, stratificazioni, colori e memorie prendono forma nelle opere di artisti e designer esposti nei tre piani di Palazzo Cavallerini Lazzaroni, in via dei Barbieri, a Roma.