Paolo Masi – La responsabilità dell’occhio

Firenze - 11/05/2013 : 20/09/2013

Alcune ampie installazioni di oggi, edite e inedite, si incrociano con documenti storici come i Cartoni, le Tessiture, i Dripping, che dagli anni Settanta lo hanno visto protagonista di un rapporto analiticamente agguerrito e politicamente visionario con lo spazio del vedere.

Informazioni

  • Luogo: FRITTELLI - ARTE CONTEMPORANEA
  • Indirizzo: Via Val Di Marina 15 - Firenze - Toscana
  • Quando: dal 11/05/2013 - al 20/09/2013
  • Vernissage: 11/05/2013 ore 18
  • Autori: Paolo Masi
  • Curatori: Flaminio Gualdoni
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: lun - sab ore 10:00-13:00 | 15:30-19:30

Comunicato stampa

La galleria Frittelli arte contemporanea è lieta di presentare La responsabilità dell'occhio, un'ampia personale di Paolo Masi che inaugura nel giorno del suo ottantesimo compleanno, l'11 maggio 2013, e ripercorre alcune tappe fondamentali del suo percorso artistico fino alla fervida stagione recente. Alcune ampie installazioni di oggi, edite e inedite, si incrociano con documenti storici come i Cartoni, le Tessiture, i Dripping, che dagli anni Settanta lo hanno visto protagonista di un rapporto analiticamente agguerrito e politicamente visionario con lo spazio del vedere



"io non mi fermo molto sul piano solo intellettuale, ma mi fermo sul piano fisico, cioè la mano a un certo punto si rifiuta di fare un gesto che ha fatto troppe volte e devo scoprire un gesto diverso, un modo diverso di affrontare la superficie, di affrontare la pittura". (Paolo Masi)

È in corso di preparazione il volume monografico, introdotto da un saggio di Flaminio Gualdoni e ricco di testimonianze dell'artista, edito da Gli Ori, che sarà presentato ai primi di giugno al Museo Pecci di Prato. La monografia ricostruisce tutta la lunga vicenda operativa di Masi, dal superamento della cultura informale al ruolo di fondatore e protagonista di alcune vicende che hanno fatto di Firenze un polo attivo della pratica contemporanea internazionale: dal gruppo Centro F/Uno negli anni '60 a spazi di autonoma elaborazione e proposta come Zona e Base.

Scrive Gualdoni: "I fili tesi sulla parete come a tracciare grandiose archipitture liciniane, le barre d'alluminio, i plexiglas portatori del loro colore, gli specchi, i raggi luminosi d'artificio, pongono primariamente in evidenza il processo formativo, l'aspetto dell'azione e il suo ruolo modificante in seno alla fruzione e alla concezione stessa del luogo".