Paolo Marconi – Architetti e muratori

Roma - 09/04/2013 : 09/04/2013

l’Accademia Nazionale di San Luca ospiterà la Lezione Magistrale di Paolo Marconi Architetti e Muratori, cui farà seguito la presentazione del volume Restauro dei Monumenti. Cultura, progetti e cantieri 1967-2010, che ne costituisce l’autobiografia, dopo una carriera quarantennale di restauratore di architettura.

Informazioni

Comunicato stampa

EZIONE MAGISTRALE DI
PAOLO MARCONI
Architetti e muratori

IN OCCASIONE DELLA PRESENTAZIONE DEL VOLUME

PAOLO MARCONI
Restauro dei Monumenti
Cultura, progetti e cantieri 1967-2010
Gangemi Editore, Roma 2012


INTRODUCE E COORDINA
Francesco Moschini

INTERVENTI DI
Pio Baldi, Francesco Giovanetti, Nicoletta Marconi, Ruggero Martines,
Elisabetta Pallottino, Paolo Portoghesi, Antonio Pugliano, Vittorio Sgarbi

Martedì 9 aprile 2013 | ore 17.00

Il libro che si presenta è l’autobiografia dell’autore dopo una carriera quarantennale di restauratore di architettura, iniziata con la libera docenza in Storia dell’arte e Storia e stili dell’architettura (1964), grazie alla quale divenne professore incaricato di Letteratura artistica nella Facoltà di Architettura di Roma nel 1966/67, “leggendo” Vitruvio e Leon Battista Alberti.
Allora vinse anche il concorso nazionale per Architetto Principale della Soprintendenza ai Monumenti di Roma diretta dal grande Riccardo Pacini, ruolo ricoperto dal 1966 al 1970, quando divenne professore incaricato di Storia dell’architettura a Roma, giungendo fino a professore ordinario di Storia dell’architettura nel 1970 prima a Palermo e poi a Roma. Fu qui che i grandi Carlo Cestelli Guidi, Eduardo Vittoria e Bruno Zevi lo trasferirono alla prima cattedra ordinaria in Roma di restauro architettonico, tenendo conto del periodo passato nelle schiere dei restauratori di Soprintendenze, succedendo in ciò a illustri Soprintendenti come Muñoz e Ceschi.
Il periodo trascorso in Soprintendenza fu fondamentale per Marconi: egli era stato subito immesso nei ranghi dei direttori dei lavori assieme a colleghi già esperti di cantiere, fino a quando Pacini gli affidò la progettazione e direzione dei lavori di monumenti come il Chiostro bramantesco di Santa Maria della Pace o della Chiesa delle Anime Sante a Piazza del Popolo, nei quali poté approfondire la propria pratica di cantiere e la conoscenza dei materiali costruttivi e delle tecniche storiche. Non di Conservazione egli si occupava, ma di Restauro di monumenti illustri, in contatto con le imprese e coi loro straordinari direttori di cantiere, competenti così come lo era stato Nicola Zabaglia nel cantiere seicentesco della Fabbrica di San Pietro.
Da allora la didattica di Marconi non ha fatto che approfondire quanto imparato sul cantiere oltre che sui libri; la presentazione dei grandi Leonardo Benevolo e Giuseppe Zander gli valse il ruolo di Architecte d’Opération dell’Ambasciata francese presso la Città del Vaticano (Città per la quale tuttora lavora), e così via fino a realizzare le opere descritte nel libro che si presenta.
Tanto basti a preludere ai contenuti del libro, composto ed illustrato grazie alla figlia Carolina, senza la quale non avrebbe davvero la qualità editoriale che possiede.

Questo libro è frutto del lavoro di un Architetto che sa bene in cosa consista il “mestiere” del restauratore di architettura, in quanto discendente di capomastri, musicisti, pittori, architetti; imparò i rudimenti del mestiere negli anni Cinquanta in una Facoltà di Architettura di grande qualità – quella di Roma – e nello studio del padre, architetto direttore dei lavori e urbanista.
L’autore si considera un vero restauratore poiché esercita il mestiere da più di 40 anni avendo restaurato per la Soprintendenza di Roma monumenti importanti come le chiese di Piazza del Popolo, il chiostro di S. Maria della Pace, il tempietto borrominiano di S. Giovanni in Oleo e in seguito tanti altri disseminati nel territorio nazionale, dal Piemonte alla Sicilia. Un “mestiere”, quello del restauratore, che svolge ancor oggi nel cantiere del Museo Egizio di Torino (opera di Guarino Guarini, di Garove, di Talucchi, e, quando sarà terminato, anche sua), con una continuità disciplinare tra la storia e l’intervento di restauro che pochi possono vantare.
Con la “pratica” del mestiere che può avere solo chi proceda dallo studio dei documenti storici e delle tecniche costruttive del cantiere fino alla sua trasformazione in un edificio munito di un’altra destinazione rispetto a quella originaria, avendo avuto a che fare con tutte le fasi di numerosi Concorsi internazionali di progettazione, dalla Basilica palladiana di Vicenza alla Venaria Reale presso Torino. A cominciare dalla costituzione del cantiere, ai rapporti con le imprese e coi loro operai, nonché ai rapporti con le istituzioni preposte alla tutela: le Soprintendenze ed i sommi gradi del Ministero per Beni e le Attività Culturali, ogni volta direttamente interessati a quei restauri, approvati dopo istruttive discussioni negli uffici e sul cantiere.
Il libro mette dunque a diposizione del lettore una trentina di progetti e documenti di restauro di monumenti di diversa dimensione realizzati in quasi cinquant’anni (dalla Fontana Maggiore di Perugia alla Venaria Reale al Teatro Carignano a Torino), accompagnati dalle fotografie delle fasi principali della realizzazione, al fine di mostrarne il percorso effettuato grazie alle mani della gente che contribuì ai lavori, divenuta nel corso di essi tanto affine all’autore, e viceversa, quanto lo sono i concertisti di un’orchestra nei riguardi del loro direttore.

Ciò in un momento in cui il recupero del nostro patrimonio urbano, edilizio ed architettonico potrebbe essere l’unica occupazione davvero necessaria oltre che gloriosa dei nostri architetti e di quelli che vivono in paesi gremiti di monumenti importanti per l’umanità, come la Spagna, la Francia, l’America latina e i tanti altri di Europa e non solo, monumenti la cui sopravvivenza deriverà solo dal loro restauro, non dalla riottosa conservazione con materiali e tecniche derivanti dal cantiere moderno. Con ciò tornando a dare il valore che merita a chi lavora ancora con le mani, piuttosto che alla maniera di Charlot in “Tempi moderni”.