Paolo Garau

Roma - 07/10/2011 : 17/10/2011

Un artista singolare, che strapazza , snatura le sue stesse creature. Un atto di coraggio, senz'altro. Perché' tutto quello che noi realizziamo, che concepiamo, subito gode del nostro affetto, della nostra indiscussa protezione e lasciamo deteriorare spesso tante idee, congelandole. Distruggiamo, convinti di preservare. presentazione di Noreen Loiacono

Informazioni

Comunicato stampa

Cosa cerchiamo nello sguardo di un artista? Di dare forma ad una luce che proietta inconsapevolmente. Di sentirlo addosso, sulla pelle, quel riverbero. Perché chi crea, porta dentro un inconsapevole consapevolezza, che ci spinge ad esplorare vari livelli: si materializzano le chiavi capaci di aprire un varco tra l'opera e i nostri cosmi più' improbabili.Si gioca, approfittando di un contatto, ne esce fuori quello strano groviglio, attraverso cui l'arte si proietta sul mondo

Paolo Garau, senza esserne cosciente( forse), questo "gioco"lo sa fare molto bene.Il materiale che manipola, lo sentiamo ,lo sappiamo, anzi ne siamo certi, si diverte guidato dalle sue mani. Un artista singolare, che strapazza , snatura le sue stesse creature. Un atto di coraggio, senz'altro. Perché' tutto quello che noi realizziamo, che concepiamo, subito gode del nostro affetto, della nostra indiscussa protezione e lasciamo deteriorare spesso tante idee, congelandole. Distruggiamo, convinti di preservare. Che Paolo Garau fosse spericolato l'avevamo già capito dai suoi precedenti lavori, dove "sforzava" le sue creazioni verso qualcos'altro, la metamorfosi della materia, delle idee e dei punti di vista; quelli scelti da noi per lasciarci trascinare nel suo gioco, sempre diverso.Quello che colpisce e' innanzitutto l'essenzialità'. LA SEMPLICITA' e' purtroppo una parola che molta "arte" contemporanea, si e' lasciata alle spalle, alla ricerca sfrenata dell'effetto, trascurando la grandezza insita nella semplicità'. Rimaniamo piacevolmente stupiti di fronte a qualcosa di essenziale, pulito, finalmente non ci sentiamo ingannati. Paolo Garau ci indica, ci accompagna in una dimensione che potrebbe essere naturalmente definita: il "balocco dell'anima", il veicolo, lo spiraglio,attraverso cui l'inconscio trova il suo riscatto, la sua rivincita, dove può' esibirsi trionfante e senza subire più' le ristrettezze della cultura ed anelare alla vita, dove non ci sono i limiti dello spazio, dove le regole vengono infrante con purezza, un luogo dove svaniscono le lancette per misurare il tempo. Paolo Garau ci invita ad unirci a lui in questa "danza alla rovescia"che invece di intrappolarlo, lo libera, tutto quello che nella nostra realtà' e' inimmaginabile, irrealizzabile , viene adattato alla sua arte con quel briciolo di incoscienza impulsiva, che rende quella scultura seria e composta, anzi scomposta: ironica, briosa. Una multi medialita' applicata finalmente alle nostre sensazioni, ci aggiriamo tra i suoi busti, respirando qualcosa che puo' essere definito con una sola parola, molto cara all'arte( anche se ormai logora, quasi sfinita) questa parola e': Liberta'.