Paolo Assenza / Andrea Famà

Torino - 14/05/2019 : 20/06/2019

Mostra personale di Paolo Assenza, Appunti di Viaggio, a cura di Cristina Costanzo. Nella project room, mostra personale di Andrea Famà, Famà chi?, a cura di Federica Maria Giallombardo.

Informazioni

Comunicato stampa

PAOLO ASSENZA. APPUNTI DI VIAGGIO

a cura di Cristina Costanzo

14.05 – 20.06.2019

Opening; martedì 14 maggio, dalle ore 18

Se ti dico che la città a cui tende il mio viaggio

è discontinua nello spazio e nel tempo, ora più rada ora più densa,

tu non devi credere che si possa smettere di cercarla



Italo Calvino, Le città invisibili

Appunti di viaggio è un progetto artistico di Paolo Assenza che si articola nella omonima mostra personale promossa dalla galleria torinese davidepaludetto | artecontemporanea e nell’installazione site-specific ideata per la cripta della Chiesa di Santa Maria del Piliere a Palermo.

Paolo Assenza (Roma, 1974), laureatosi all’Accademia di Belle Arti di Roma, si è formato negli anni ’90 a contatto con importanti esponenti della scena nazionale tra cui Bruno Aller, Maurizio Mochetti, Gruppo Uno (Achille Pace, Nato Frascà, Ninì Santoro, Nicola Carrino) e la Scuola Romana di Via degli Ausoni a San Lorenzo. Oggi si dedica a diverse espressioni artistiche, dall’installazione al video alla pittura, privilegiando quest’ultima.

Appunti di viaggio raccoglie le idee maturate dall’artista negli ultimi due anni intorno al tema del viaggio in relazione agli spazi urbani come luoghi d’indagine e di riflessione. Prendendo le mosse da alcune tappe che hanno scandito il percorso biografico e formativo di Paolo Assenza, la mostra raccoglie una selezione di dipinti accomunati dalla vocazione a raccontare città diverse ma particolarmente significative per la personale geografia dell’artista. Non è un caso che Roberto Gramiccia, in occasione della mostra di Paolo Assenza tenutasi nel 2018 presso Studio Arte Fuori Centro di Roma, usi la felice espressione Geografie sopra l’orizzonte – presa in prestito dal titolo di una serie particolarmente riuscita di opere dell’artista – in riferimento a una “geografia di accadimenti cosmici, di esplosioni e di frammenti di tempeste che oggi ci viene proposta”.

Questa vocazione al racconto, che attraverso la pittura riconosce nella città non tanto un luogo fisico quanto piuttosto una superficie in cui specchiarsi, prende spunto dal desiderio di narrare le città visitate dall’artista ricorrendo al linguaggio della pittura di paesaggio, scevra però da richiami al realismo e volta, invece, a indagare le suggestioni che scaturiscono dalla scoperta e dalla riscoperta di queste città – Roma, Torino, Palermo, Bruxelles, Istanbul e Dresda, in particolare – e dal confronto con esse.

Emblematica in tal senso la mostra palermitana Palermo Spleen del 2018, seguita a una residenza d’artista tenutasi lo stesso anno, con cui Paolo Assenza si focalizza con efficacia sulle contraddizioni della città e del suo paesaggio ponendo l’accento sulle dicotomie tra luce e oscurità, magnificenza e abbandono. Ambivalenze presenti anche a Bruxelles dove, osservando alcune opere della collezione del Museo Reale, l’artista nota: “narrano paesaggi illuminati da fiaccole, le architetture che si allungano come frecce verso il cielo allo stesso tempo riportano ad un’idea del gotico, nelle facciate dei palazzi oggi centinaia di fari illuminano le architetture ribaltando artificilamente quegli aspetti, oltre questo risplendere le comunità sono chiuse nei loro confini”. Ma ci sono anche Torino, nella cui periferia “immersi in un grigio irreale, si ergono gruppi di palazzi che appaiono come bastioni difensivi, hanno colori che nel grigio esplodono” e, ancora, Roma, “immensa e immobile”.

Tra ricerca della sintesi e affermazione della propria identità, già nel 2014 e nel 2015, Assenza realizza scenari che, pur partendo dall’osservazione degli spazi urbani, approdano a una dimensione fuori dal tempo, capace di innescare sempre nuovi campi di energie, in cui si rivela una costante della sua poetica, l’atemporalità, che concorre a conferire una suggestiva componente misterica alla sua produzione. L’effetto di cancellazione del dato naturalistico – scrive Paolo Aita, in occasione della mostra presso lo Spazio Menexa di Roma Ventinove giorni. Le Luci di dentro – rimanda a una condizione di sospensione, in cui ciò che avviene perde i contorni e diventa allusione, pura possibilità all’interno di una incertezza accogliente, dove le tensioni allentano la loro presa”.

Docile e cruento, lo sguardo di Assenza si orienta verso la rappresentazione dei segni, della memoria e del desiderio che alimentano la sua passione per quella sempre rinnovata scoperta in cui narrare e viaggiare diventano sinonimo di paesaggio: “Errare quindi – sottolinea Bruno Aller nel 2015 – verso un approdo, fiutare, ri-cercare un approdo, quando poi a giusta distanza, nell’attesa con occhi socchiusi l’opera affiora: è il quadro che si sta facendo […]; è il corpo della pittura che si fa spazio dal fondo verso la superficie, che vuole uscire allo scoperto; un ‘duello’ tra il sé e l’opera in un reciproco cercarsi, fino la soglia del precipizio, ma ecco finalmente gli orizzonti, l’orizzonte, il dilatarsi dello spazio e ritrovarsi”.

Insieme a Tempo e Natura, il Paesaggio è un tema centrale nella ricerca di Paolo Assenza, affrontato con esiti significativi anche in occasione di momenti espositivi importanti come le due edizioni del 2016 di Equinozio d’Autunno, a cura di Franz Paludetto, al Castello di Rivara. In questa occasione Assenza presenta due serie di opere dal grande impatto visivo ed emotivo, Attesa e Asyndeton, lavori che, come nota Giulia Lopalco, “raccontano il perdersi e il ritrovarsi lungo l’orizzonte delle proprie vedute interiori. In equilibrio tra astrazione e figurazione, le campiture cromatiche stratificate, fuse, colate, che caratterizzano l’immagine, raccontano l’attesa, le notti, il tempo del quadro”. Inquiete e malinconiche, queste opere sono debitrici della lezione di grandi maestri tra cui Caspar David Friedrich e William Turner, e anelano al Sublime, categoria estetica magistralmente attualizzata in tempi recenti dal pittore americano Barnett Newman con il saggio “Sublime is now” (1948) che, a sua volta, ha innescato ulteriori fertili riflessioni quali la mostra Il sublime è ora (2008-2009), curata da Marco De Michelis alla Galleria Civica di Modena, con opere di artisti come Robert Smithson, Guido van der Werve, Pierre Huyghe, Deborah Ligorio.

Nei paesaggi apocalittici di Assenza i limiti degli spazi tendono a disperdersi lungo l’orizzonte fino a creare distese sconfinate in cui la presenza dell’Uomo si riduce allo sguardo di chi osserva la Natura alla ricerca di un equilibrio salvifico. Sublime è per Assenza dipingere l’invisibile inteso come ciò che scaturisce dal visibile.

A Palermo, in sintonia con l’indagine della relazione tra visibile e invisibile, il progetto si arricchisce di una suggestiva installazione nella cripta della Chiesa di Santa Maria del Piliere. Per gli spazi ipogei adibiti a cripta con colatoio, Assenza sviluppa un’inedita riflessione che scaturisce della specificità del luogo stesso che si caratterizza per una singolare dimensione spazio-temporale. A partire dalle sensazioni contrastanti determinate dalla particolare densità dell’aria percepita in questo luogo, l’artista presenta la propria personale interpretazione delle dicotomie pieno/vuoto, luce/ombra attraverso il ricorso alla dissoluzione come elemento di passaggio tra una condizione e l’altra. Non è casuale dunque che il medium impiegato sia questa volta il video con le sue implicazioni fortemente simboliche legate alla natura effimera delle immagini. Nella cripta l’artista colloca l’immagine sfocata e via via sempre più rarefatta di una figura umana, che fuoriesce dallo spazio del colatoio e attraversa con un fascio di luce la navata centrale per proiettarsi sulla parete frontale, ricoperta di muffe e incrostazioni date dal passare del tempo e dalle particolari condizioni climatiche del sito.

La mostra torinese e l’intervento palermitano, seppur in luoghi e tempi e secondo modalità differenti, si impongono coerentemente come prospettive complementari sul tema del viaggio. “Sono due soggettive che si offrono al visitatore, sottolinea l’artista, a Torino è in mostra lo sguardo del viaggiatore che annota le suggestioni dei suoi viaggi cercando nella memoria immagini già consumate dal tempo con cui ricostruire un percorso emotivo legato ai luoghi rappresentati, mentre a Palermo è protagonista l’uomo stesso, inteso come colui che osserva e immagina e dunque racconta quel viaggiare lungo la vita”.

Il progetto promosso da davidepaludetto | artecontemporanea, galleria da anni attenta anche alla scena romana, segna dunque un momento importante nell’attività dell’artista, una tappa cruciale della sua ricerca seppur in continuità con quanto già indagato perché da un lato raccoglie le sue principali riflessioni su temi imprescindibili dal suo fare arte e dall’altro segna nuove aperture.

Con l’intervento palermitano per la cripta di Santa Maria del Piliere, il paesaggio urbano o naturale, cruciale per le opere pittoriche selezionate, abbraccia ancora più esplicitamente la sfera individuale dell’interiorità. Questo percorso espositivo itinerante determina non soltanto la registrazione di una traccia visiva ma anche la creazione di un immaginario complesso che si articola nella visione del paesaggio stesso, nella sua rielaborazione e, infine, nella sua personale restituzione all’altro da sé secondo una perenne circuitazione tra interno ed esterno, superficie e profondità e un processo di scambio continuo tra natura naturans e natura naturata.

Il pensiero come forma di aggressione. Andrea Famà a Torino

Galleria Davide Paludetto, Torino ‒ fino al 20 giugno 2019. Andrea Famà riflette sul sistema dell’arte contemporanea e sull’idea di mostra-evento come perdita di coscienza ‒ critica ‒ da parte del pubblico, che guarda con superficialità alle esperienze espositive, stilistiche e curatoriali.